Newsletter020819: La nuova DC non piace alla CISL

POLITICA Lo scontro in casa CISL tra il gruppo dirigente guidata da Annamaria Furlan e il segretario dei metalmeccanici Marco Bentivogli, sindacalista di area PD ‘calendiana’, è frutto di dinamiche sindacali, ma in parte riflette anche le grandi manovre politiche a cui si assiste, da qualche tempo a questa parte, nel mondo cattolico. Le inquietudini che attraversano una parte dei cattolici italiani, orfani della diaspora democristiana, delusi dal fallimento del PD e disorientati dall’agitare di rosari da parte di Salvini, secondo alcuni renderebbero necessaria la nascita di un nuovo soggetto politico. Ma, 100 anni dopo l’appello di don Sturzo, un ritorno dei cattolici sulla scena politica, invece di riunirli, potrebbe evidenziarne e alimentarne le divisioni. INTERNAZIONALE Mentre la politica italiana discute perlopiù del nulla, dall’altra parte dell’Adriatico, in un paese per l’Italia politicamente sensibile come l’Albania, si apre una crisi politica che potrebbe innescare una spirale di destabilizzazione nell’intera regione dei Balcani.

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Newsletter220219: CGIL, no al salario minimo?

ECONOMIA Un disegno di legge del M5S per l’introduzione di un salario minimo orario per legge suscita la contrarietà della CGIL, che a sua volta innesca l’ennesima polemica sui social. Ma il salario minimo è un istituto presente in 22 paesi dell’UE e nel 2015 è stato introdotto anche in Germania, dopo aver superato anche lì le tradizionali resistenze del sindacato. Di che cosa si tratta? Quali sono le obiezioni del sindacato e quanto sono fondate? POLITICA Un’editoriale pubblicato la settimana scorsa dall’Economist, una delle voci più autorevoli del capitalismo mondiale, chiama a raccolta i liberali a contrastare il revival di una pur generica idea di socialismo negli USA e in Europa, in particolare tra i giovani. SINDACATO Lo sciopero delle infermiere irlandesi è sospeso dopo l’intervento della Labout Court, che propone una mediazione con aumenti salariali su cui le lavoratrici saranno chiamate a pronunciarsi in un referendum a marzo. Mentre dall’Albania arriva la notizia della nascita del primo sindacato nell’industria dei call center.

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Newsletter190219: Albania nel caos, l’Italia non ci fa caso

POLITICA Una manifestazione di piazza promossa dall’opposizione parlamentare albanese e preparata da tempo sabato scorso a Tirana è finita in scontri con la polizia e addirittura nell’assalto al Palazzo del Governo. L’Italia è divisa dall’Albania da una lingua di mare, è il suo primo partner economico, eppure né i loquacissimi ministri del governo giallo-verde né l’opposizione finora hanno spiccicato una sola parola. O forse è proprio quella ragione del silenzio? Andando a rovistare nei fatti e nei numeri vengono fuori notizie inedite, riemergono storie dimenticate da molti – ad esempio quando i porti italiani li chiudeva il governo di centrosinistra di Romando Prodi – e soprattutto scopriamo che da mesi nelle piazze albanesi c’è un’altra opposizione, ignorata: sono i giovani universitari che per pagarsi gli studi e aiutare le propri famiglie lavorano senza diritti e spesso ammalandosi nei call center gestiti in gran parte da imprese italiane o italo-albanesi e che da dicembre lottano contro l’aumento delle tasse universitarie, contro una società opprimente e contro i tentativi di strumentalizzazione da parte dei partiti di opposizione, come racconta Albina Ruko, portavoce del movimento studentesco. E allora sì, forse è proprio per questo che non se ne parla e che lo scontro in Albania viene liquidato come un semplice conflitto parlamentare sul tema della ‘legalità’.

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