INTERNAZIONALE Un aggiornamento di Elena Rusca sulla guerra in Sudan, una catastrofe umanitaria non meno barbara e devastante di quella che avviene a Gaza, ma di cui nessuno parla. Gli Stati non si muovono e questo non deve stupirci. Ma possibile che anche la sinistra, il movimento pacifista e quello per i diritti umani non dicano una parola e soprattutto non si mobilitino? Non molto distante dal Sudan, in Congo, Eni e Lukoil, una delle principali compagnie petrolifere russe, fanno affari in società estraendo e commercializzando GNL. PuntoCritico è stata la prima testata italiana a denunciare il silenzio ipocrita dei media su questa collaborazione col “nemico”, in nome della sicurezza energetica dell’Italia, proprio mentre in Africa se ne celebrava l’avvio. Alessandro Siglioccolo analizza l’impatto di queste politiche energetiche sia sui proletari del Congo sia su quelli italiani. La loro sicurezza non ne esce in alcun modo rafforzata. Cresce al contrario la sicurezza degli azionisti di Eni e Lukoil che faranno soldi a palate.
Sudan
Newsletter100426: IRAN Proletari sotto le bombe
GUERRA Nel conflitto sospeso da un fragile cessate il fuoco i lavoratori iraniani sono colpiti due volte: dalle bombe lanciate da Stati Uniti e Israele e dall’impatto economico della guerra. Due testimonianze tradotte dal sito slingerscollective: quella di un addetto alle pulizie e quella di un operaio di una fabbrica di componenti per auto. Non troppo lontano un’altra guerra che si trascina da anni ed è legata ai conflitti in Medio Oriente per la sua posizione geografica, ma è coperta da una coltre di omertà. Elena Rusca fa un resoconto della visita di una delegazione del Darfur alle Nazioni Unite a Ginevra e descrive un paese in fase di disintegrazione, un sanguinoso conflitto finanziato tra milizie armate da soggetti esterni come gli Emirati Arabi Uniti, l’illusione che la “comunità internazionale” possa fare qualcosa.
Newsletter130226: Rearm Europe, Rearm Africa
GUERRA&ECONOMIA L’invocazione del riarmo per “difendere la democrazia” genera e copre paradossi ignorati dai media così come dai partiti di ogni colore. Come spiega Marco Veruggio i fondi per la transizione climatica finanziano le armi ecologiche con cui l’IDF massacra i palestinesi a Gaza. Mentre armi europee aggirano l’embargo ONU finendo alle milizie sudanesi alleate degli EAU, della Turchia, del generale libico Haftar e, almeno fino al 2024, della Russia, sommandosi a vecchi aiuti ufficialmente erogati per “combattere la tratta degli esseri umani”. Emiliano Gentili e Federico Giusti spiegano le difficoltà del riarmo europeo in un quadro di collaborazione competitiva tra i maggiori paesi, anche alla luce dei suggerimenti di Draghi e di Letta. L’Italia, oggi col Piano Mattei della Meloni (che mentre esce questa newsletter è in visita in Etiopia), ieri con gli istruttori militari inviati in Sudan da altri governi, coltiva, come sempre, i propri interessi di imperialismo straccione, ma pur sempre imperialismo.
Newsletter230925: Gaza e lo striscione della discordia
INTERNAZIONALISMO Dopo il riuscito sciopero di USB ieri torniamo indietro di qualche giorno. A sinistra ha suscitato polemiche uno striscione della FIOM genovese sull’ “unità dei lavoratori israeliani e palestinesi”. Una buona occasione per una discussione di strategia politica sul Medio Oriente. GUERRE Mentre i riflettori su Gaza restano accesi in Sudan prosegue nel disinteresse generale una guerra in cui, come ci ricorda Elena Rusca, solo nei primi sei mesi dell’anno sono stati uccisi 3.300 civili.
Newsletter101023: SUDAN Forze ucraine contro la Wagner? L’inchiesta CNN
INTERNAZIONALE Un’inchiesta della CNN avanza l’ipotesi di una presenza delle forze speciali ucraine in Sudan, considerata “probabile” da una fonte militare anonima ucraina e non confermata né smentita dalle autorità di Kiev. I soldati ucraini sarebbero gli autori di una serie di attacchi con droni ai danni delle Rapid Special Forces, una delle due milizie protagoniste del conflitto nel paese africano, alleate e socie in affari della Wagner e di Mosca. LOTTE Non se ne parla quasi più, ma gli scioperi dei sindacati britannici per strappare aumenti salariali adeguati all’inflazione stanno andando avanti e portando risultati non straordinari, ma che non sarebbero arrivati senza la lotta dei lavoratori. Nell’articolo di Nigel Smith cronaca, dati e qualche riflessione sul potenziale ruolo della sinistra britannica.
Newsletter060623: Una lotta internazionale, intervista a un rider Wolt
LAVORO Nei mesi scorsi molti paesi sono stati attraversati dalle mobilitazioni dei lavoratori di Wolt, una delle principali piattaforme di food delivery, che non opera in Italia, ma è molto attiva nel resto del mondo, inclusi paesi asiatici come Georgia e Kazakhstan, dove i lavoraatori sono entrati in sciopero. L’intervista a un rider pakistano che lavora in Grecia chiarisce le ragioni di questa inedita mobilitazione internazionale. SUDAN La tragedia umanitaria scatenata dalla guerra, di cui ci siamo già occupati in altre due newsletter approda anche alle Nazioni Unite, ma, come ci racconta Elena Rusca, organismi sovranazionali e potenze globali non sembrano interessati a metter fine al conflitto quanto a specularvi.
