Newsletter080319: Amazon, ‘Una sfida per il sindacato’

LAVORO La settimana scorsa una manifestazione dei driver di Amazon a Milano, con la presenza del segretario generale della CGIL Landini, ha riacceso i riflettori su un’azienda e su un settore, la logistica, che sta diventando sempre più centrale nell’economia globale dominata dall’e-commerce. Per il sindacato si tratta di una vera sfida, perché per intervenire in queste grandi ‘fabbriche’, con migliaia di lavoratori spesso ultra-precari e con condizioni di lavoro talvolta pre-moderne, esso deve riorganizzarsi, imparare a lavorare anche in condizioni di ‘clandestinità’ e soprattutto darsi un respiro internazionale. Ne parliamo con Cinzia Cacciatore della CGIL, che segue l’hub Amazon di Passo Corese, nel Lazio, il più grande d’Italia coi suoi 2.000 dipendenti diretti e chissà quanti interinali. Le difficoltà della sindacalizzazione non si manifestano solo in Italia. Negli USA un’azienda del gruppo ha prodotto un video di 45 minuti per spiegare ai suoi team leader come riconoscere i sintomi della sindacalizzazione e prevenirla. Del resto, come osserva Joe Allen, studioso, saggista e attivista americano di orientamento socialista, autore nel 2016 di un libro dedicato alla UPS (per cui ha lavorato10 anni) ‘La rivoluzione della logistica segna anche l’ascesa dei giganti del commercio e della logistica con un approccio aggressivo e punitivo nella gestione del lavoro’. In un articolo del 2015 Allen chiarisce il senso di questa sfida per i lavoratori e per la sinistra statunitense, dipingendo un vivido affresco delle grandi cattedrali della logistica americana e della sua storia e ponendo alcuni interrogativi che ci sembra utile riproporre anche nella situazione italiana.

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Newsletter100718: Tailandia, il salvataggio un test per i militari

CRONACA Al caso dei giovani calciatori tailandesi rimasti imprigionati in una grotta insieme al loro allenatore si intreccia una partita tutta politica. Per la giunta militare che dal 2014 governa il paese e che da un anno continua a rimandare le elezioni promesse per ristabilire la normalità, le operazioni di soccorso sono un’occasione per cercare di salvare un’immagine compromessa da quella questione e dagli scandali. E allo stesso tempo una cartina di tornasole dello scontro tra èlites urbane e masse rurali che caratterizza il paese. POLITICA Dagli Stati Uniti arriva la proposta politica shock di Dambisa Moyo con cui un settore della borghesia liberale pensa di mettersi al riparo dal ripetersi di eventi come l’elezione di Trump e la Brexit: subordinare il diritto di voto al superamento di un esame da parte degli elettori. Un’idea che svela allo stesso tempo paure profonde della classe dirigente per la crisi della democrazia rappresentativa nel mondo, ma anche la sua incapacità di rispondere a tale crisi in termini politici. L’introduzione di nuove restrizioni al diritto di voto, dopo la generalizzazione del sistema maggioritario con sbarramento a partire dai primi anni ’90,  può far paura al mondo del lavoro se si pensa che le elezioni siano il terreno principe su cui contrastare le politiche di compressione salariale e riduzione dei diritti sindacali in atto a partire da quegli stessi anni. Ma davvero è cosi? ECONOMIA In realtà il terreno dello scontro nella società e in particolare nel mondo del lavoro appare sempre più l’unica arma efficace. Tanto più che, come argomenta un saggio che ci arriva dal sindacalismo americano più combattivo, nonostante l’avanzata delle imprese e lo smantellamento progressivo delle garanzie a tutela del lavoro, l’economia del just-in-time globale, pur di risparmiare sui costi di produzione, ha aperto una serie di falle in cui l’iniziativa sindacale può incunearsi ottenendo risultati importanti. Una riflessione strategica sul sindacalismo del terzo millennio.

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