Newsletter280726: Tocci: “Mandare soldati in Ucraina per abituarsi alla guerra”

GUERRAFONDAI Nathalie Tocci, figlia di Walter, ex vicesindaco di Rutelli a Roma ed esponente di spicco del PD nella Capitale, ex consigliera d’amministrazione di ENI e dal 2023 nel board di ACEA su nomina del sindaco Gualtieri, scrive un editoriale sull’Economist, in cui spiega che l’Europa dovrebbe mandare i suoi soldati in Ucraina, non tanto per sostenerla, quanto per ravvivare quello “spirto guerrier” che soprattutto tra gli italiani, secondo i sondaggi, è ormai sopito. LAVORO La chimica di base, settore poco noto, ma che produce materie prime fondamentali per l’industria, in Europa è vittima di una gravissima crisi di sovracapacità e di disinvestimento da parte dei maggiori player. A rischio 200 mila posti di lavoro in 5 anni e l’Italia non fa eccezione dagli impianti del nordest a Brindisi e Priolo passando per la Sardegna. L’analisi di Francesco Barbetta.

UCRAINA Arruolatori nel mirino. UE toglie la protezione ai renitenti?

ANTIMILITARISMO Mercoledì scorso a Leopoli, Ucraina occidentale, esplode la rabbia contro le squadre di arruolatori che battono le strade del paese a caccia di renitenti e disertori. Circa 200 persone circondano un’auto della TCK, liberano un ragazzo appena fermato, strappano le divise ai militari, rovesciano il veicolo e gli danno fuoco. L’ultimo episodio di una vera e propria escalation. Mentre la Commissione europea, su pressione di Kiev, propone di togliere la protezione temporanea agli ucraini in età di leva che fuggono dalla guerra. LOTTE Un articolo da In defense of marxism sulla rivolta in Albania, prova, forse con qualche ottimismo di troppo, a descrivere la natura del movimento, la sua composizione sociale, il modo in cui affonda le sue radici nella storia recente del paese e il rapporto che lo lega alla rivolta serba, insomma ad andare oltre la narrazione della semplice rivolta in difesa dell’ambiente o della “sovranità”. Per questo, anche se è un po’ datato (risale ai primi giorni di lotta) abbiamo deciso di tradurlo per i nostri lettori.

Newsletter230626: AAA Carne da cannone cercasi

CARNE DA CANNONE I dati diffusi dalla polizia ucraina ad aprile ci dicono che gli attacchi alle squadre di reclutatori che battono le strade del paese a caccia di disertori in un anno un anno sono triplicati. Bloomberg documenta come la ‘resistenza ucraina’ sia sempre più una ‘resistenza coatta’ di soldati inviati al fronte con la forza. Ma anche sul versante russo, come racconta un reportage di Deutsche Welle, i lauti compensi pagati ai soldati per andare a morire in Ucraina sono sempre meno efficaci e per evitare una nuova ondata di arruolamenti coatti la Russia ricorre addirittura ad agenzie che reclutano lavoratori in Africa, perlopiù come guardie private, ma, una volta a destinazione, li costringono a firmare contratti militari, li inviano al fronte e li usano nelle missioni più disperate. Del resto anche gli ucraini per Bloomberg prevedono di ricorrere a combattenti stranieri e prima o poi anche i paesi europei potrebbero farci un pensierino.

Newsletter220526: La guerra vista dal lavoro, dall’Ucraina al Medio Oriente

GUERRA&LAVORO La geopolitica stabilisce il perimetro dei conflitti, il lavoro ne paga la durata, scrive Alessandro Siglioccolo, nelle sue riflessioni sull’impatto della guerra russo-ucraina sui lavoratori dei due paesi. Vale anche per il Medio Oriente, come testimonia un reportage della BBC sui lavoratori migranti nei paesi del Golfo, schiacciati tra la paura di morire e la necessità di continuare a lavorare per inviare le proprie rimesse alle famiglie nei paesi d’origine. E come ribadisce con forza la nota diffusa mercoledì dallo storico sindacato dei tranvieri di Tehran, dopo un lungo silenzio dovuto al blocco di internet da parte delle autorità iraniane. La liberazione dei lavoratori di quel paese – scrivono – verrà dalla loro capacità di lottare, non certo dall’intervento militare dell’imperialismo.

Newsletter230126: Ucraina e Israele, ondata di disertori e obiettori

POLITICA&GUERRA Mentre i paesi europei parlano di reintroduzione della leva, a Kiev il nuovo ministro della Difesa ammette che in Ucraina ci sono due milioni di disertori e 200mila ‘assenti ingiustificati’, in totale circa un quarto della popolazione maschile in età di obbligo militare. Una pesante smentita della retorica degli ucraini che ‘vogliono combattere l’invasore russo’, di cui si alimenta anche il dibattito politico italiano. Un dato che già lo scorso aprile, prima del cessate il fuoco a Gaza, trovava conferma anche in Israele, con un’ondata senza eguali da decenni di refusenik e di riservisti che non si presentano alla chiamata (per qualcuno addirittura il 40%-50%). E che conferma un trend storico: all’inizio di ogni guerra il sostegno per la soluzione armata può essere elevato anche tra i proletari, ma quando si sperimentano le conseguenze esso è destinato ad abbattersi drasticamente.

