Newsletter030321: Declino USA e “ottimismo tecnologico”

POLITICA&STRATEGIA Oltre alla pandemia e a episodi come quello dell’assalto al Campidoglio c’è un altro terreno su cui è possibile cogliere i sintomi del declino americano, uno di quelli su cui in particolare gli USA hanno costruito la propria potenza: la guerra. Da ormai alcuni decenni l’esercito americano non riesce più a “vincerne” una, nel senso non semplicemente di neutralizzare l’esercito nemico, ma di riuscire poi a imporre il proprio controllo sul suo territorio. Una delle ragioni dello stallo sembra affondare le proprie radici nella dottrina strategica elaborata negli USA dopo la fine della Guerra fredda e fondata su quello che potremmo definire “ottimismo tecnologico”, cioè l’illusione che la superiorità dei sistemi d’arma, di comunicazione, logistici sia di per sé sufficiente a garantire alle forze armate americane la supremazia su qualunque avversario in qualunque condizione e in tal modo a conservare la propria egemonia globale. La consapevolezza che le cose sono più complesse comincia a filtrare e rappresenterà un bel problema per l’amministrazione Biden, tanto più che il confronto con la Cina (e la Russia) sembra non conoscere tregue e che il “ritorno al multipolarismo” implica quasi inevitabilmente una parrallela crescita della proiezione militare americana nel mondo.

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Newsletter230221: la strategia orientale batte il covid?

PANDEMIA Mentre i ritardi nella consegna dei vaccini e l’irrompere delle “varianti” cominciano a incrinare l’ipotesi evocata nei mesi scorsi di una lineare uscita dalla pandemia i dati sul contagio a livello mondiale ci forniscono materiale per una riflessione sulle diverse strategie antipandemiche adottate in diverse aree del mondo, ma forse anche qualcosa di più. Un lungo reportage pubblicato da Bloomberg Businessweek a dicembre a proposito della Corea del sud sembra suggerire un parallelismo tra la risposta sanitaria di alcuni paesi e le più generali tendenze del capitalismo globale. La parola chiave che ci suggerisce questo parallelo è: investimenti. Chi li ha fatti a suo tempo appare nettamente più efficace nella lotta contro il covid-19.

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Newsletter031120: la scienza della complessità che non usiamo col covid

SCIENZA&STRATEGIA Strategia: è ciò che ai governi dell’Italia e dei principali paesi occidentali sembra mancare di fronte al dilagare della pandemia. Tra il darwinismo sociale (filtrato nei giorni scorsi nelle incaute esternazioni di Sala e di Toti) e una politica di investimenti pubblici su sanità, trasporti, scuola, i governi scelgono l’impossibile quadratura del cerchio, ciascuno in base ai rapporti di forza nazionali, tra la richiesta di tutelare gli interessi economici (di alcuni) e l’esigenza di preservare la pace sociale. Comitati tecnico-scientifici e omelie dei virologi-guru in tv tentano invano di coprire apparati annaspanti che procedono a tentoni, rincorrendo il virus senza mai raggiungerlo come nel paradosso di Achille e la tartaruga. Un’epidemia è un fenomeno complesso e caotico, qualcosa che la scienza moderna ha imparato maneggiare con risultati sorprendenti. Un vecchio articolo della Harvard Business Review sulla swarm intelligence mostra come le imprese utilizzino osservazione della natura, informatica e intelligenza artificiale per elaborare strategie con cui affrontare la complessità per ridurre i costi e aumentare la produttività. Lo fanno anche gli eserciti. Insomma per fare business e guerra si attinge alla ricerca scientifica più avanzata, per combattere il covid-19 a modelli matematici degli anni ‘20 e ai coprifuoco.

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Newsletter310519: il partito delle ZTL non fermerà la destra

POLITICA Scavando nei numeri del risultato elettorale italiano emerge quanto la netta affermazione di Salvini e della destra reazionaria sia allo stesso tempo fragile e contraddittoria. Non significa che bisogna prendere il pericolo sottogamba, ma piuttosto che bisogna affrontarlo in termini strategici, cercando innanzitutto di capire in nome di chi e di che cosa affrontarlo. E soprattutto evitando di cadere preda degli incubi e delle conseguenti illusioni: non sarà il partito della upper class urbana, che combatte il ‘sovranismo’ in nome del ‘libero mercato’ e dei tagli alla spesa pubblica, a estirparlo. ECONOMIA Il litio sta diventando una risorsa strategica per il ruolo che gioca nel mercato dell’informatica e della telefonia e per quello che giocherà ancor più con l’avvento dell’auto elettrica, così da far parlare di ‘geopolitica del litio’. Ma allo stesso tempo porta a galla una delle tante contraddizioni della green economy: dovrebbe contribuire ad abbattere le emissioni di CO2 nel mondo, ma, sotto la spinta del mercato, rischia di innescare una crisi idrica e sociale nelle regioni in cui viene estratto. A conferma che il problema centrale per l’umanità non è cambiare il modo in cui si produce l’energia, ma cambiare innanzitutto la società per cui la si produce.

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Newsletter010319: Gli USA studiano strategia e movimenti

POLITICA&STRATEGIA C’è ancora spazio per una riflessione sulla politica come espressione di un pensiero strategico, di cui partiti, propaganda, manifestazioni, scioperi, elezioni, assemblee, talk show televisivi ecc. sono semplici strumenti? Oppure dobbiamo rassegnarci a discutere per sempre di tattiche elettorali, alchimie parlamentari da apprendisti stregoni, lotte interne ai partiti tra fazioni di cui non si capisce cosa le distingua sostanzialmente (e quindi probabilmente nulla)? I governi americani e più in generale le accademie e i pensatoi del mondo anglo-sassone hanno investito su questo ambito di indagine e prodotto una serie di studi interessanti. In particolare alcuni ricercatori hanno indagato l’evolversi delle mobilitazioni sociali, delle strategie con cui la politica può intervenirvi e le novità apportate in questo ambito dalle nuove tecnologie. Analisi che poi i governi di quei paesi utilizzano per portare avanti i propri interessi in tutto il mondo. In Italia, terra natale di Machiavelli, pare che nessuno ritenga particolarmente utile sviluppare un’analisi scientifica di ciò che sta succedendo nel mondo da 30 anni a questa parte e sugli effetti  di tali mutamenti nella sfera della politica, dell’organizzazione collettiva e del conflitto sociale e così da Machiavelli si finisce a Toninelli. Le newsletter di oggi affronta questi temi prendendo spunto da un saggio del 2016 di Mark e Paul Engler, ‘This is an uprising’. Nel libro gli autori analizzano le grandi mobilitazioni degli ultimi 20 anni – da Seattle alla Primavera Araba – alla luce del concetto di ‘movimenti sociali a ondate’, cercando di trovare una sintesi tra le diverse scuole di pensiero della tradizione occidentale in materia di organizzazione politica e sociale.

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