Newsletter151220: Food Delivery, gli affari disegnano la società futura

ECONOMIA&SOCIETA’ Uno studio del 2019 sulle piattaforme per la consegna di cibo a domicilio come Glovo, Just Eat, Deliveroo rivela le loro strategie, fornendo particolari interessanti da un punto di vista economico e sindacale, ma anche svelando un disegno più generale, per certi versi un po’ inquietante ma indubbiamente dotato di un certo fascino: progettando l’ambiente più favorevole ai propri affari e cercando di realizzarlo questi grandi gruppi contribuiscono a disegnare un modello di società futura. POLITICA&LAVORO Scavando dietro i toni propagandistici con cui il Governo ha presentato l’accordo con ArcelorMittal sul futuro dell’ex ILVA si scoprono incognite e contraddizioni. Ne parliamo con Bruno Manganaro, segretario della FIOM di Genova.  

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Newsletter041220: Un anno di “governo della pandemia”

POLITICA Il giorno dopo il nuovo record di vittime giornaliere della “seconda ondata” e l’annuncio del decreto natalizio del Governo ricostruiamo, con dati e precisi riferimenti documentari, un anno di gestione politica della pandemia da parte di governo, regioni ed enti locali di ogni colore politico. Ne emerge una cinghia di trasmissione tra affari e politica che è, a nostro avviso, il vero problema e non verrà sciolto da inchieste giornalistiche e giudiziarie. Serve una reazione politica e sociale. SEGNALAZIONI Su Il Sussidiario 10 domande di Federico Pirro sul recente accordo tra il Governo e ArcelorMittal, soci in un rapporto di  coabitazione problematico. Da non perdere l’ultima a puntata di Report su Alitalia e Aeropiaggio visibile sul web. Dietro le due operazioni il rapporto tra Renzi ed EAU.

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Newsletter290520: Mediobanca: crisi? Non per tutti…

ECONOMIA Le imprese colpite dalla crisi del coronavirus, è un ritornello riproposto quotidianamente a reti unificate. Ma il rapporto pubblicato la settimana scorsa da Mediobanca presenta una realtà un po’ più complessa: tantissime aziende, è vero, sono state colpite brutalmente dalla pandemia, ma non tutte allo stesso modo, anzi alcune hanno visto i propri fatturati esplodere e alla fine dell’anno metteranno a bilancio crescite a doppia cifra. SINDACATO Ci sono anche imprese che la crisi stanno facendo di tutto per farla pagare ai lavoratori e alle casse degli Stati. Tra queste ArcelorMittal, il colosso della siderurgia, che nei comunicati stampa snocciola cifre positive, ma poi sembra fare un uso sapiente di crisi piccole e grandi, dalle beghe interne ai governi italiani alla pandemia, per riorganizzarsi, esercitare pressioni, ridurre i costi. Una tattica che non può essere colta osservando i fatti nei limiti angusti dei confini nazionali. Ne parliamo con Bruno Manganaro, segretario generale della FIOM CGIL di Genova, dove nei giorni scorsi si è scioperato contro una nuova ondata di cassa integrazione, e con Jean-Luc Ruffin, esponente della CGT nello stabilimento francese di Fos-sur-Mer e membro del Comitato Europeo Aziendale di ArcelorMIttal.

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Newsletter221119: Macron e i laburisti rincorrono la destra

IMMIGRAZIONE A fine estate in Francia e in Gran Bretagna si è avviato un dibattito sull’immigrazione che ha visto protagonisti il nemico numero uno dei populisti europei Emmanuel Macron e quel Jeremy Corbyn che per molti sarebbe un modello virtuoso per una sinistra in crisi. Quel dibattito però ha fatto registrare risultati analoghi e altrettanto spiacevoli, facendoci sperimentare ancora una volta che quando si rincorre la destra sul suo stesso terreno o si teme di combatterla assumendo posizioni chiare si finisce per rafforzarla. ACCIAIO A conferma che il caso ILVA è solo uno dei tasselli di una serie di grandi manovre internazionali nel campo della siderurgia lunedì è arrivato l’annuncio che anche Tata Steel Europe, colosso indiano del settore, licenzierà 3.000 dipendenti, prevalentemente impiegati, di cui circa metà in Olanda. Il coordinamento dei consigli di fabbrica della siderurgia da Genova lancia l’idea di uno sciopero europeo.

