Newsletter190626: IRLANDA “La destra cavalca la crisi sociale”

POLITICA Gli attacchi alle comunità di stranieri in Irlanda e nel Regno Unito si moltiplicano: i raid a Belfast la scorsa settimana sono solo l’ultimo episodio di una lunga serie. Del contesto socio-politico in cui maturano episodi di questo genere, dell’avanzata dell’estrema destra, ma anche delle responsabilità politiche della sinistra PuntoCritico ha parlato col deputato socialista irlandese Paul Murphy. ECONOMIA Il controllo di Hormuz, che coi 14 punti firmati in questi giorni sembra essere ormai ufficialmente nelle mani dell’Iran, implica la capacità di strozzare l’economia mondiale, ma come sempre sono i paesi più deboli a farne le spese più di tutti. Elena Rusca riassume i punti salienti del recente rapporto UNCTAD.

Newsletter090626: USA Scontro a sinistra: Jacobin vs Chris Smalls

POLITICA Dagli USA una polemica tutta interna alla sinistra americana. Jacobin attacca il leader dei lavoratori Amazon Chris Smalls, accusandolo di essere ostile a Bernie Sanders e AOC. A difenderlo Kshama Sawant, candidata socialista al Congresso, che si batte per la creazione di un partito dei lavoratori fuori dal bipartitismo. LAVORO Yaser Ahmadinejad, sindacalista iraniano del settore petrolifero, di recente è stato condannato a quasi tre anni di carcere per aver chiesto salari più alti e migliori condizioni di lavoro per sé e i colleghi. PuntoCritico aderisce alla campagna di solidarietà internazionale. CASA Nel weekend allo SpinTime Lab di Roma il Forum Sociale dell’Abitare discute di piano casa e riforma degli sfratti del governo Meloni. L’intervento di Bruno Manganaro (Sunia Genova) elenca i rischi della nuova normativa. Fondamentale contrastare gli sfratti, che potrebbero avere un’impennata.

Newsletter220526: La guerra vista dal lavoro, dall’Ucraina al Medio Oriente

GUERRA&LAVORO La geopolitica stabilisce il perimetro dei conflitti, il lavoro ne paga la durata, scrive Alessandro Siglioccolo, nelle sue riflessioni sull’impatto della guerra russo-ucraina sui lavoratori dei due paesi. Vale anche per il Medio Oriente, come testimonia un reportage della BBC sui lavoratori migranti nei paesi del Golfo, schiacciati tra la paura di morire e la necessità di continuare a lavorare per inviare le proprie rimesse alle famiglie nei paesi d’origine. E come ribadisce con forza la nota diffusa mercoledì dallo storico sindacato dei tranvieri di Tehran, dopo un lungo silenzio dovuto al blocco di internet da parte delle autorità iraniane. La liberazione dei lavoratori di quel paese – scrivono – verrà dalla loro capacità di lottare, non certo dall’intervento militare dell’imperialismo.

Newsletter050526: Hormuz non brucia ricchezza, la redistribuisce

GUERRA&ECONOMIA Due articoli dal sito del Royal United Services Institute for Defence and Security Studies (il RUSI è il più antico think tank della difesa nel mondo, fu fondato nel 1831): il primo descrive il modo in cui il capitalismo si adatta alle condizioni imposte dal blocco dello Stretto di Hormuz e dagli attacchi degli Houthi al traffico commerciale, facendone una fonte di profitti aggiuntivi, in cui chi ha accesso alle informazioni per primo può lucrare somme enormi, e rimodellando l’intero sistema di assicurazioni e noli delle grandi navi petroliere e portacontainer; il secondo analizza usi militari dell’IA, pervasività, impatto geopolitico e implicazioni etiche, anche a partire dal suo impiego nell’attuale conflitto con l’Iran.

Newsletter100426: IRAN Proletari sotto le bombe

GUERRA Nel conflitto sospeso da un fragile cessate il fuoco i lavoratori iraniani sono colpiti due volte: dalle bombe lanciate da Stati Uniti e Israele e dall’impatto economico della guerra. Due testimonianze tradotte dal sito slingerscollective: quella di un addetto alle pulizie e quella di un operaio di una fabbrica di componenti per auto. Non troppo lontano un’altra guerra che si trascina da anni ed è legata ai conflitti in Medio Oriente per la sua posizione geografica, ma è coperta da una coltre di omertà. Elena Rusca fa un resoconto della visita di una delegazione del Darfur alle Nazioni Unite a Ginevra e descrive un paese in fase di disintegrazione, un sanguinoso conflitto finanziato tra milizie armate da soggetti esterni come gli Emirati Arabi Uniti, l’illusione che la “comunità internazionale” possa fare qualcosa.

