Newsletter220319: Il legale: ultima picconata all’art. 18

LAVORO Una recente sentenza del Tribunale di La Spezia fa luce sull’ultima picconata inflitta alla possibilità di essere reintegrati nel posto di lavoro anche se il licenziamento viene giudicato illegittimo da un giudice. La riforma Monti-Fornero del 2012 e alcune sentenze della Cassazione del 2018 di fatto sotterrano le rassicurazioni della politica sul fatto che almeno per i licenziamenti disciplinari, quelli per certi versi più delicati, sarebbe rimasto tutto come prima. Ne parliamo con l’avvocato Roberto Quber, legale nella causa spezzina, cercando di capire gli aspetti legali e anche quali siano le possibili soluzioni per arginare il problema. POLITICA In vista delle elezioni presidenziali del 31 marzo torniamo a parlare di Ucraina, questa volta analizzando le dinamiche politico-elettorali, ma soprattutto le tensioni sociali di cui esse sono espressione, la situazione della sinistra, la peculiare struttura del regime oligarchico di questo paese, che a fine mese potrebbe giocarsi la carta di Volodymyr Zelensky, star della tv, che potrebbe succedere all’uscente Petro Poroshenko e che qualcun già chiama il ‘Trump ucraino’ (ma è proprio così?). Insomma non è solo una questione di rapporti con Putin.

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Newsletter301118: UCRAINA, perché una nuova crisi

GEOPOLITICA Questa newsletter è integralmente dedicata alle tensioni tra Russia e Ucraina esplose domenica scorsa col sequestro di tre imbarcazioni militari ucraine da parte di unità dell’FSB e della marina russa nel Mar Nero. Una scelta dovuta in parte allo scarso risalto dato dalla stampa italiana a questo episodio, in parte alla rappresentazione artefatta e tutta in chiave esclusivamente geopolitica che viene data, ancora una volta, della situazione ucraina. Per la stampa internazionale lo scontro tra Kiev e Mosca si spiega esclusivamente come scontro tra gli apparati politici e militari dei due paesi sotto l’occhio attento delle altre potenze regionali e globali, USA in prima fila, mentre le popolazioni si muovono mosse in primo luogo da motivazioni legate alla questione nazionale. Andando a scavare, tuttavia, sotto la crosta dello scontro tra opposti nazionalismi emerge prepotente la questione sociale. A cozzare tra loro infatti sono due regimi che riflettono le contraddizioni sociali della transizione dall’economia pianificata al mercato e la consegna degli apparati produttivi della Russia e dell’Europa dell’est a un pugno di oligarchi e, talvolta, a grandi gruppi industriali multinazionali. E’ il caso delle miniere del Donbass e dell’acciaieria ArcelorMittal di Kryviy Rih, di cui ci occupiamo. Guerra e nazionalismo si riconfermano come una delle più tradizionali strategie per depotenziare e tenere sotto controllo il conflitto sociale, quando esso arriva a sfiorare i limiti di guardia. Ma la storia non è fatta solo di cancellerie, ambasciate e stati maggiori. Esistono anche le masse dei lavoratori e dei comuni cittadini, che, anche quando non riescono a far sentire la propria voce aldilà dei propri confini, spesso riescono a condizionare le scelte dei propri governanti.

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