Newsletter190523: il Gandhi turco che parla come Trump
TURCHIA Nei giorni scorsi i nostri media hanno parlato delle elezioni in Turchia presentando il capo dell’opposizione Kilicdaroglu, un uomo che propone di cacciare i profughi siriani e afgani e di negare loro una casa, come un mite 74enne in lotta per la democrazia. SUDAN Escono ulteriori conferme su quanto avevamo scritto due settimane fa: l’Italia dal 2016 fornisce armi e addestramento a una delle milizie che stanno mettendo a ferro e fuoco il paese (i janjaweed – diavoli a cavallo – noti per le brutalità compiute in Darfur), aiuti ufficialmente concessi per “combattere l’immigrazione clandestina” col beneplacito di Bruxelles. Lo conferma in un video il comandante, che ringrazia. A fare il tifo per lo sfidante di Erdogan e a tacere delle responsabilità italiane in Sudan non sono i partiti “sovranisti” e i loro giornali di area, ma l’intero circuito politico-mediatico dell’imperialismo italiano, nelle sue versioni di centrosinistra e di centrodestra.
Newsletter050523: Sudan, scheletri nell’armadio dell’imperialismo
SUDAN I fondi europei per controllare i flussi migratori versati alle milizie dei signori della guerra che oggi si contendono il paese, l’ira americana per la concessione di una base navale nel Mar Rosso a Putin e la cogestione delle miniere d’oro col gruppo Wagner e, infine, le relazioni poco chiare tra l’Italia e le Rapid Support Forces, socie di Prigozhin e accusate di crimini contro la popolazione civile del Darfur. GAS&GEOPOLITICA A un mese dalla nostra inchiesta sull’alleanza tra ENI e Lukoil in Congo la stampa italiana ora parla dell’impianto di produzione di GNL a Marine XII, ma sorvola sul ruolo della compagnia energetica russa. Intanto la ONG ReCommon pubblica un rapporto sugli affari fatti da SNAM e Intesa San Paolo nel 2022 grazie al gas liquido americano, ma anche a quello russo. Insomma, ai pacifisti si chiede di prendere le distanze dalla Russia, ma l’imperialismo italiano continua a fare affari con Mosca, pur cercando di nasconderlo.
Newsletter070619: FCA perde il tram Renault
ECONOMIA mentre ci si incammina verso l’era dell’auto elettrica FIAT-FCA rimane fuori dal processo di aggregazione delle grandi case automobilistiche, per di più senza aver investito un quattrino in ricerca per prepararsi alla rivoluzione che attraverserà il settore. Di Maio reagisce col più classico principio dei liberali – laissez faire, lasciamo fare il mercato, insomma cedendo il ruolo dei ‘sovranisti’ a francesi e giapponesi. SUDAN Uno sciopero generale, una nuova ondata di repressione da parte del consiglio di transizione militare e la rottura degli accordi presi tra questo e l’opposizione determinano una nuova escalation di violenze e confermano che difficilmente la transizione in Sudan sarà pacifica e di breve durata. CINA Per comprendere situazioni come quella sudanese bisogna tenere presente che in Africa ai fattori locali si sommano sempre interferenze esterne. La Cina è una delle potenze mondiali più attive allo stesso tempo meno appariscenti nel teatro africano. Ne parliamo con Simone Pieranni, redattore de Il Manifesto e profondo conoscitore del colosso cinese.
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Newsletter140519: Sudan, lavoratori protagonisti
SUDAN A un mese dalla deposizione dell’ex presidente al-Bashir lo scontro politico e sociale è tra il Consiglio di transizione, espressione delle gerarchie militari, e le forze di opposizione, tra cui spicca la coalizione di organizzazioni sindacali e comitati popolari che a partire dallo scorso autunno è stata il cuore della sollevazione contro il regime: il ‘Raggruppamento dei lavoratori specializzati del Sudan’. Di che cosa si tratta? SCUOLA Dopo la grande ondata di lotte nella scuola americana gli insegnanti entrano in azione anche in Europa. Ad aprile ci sono stati scioperi anche in Francia, mentre in Polonia il personale docente si è fermato addirittura per due settimane, un lungo braccio di ferro col governo nazionalista e i suoi alleati, tra cui la Chiesa Cattolica. La scuola italiana, al contrario, sembra attraversare una lunga fase di pax sindacale. Nonostante l’incessante susseguirsi di riforme che riducono le risorse a disposizione della scuola pubblica e ne modificano lo statuto, rendendola sempre più simile a un’azienda, gli scioperi sono rari e la partecipazione limitata. Abbiamo chiesto a un insegnante quali sono secondo lui le ragioni di questa situazione. SINDACATO La CGT francese entra nella fase finale del suo congresso nazionale e nella discussione, seguita svogliatamente dagli iscritti e con scarsa eco pubblica, emergono problemi e contraddizioni che ricordano, con le dovute differenze, lo schema osservato anche nel recente congresso della CGIL. A conferma che anche la crisi del sindacato è un fenomeno internazionale.
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