LAVORO Chissà se i 4 mila operai cinesi impegnati nel cantiere per la costruzione della fabbrica di auto elettriche BYD in Ungheria e trattati come schiavi (lo denuncia un recente dossier di China Labor Watch) hanno festeggiato la cacciata di Orbàn, che ha spalancato al colosso cinese dell’auto elettrica le porte dell’Ungheria. Oggi il suo ex braccio destro, Peter Magyar, ha ringraziato Pechino “per aver riconosciuto la volontà del popolo ungherese”, ma ha parlato di reset degli investimenti cinesi nel suo paese. Intanto a Los Angeles il sindacato dei lavoratori del Sofi Stadium, in vista dei Mondiali di calcio, denuncia la FIFA e i gestori dell’impianto e minaccia di scioperare se gli agenti dell’ICE non verranno tenuti fuori dal loro luogo di lavoro e dall’evento sportivo.
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Newsletter251024: “Crisi dell’auto? E’ solo per i lavoratori”
LAVORO Stellantis ha chiuso il 2023 con 23 miliardi di utili ma Tavares, l’uomo da 100.000 euro al mese, minaccia chiusure e licenziamenti. “Ma la crisi è solo per i lavoratori: Tavares, Agnelli e Peugeot se la passano decisamente bene”. PuntoCritico ha parlato con un operaio dello stabilimento Stellantis a Poissy, dove l’azienda chiede ai dipendenti francesi di trovarsi un altro lavoro, ma ne fa arrivare 26 dall’Italia per colmare i vuoti di organico. POLITICA Da un incontro in una piazza di Budapest quest’estate, davanti al monumento dell’Arcangelo Gabriele, simbolo dell’Ungheria “soggiogata” dall’aquila imperiale tedesca, eretto 10 anni fa da Orbàn per negare la complicità tra il regime nazionalista di Horthy e il nazismo, Caterina Maggi ci racconta il contraddittorio groviglio di pulsioni reazionarie, antisemite, anticomuniste che attraversa la società ungherese.