Newsletter051225: BELGIO Sciopero riuscito, ma i socialisti scaricano il sindacato

SINDACATO In Belgio lo sciopero unitario contro le misure di austerità annunciate dal governo di centrodestra è riuscito, ma il gruppo dirigente del sindacato non sembra avere una strategia per proseguire la lotta e non trova sponda nell’opposizione, che ha già dato il via libera agli interventi del governo per limitare l’indicizzazione dei salari. ACCIAIO&GUERRA Mentre a Genova e a Taranto gli operai dell’ILVA lottano a oltranza per il ritiro del ‘piano di chiusura’ di Urso è di particolare interesse leggere una nota del 2024 di Metinvest, il gruppo siderurgico dell’oligarca ucraino Achmetov, che evidenzia l’intreccio tra mercato dell’acciaio, guerra in Ucraina e politica internazionale, fornendo alcuni spunti di riflessione sulle possibili strategie del governo Meloni, che – spiega la nota – ha messo a disposizione di Metinvest SACE e Cassa Depositi e Prestiti e garantirà “accesso al credito, alle tecnologie e a tutte le risorse necessarie” per costruire un impianto da 3 milioni di tonnellate l’anno a Piombino. Pensando già alle opportunità del dopoguerra?

Newsletter241025: Droga in trincea? Russi e ucraini soci in affari

GUERRA Mentre soldati ucraini e russi si sparano trafficanti russi passano indisturbati i check point ucraini, non senza aver unto qualche ufficiale, per rifornire il ‘nemico’ di metanfetamine con cui sopportare meglio lo stress della guerra. Lo documentano numerosi studi internazionali. Gli affari non conoscono bandiere. LOTTE Per Sergio Bologna l’energia che si è manifestata nelle piazze per la Palestina non va dispersa ma canalizzata nelle lotte per salari e condizioni di lavoro migliori.

Newsletter140325: Da Michele, l’Europa fai da te è servita

POLITICA&GUERRA Michele Serra almeno un merito ce l’ha: aver sollevato il tema della collocazione della sinistra politica e sociale rispetto alle classi dominanti europee e ai loro interessi materiali (inclusi quelli dell’apparato militar-industriale). O si sta con l’Europa che affila le spade o si sta con le vittime predestinate: i proletari. E mentre l’UE rivendica l’invio di armi a Kiev perché “gli ucraini vogliono combattere per la libertà”, in Ucraina a centinaia di migliaia disertano, espatriano e ora, racconta la tedesca FAZ, assaltano reclutatori e centri di reclutamento.

Newsletter291024: 4 novembre, caduti per la “Patria Spa”

STORIA&PROPAGANDA Le imminenti celebrazioni del 4 novembre ricorderanno la fine della Grande guerra adeguandosi al rinato spirito guerresco che l’imperialismo italiano ormai non tenta neanche più di nascondere in un atto di residua dignità. Ne approfittiamo per ricordare un episodio che fa carta straccia di tutta la retorica patriottarda da cui saremo subissati e ci riporta alla vera natura di quel conflitto: un’orgia di morte e distruzione pagata col sangue di milioni di proletari, che i capitalisti dell’epoca non esitarono a sfruttare per riempirsi i portafogli, complici liberali e fascisti, che alla fine si incaricheranno di far sparire le prove. E’ la storia della Commissione d’inchiesta parlamentare sulle spese di guerra (1920-1922). ECONOMIA&GUERRA Una bella inchiesta di Altreconomia e OPAL sull’esportazione di materiale bellico dall’India all’Ucraina (passando nell’ombra per l’Italia) ci ricorda che per una piccola élite la guerra non ha cessato di rappresentare un affare.

Newsletter130924: Ucraina, esplodono diserzione e insubordinazione

GUERRA Dopo due anni e mezzo di appelli a inviare le armi alla “resistenza” perché gli ucraini vogliono combattere, anche in Italia la stampa “scopre” che milioni di ucraini disertano, si sottraggono alla leva o addirittura, come riporta la Associated Press, una volta rapiti e deportati al fronte rifiutano di sparare sui russi. E sono soprattutto proletari, perché, come spiega un reportage del Guardian, gli arruolatori preferiscono andare a rapire i renitenti nei quartieri poveri ed evitano i quartieri residenziali. Mentre un gruppo di genieri ucraini in missione in territorio russo dichiara ai giornalisti della CNN: “Dovevamo difenderci dall’invasione russa e ora siamo noi a invadere loro”.

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