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Newsletter081119: ILVA, baruffe italiche e risiko mondiale dell’acciaio

ECONOMIA Pensare di comprendere le ragioni e di intuire le prospettive dello scontro politico in atto in questi giorni su ILVA solamente correndo dietro le dichiarazioni dei protagonisti e il gossip politico è illusorio. L’Italia non è il centro del mondo, ma soltanto uno dei teatri del risiko per il controllo del mercato mondiale dell’acciaio e questo pesa ben più delle dichiarazioni del Patuanelli di turno. Oggi abbiamo scelto di occuparci di ILVA da questo particolare punto di vista. LOTTE Le masse e le piazze tornano protagoniste della politica internazionale dall’America Latina al Libano, dall’Africa a Hong Kong. Come interpretare questi avvenimenti, andando oltre le versioni ufficiali e le teorie complottiste? Lo abbiamo chiesto ad Antonio Moscato, ex docente di Storia del Movimento Operaio all’Università di Lecce, saggista e militante politico di lungo corso.

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Newsletter221019: Erdogan, vittoria a metà

GEOPOLITICA Chi ha vinto e chi no in Siria? E’ la domanda che si pongono analisti italiani e stranieri dopo i recenti accordi diplomatici a seguito dell’offensiva delle milizie filo-turche contro la Siria nord-orientale. Un interrogativo che trova risposte interessanti ma tutte rinchiuse in un’angusta narrazione i cui protagonisti sono solo cancellerie, stati maggiori e consigli d’amministrazione. Tuttavia a mettere in crisi Erdogan più che le sanzioni e le minacce della diplomazia potrebbero essere lo sgretolamento della sua autorità e le contraddizioni sociali in patria. ECONOMIA L’ipocrisia europea sulla questione curda è esemplificata dall’atteggiamento del premier Conte, che in pochi giorni è passato dal ‘basta armi alla Turchia’ a ‘bloccare le armi non serve’. Esiste un complesso militar-industriale italiano? E quanto ha pesato su questa ‘correzione’ di rotta? POLITICA Rapido capovolgimento di fronte anche sull’ILVA, col secondo passo indietro della politica italiana sullo ‘scudo legale’ ad ArcelorMittal. Ancora una volta la politica, invece di risolvere i problemi sociali, addebita alla società i costi delle proprie contraddizioni interne.

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Newsletter280619: ILVA, non si torna sul luogo del delitto (perfetto)

ECONOMIA&POLITICA Il caso ILVA riflette il pressapochismo del Governo, ma anche l’atteggiamento di una politica e di una borghesia italiana prive di ambizione. Che Confindustria e pezzi di Governo e di opposizione si mobilitino per la Torino-Lione, ma siano pronte a lasciar chiudere la più grande acciaieria d’Europa indica qual è, ai loro occhi, il futuro dell’Italia: un paese che vive di commercio, Expo e Olimpiadi invernali. Cioè una società di commessi, hostess, baristi e camerieri a 800 euro al mese. Sinistra e sindacato assistono in silenzio. SOVRANISTI Anche gli alleati di Salvini nell’Europa dell’est hanno le loro gatte da pelare. Nella Repubblica Ceca il premier Babis, soprannominato ‘Babisconi’ per i suoi molteplici conflitti di interesse, viene travolto dagli scandali. Migliaia di persone scendono in piazza e ne chiedono le dimissioni. Mentre un reportage della radio tedesca rivela che nelle sue aziende lavorano in condizioni inumane molti di quei lavoratori stranieri a cui Babis dice di voler vietare l’ingresso nel paese. FINANZA Ci sono i No Euro e c’è chi, come Mark Zuckerberg, ha annunciato che Facebook, insieme a un pool di altre grandi aziende, è pronto a lanciare la sua moneta virtuale e a insidiare uno degli ultimi monopoli degli Stati: l’emissione di moneta. Che conseguenza avrà Libra sull’economia e sul potere?

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Newsletter110918: Su ILVA Di Maio meglio di Calenda, ma…