Newsletter240326: Resilienza dell’Iran e il rischio nucleare

GUERRA Mentre in Italia la “sinistra” era troppo concentrata sulla guerra tra politici e magistrati per accorgersene (sul referendum scriveremo nei prossimi giorni), il mondo si avvicinava a un conflitto nucleare come non mai dai tempi della Guerra Fredda. Perché la resilienza del sistema di difesa iraniano “a mosaico”, illustrata nel primo articolo di questa newsletter da un autore apocrifo ma ben documentato, pone il governo iraniano, spiega un ex corrispondente dell’Economist da Tehran, di fronte a un dilemma: “soccombere a un nemico che vuol smembrare l’Iran oppure vincere una guerra convenzionale e provocare un’escalation, che potrebbe assumere la forma di un attacco nucleare”.

Newsletter170326: Energia e imperialismo, una storia lunga oltre un secolo

GUERRA&CAPITALISMO La guerra evidenzia ancora una volta il ruolo geopolitico del gas e del petrolio, i loro effetti redistributivi, i mutamenti di fase nell’economia mondiale. Alessandro Siglioccolo ci spiega quanto incide l’energia sui rapporti tra e negli Stati. GUERRA&LAVORO I missili che si abbattono sul Medio Oriente colpiscono anche lavoratori spesso lasciati privi di protezioni perché la produzione deve andare avanti. Un’ampia ricostruzione di Francesco Barbetta delle condizioni in cui operano i lavoratori israeliani e i 240mila lavoratori stranieri in queste settimane di guerra. POLITICA Domenica a Roma sono scesi in piazza gli iraniani che dicono no alle dittature di oggi e di ieri e agli interventi militari esterni e rivendicano il diritto di abbattere da sé i propri oppressori. Il servizio di Rainews24.

Newsletter030326: Essere più forti della guerra per fermarla

GUERRA Ciò che suona ancor più allarmante dell’escalation in Medio Oriente è l’inerzia della ‘sinistra’ nelle sue varie articolazioni, da quella istituzionale e riformista a quella ‘radicale’, da chi mentre il mondo corre verso il baratro pensa alla composizione del CSM o fa appello alla legalità internazionale a chi evoca l’ ‘antimperialismo dei BRICS’. Riflessioni a caldo sull’attacco dei giorni scorsi all’Iran e il conflitto regionale che ne è derivato. MILITARISMO Intanto nelle scuole italiane si continuano a preparare le reclute delle guerre di domani: due casi, uno a Lecce e uno a Grosseto, nella denuncia dell’Osservatorio contro la militarizzazione della scuola.

Newsletter300126: IRAN “Regime change solo con una rivoluzione”

IRAN Per Alì Ghaderi (Fedayn del Popolo Iraniano) per sostenere studenti e proletari iraniani contro Khamenei non servono interventi esterni: basterebbe che Stati Uniti e paesi europei smettessero di sostenere sotto banco il regime e di puntare su un “avvicendamento interno”. Il resto è compito degli iraniani, dei loro sindacati e delle organizzazioni della Resistenza. INTERNAZIONALISMO Da Caracas a Tehran al Minnesota proletari tra due fuochi: il fuoco vero e proprio dei regimi che li opprimono e la carità pelosa di chi per sfruttare le loro lotte impugna la bandiera della “democrazia”. L’analisi di Marco Veruggio sul sito Good Morning Genova.

Newsletter160126: IRAN Un capitalismo che crolla su se stesso

IRAN Per spiegare la rivolta in Iran non servono trame da spy story: basta la crisi di un capitalismo iraniano che non riesce più a soddisfare neppure chi fino a poco tempo fa ne beneficiava e le cui contraddizioni erano destinate a esplodere: l’analisi di Alessandro Siglioccolo e un comunicato dello storico sindacato dei tranvieri di Tehran. USA In questo convulso inizio d’anno l’assassinio di Renee Good da parte dell’ICE per certi versi pesa persino più di Venezuela e Iran, perché porta alla ribalta e alimenta una resistenza interna a Trump organizzata, che ora potrebbe estendersi, radicalizzare le posizioni del sindacato e inasprire il conflitto nelle classi dominanti statunitensi e nel complesso apparato statale americano. Il sito di Jacobin sottolinea che anche nei settori sociali più trumpiani la maggioranza non ha digerito l’azione dell’ICE. Mentre Labor Notes ricorda chi era Renee Nicole Good e spiega come agiscono i gruppi di intervento rapido anti-ICE di cui faceva parte.

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