Newsletter210426: UNGHERIA Operai cinesi come schiavi

LAVORO Chissà se i 4 mila operai cinesi impegnati nel cantiere per la costruzione della fabbrica di auto elettriche BYD in Ungheria e trattati come schiavi (lo denuncia un recente dossier di China Labor Watch) hanno festeggiato la cacciata di Orbàn, che ha spalancato al colosso cinese dell’auto elettrica le porte dell’Ungheria. Oggi il suo ex braccio destro, Peter Magyar, ha ringraziato Pechino “per aver riconosciuto la volontà del popolo ungherese”, ma ha parlato di reset degli investimenti cinesi nel suo paese. Intanto a Los Angeles il sindacato dei lavoratori del Sofi Stadium, in vista dei Mondiali di calcio, denuncia la FIFA e i gestori dell’impianto e minaccia di scioperare se gli agenti dell’ICE non verranno tenuti fuori dal loro luogo di lavoro e dall’evento sportivo.

Newsletter200226: Minneapolis, “Come resistiamo all’ICE”

LOTTE Una lunga chiacchierata con due attivisti del movimento Ice Out a Minneapolis: Janet Zahia Corcelius, sindacalista e attivista dei Democratic Socialists of America e Rafael Gonzales, rapper, insegnante e attivista. Da dove arriva e in che cosa consiste l’organizzazione messa in campo contro l’ICE nelle strade del Minnesota; il ruolo giocato dal sindacato e quello del governatore e del sindaco democratici; lo sciopero del 23 gennaio e la situazione dopo il parziale ritiro degli agenti federali. Questi alcuni dei temi trattati nell’ampia sintesi del colloquio che occupa l’intera newsletter di oggi.

Newsletter270126: Dagli USA, contro Trump serve una strategia

LOTTE Negli USA la mobilitazione innescata dall’esecuzione di Renee Good e culminata nello sciopero di venerdì in Minnesota, seguito dal secondo assassinio per mano degli agenti federali, potrebbe segnare una svolta nella lotta contro la brutale campagna anti-immigrati dell’ICE. Per fermare Trump, però, serve una strategia, tanto più vista l’assenza di un’opposizione politica e le ambiguità del sindacato. In questa newsletter alcune riflessioni nostre e dagli USA un intervento che indica una strategia centrata sui lavoratori e sull’arma dello sciopero generale e un testo di Tempest, piccolo gruppo della sinistra socialista USA, scritto alla vigilia dello sciopero, su come intervenire nelle contraddizioni della burocrazia sindacale americana.

Newsletter160126: IRAN Un capitalismo che crolla su se stesso

IRAN Per spiegare la rivolta in Iran non servono trame da spy story: basta la crisi di un capitalismo iraniano che non riesce più a soddisfare neppure chi fino a poco tempo fa ne beneficiava e le cui contraddizioni erano destinate a esplodere: l’analisi di Alessandro Siglioccolo e un comunicato dello storico sindacato dei tranvieri di Tehran. USA In questo convulso inizio d’anno l’assassinio di Renee Good da parte dell’ICE per certi versi pesa persino più di Venezuela e Iran, perché porta alla ribalta e alimenta una resistenza interna a Trump organizzata, che ora potrebbe estendersi, radicalizzare le posizioni del sindacato e inasprire il conflitto nelle classi dominanti statunitensi e nel complesso apparato statale americano. Il sito di Jacobin sottolinea che anche nei settori sociali più trumpiani la maggioranza non ha digerito l’azione dell’ICE. Mentre Labor Notes ricorda chi era Renee Nicole Good e spiega come agiscono i gruppi di intervento rapido anti-ICE di cui faceva parte.

Newsletter141025: USA Raid antimigranti nelle aziende, i CEO tacciono

IMMIGRAZIONE Un’analisi di Axios già a giugno rilevava l’inerzia delle corporation americane di fronte ai raid dell’ICE (persino nelle aziende) per arrestare lavoratori e clienti. Rispetto al primo mandato, è la spiegazione, le imprese hanno mutato tattica: perché sfidare Washington se non si è colpiti direttamente? Il che spiega anche l’inerzia dei dem americani e il silenzio dei “progressisti” europei sulle rivolte anti ICE di questi giorni a Portland e in altri centri. Come abbiamo già documentato reazioni arrivano solo da sindacati e attivisti delle comunità locali. NOBEL Il premio a Trump è sfumato, ma come illustra un’ampia rassegna storica di Brescia Anticapitalista, vista la lista di guerrafondai, razzisti e criminali di guerra che l’hanno vinto in passato, che include parecchi leader USA e israeliani, non ci sarebbe stato nulla di cui scandalizzarsi.

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