POLITICA Quando si promette la rivoluzione e si finisce per fare semplicemente meglio di chi c’era prima non bastano le citazioni di Hitchcock (‘delitto perfetto’) a nascondere le difficoltà. Con l’accordo su ILVA firmato la settimana scorsa, indubbiamente positivo, vista la situazione, dal punto di vista dei lavoratori, Di Maio però da una parte delude una folta quota del suo elettorato che voleva chiudere Taranto, dall’altra rimane intrappolato nella contraddizione di chi difende la sovranità economica ma consegna la siderurgia italiana a una multinazionale indiana. Trincerandosi come i politici old style dietro il ‘non potevo fare altro, è colpa di quelli prima’. DESTRE In Svezia il previsto sfondamento del 20% da parte dei Democratici Svedesi non c’è stato e tuttavia il partito di estrema destra aumenta i propri consensi quasi del 50%. Come è possibile che anche in un paese ricco e con un solido welfare l’immigrazione abbia effetto analoghi a quelli osservati negli altri paesi europei? ECONOMIA La nuova svalutazione del peso argentino, come quella della lira turca, affonda le proprie radici nella dipendenza di Buenos Aires dai mercati esteri, ma è soprattutto il frutto della nuova politica di innalzamento dei tassi della FED americana, che avrà conseguenze sull’intera economia mondiale, Italia inclusa. LIBIA In Libia non è scoppiata la pace. Piuttosto le forze in campo stanno approfittando di una fragile tregua per riorganizzarsi. Ma già ieri si è registrato un nuovo assalto armato alla sede della National Oil Company a Tripoli. La tregua dunque sembra essere destinata a non durare, mentre il governo italiano riabilita il generale Haftar e la Francia comincia a mostrare qualche dubbio su di lui. CINA Il Dataroom dedicato da Milena Gabanelli (Corriere, TG7) alla Nuova Via della Seta cinese ieri ha mostrato toni di inedita durezza nei confronti di Pechino. Sovranismo del grande capitale?

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Newsletter070918: Se la cyberguerra la fa l’impresa…

ECONOMIA/TECNOLOGIA Nell’ultimo numero della sua rivista Foreign Policy, autorevole organo del capitalismo americano, solleva alcune preoccupazioni rispetto all’ondata di privatizzazioni che sta portando nelle mani di aziende private e tramite questo canale anche di dittature e gruppi criminali, persino le più sofisticate tecnologie per la guerra elettronica, mettendo a rischio infrastrutture nodali quali centrali elettriche e impianti industriali e minacciando anche il singolo cittadino. Nel momento in cui in Italia si torna a discutere di nazionalizzazioni si tratta di una situazione interessante. LAVORO Mentre in Italia Arcelor MIttal, gigante indiano della siderurgia, con l’intesa firmata ieri, consolida la propria acquisizione dell’ILVA, in India 100mila lavoratori e contadini manifestano nella capitale Delhi contro la politica economica del governo di Narendra Modi che rischia di strangolarli. L’accordo sull’ILVA, se giudicato da un punto di vista strettamente sindacale rappresenta un netto miglioramento rispetto al modo in cui la trattativa era iniziata, per un altro verso riflette l’estrema debolezza dei lavoratori italiani ed europei. Gruppi come AM hanno accumulato capitali da investire all’estero approfittando delle condizioni di favore di cui godono in patria per imporre ai propri dipendenti indiani ritmi di lavoro e paghe che nessun paese europeo avrebbe loro consentito. E ora usano la forza accumulata per imporre il proprio modello anche nelle fabbriche occidentali. Per questo ogni mobilitazione dei lavoratori indiani per ottenere condizioni di lavoro e salari migliori rappresenta una notizia più interessante della media delle notizie che ci vengono propinate quotidianamente da giornali e tv.

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Newsletter040918: Governo, il banco di prova è il DEF

ITALIA Ci siamo. Con la discussione sulla legge di bilancio, dopo tante chiacchiere per il ‘governo del cambiamento’ è giunto il momento di dare dei fatti concreti a chi il 4 marzo ha scommesso sul ‘populismo’ per cercare di ottenere risposte ai problemi che riguardano la propria sopravvivenza quotidiana. Nonostante il successo mediatico delle sparate di Salvini contro presunte ‘invasioni’ da parte di qualche centinaio di disgraziati a bordo di gommoni scalcagnati, la questione sociale si rivelerà, ancora una volta, decisiva. Anche la vicenda ILVA, che in questi giorni è ancora al centro delle discussioni e riguarda il futuro di 20mila operai, rientra in questo ambito. D’altra parte le contraddizioni di questo governo non fanno che rispecchiare la debolezza di un capitalismo italiano in stato confusionale. ESTERI Il ritorno a una guerra dispiegata in Libia e la crisi valutaria in Turchia non sono avvenimenti slegati, ciascuno confinato nel proprio ambito, la geopolitica nel primo caso e la finanza nel secondo. Perché su una cosa ha ragione Erdogan e cioè che la tempesta che si sta abbattendo sul suo paese è anche (ma non solo) espressione di una guerra economica con cui l’Occidente e i mercati cercano di punire un (ex) alleato passato dalla parte del nemico. E tuttavia in Libia i ‘nemici dell’Occidente’ come appunto Erdogan e Putin hanno buon gioco a inserirsi in uno scontro fratricida interno alla NATO e all’UE. Uno scontro in cui l’Italia si avvia manzonianamente a fare la fine del vaso di coccio tra i vasi di ferro.

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