Newsletter300424: Lula, affiorano le prime crepe

POLITICA Un primo bilancio del governo Lula 3 fa emergere la continuità coi due precedenti mandati: sussidi ai poveri e investimenti coniugati con agevolazioni fiscali alle imprese e rigore di bilancio, in un patto con la destra e i poteri forti della società brasiliana, a cui non fanno eccezione neanche i militari complici nell’assalto ai palazzi del governo l’8 gennaio 2023. Oggi però l’economia cresce molto meno che negli anni dei primi governi Lula. SINDACATO Nella traduzione di Gianni Alioti da Labor Notes la storica vittoria dell’UAW nello stabilimento Volkswagen di Chattanooga, Tennessee, l’unico non ancora sindacalizzato negli USA.

Newsletter050424: Tusk: “Prepariamoci alla guerra. I migranti? Un’arma ibrida”

POLITICA&GUERRA Una citatissima intervista di Donald Tusk, premier polacco ed esponente di quella destra liberale ed europeista che in Polonia ha sconfitto il PiS, alleato di FdI in Europa, e che tanto piace ai progressisti italiani. Dice che dobbiamo prepararci alla guerra producendo più armi, che bisogna essere solidali con l’Ucraina purché ciò non danneggi le imprese polacche, che Giorgia Meloni in politica estera è bravissima e che i migranti sono un’arma scagliata contro l’UE. ECONOMIA&GUERRA Un lungo articolo di Gianni Alioti su Sbilanciamoci sull’Europa che piace a Tusk: un’Europa sempre più militarizzata. LETTURE È uscito il secondo volume di PuntoCritico “da New York a Passo Corese. Conflitto di classe e sindacato in Amazon, di Charmaine Chua-Spencer Cox e Marco Veruggio, introduzione di Sergio Bologna e infografiche di Emanuele Giacopetti.

Newsletter120324: Dossieraggi, uno scontro di potere

POLITICA La vicenda dei cosiddetti dossieraggi riflette l’ennesimo scontro all’interno delle classi dominanti del nostro paese, costrette ad affrontare una fase delicatissima della politica internazionale nel pieno di una crisi di strategia e di consenso. La priorità è capire, non farsi arruolare da una delle parti in commedia, nessuna delle quali è spinta da motivazioni “pure”ECONOMIA Il caso dossieraggi parte da un’inchiesta giornalistica sul peso delle imprese italiane della difesa nel governo Meloni. Un’analisi di Gianni Alioti ci spiega la portata del business della guerra per l’industria delle armi e in che misura le aziende italiane del settore ne sono parte.

Newsletter120124: Perché la lotta dei lavoratori svedesi di Tesla ci riguarda

LOTTE Lamentarsi che tutto va male, come si è soliti fare a sinistra, è il modo migliore per non cogliere neppure i segnali incoraggianti che arrivano dal mondo. Gianni Alioti ci descrive l’efficace strategia di isolamento – niente riparazioni, consegne, targhe e lamiere per le auto Tesla – messa in atto dai sindacati scandinavi a sostegno di 130 dipendenti svedesi dell’azienda americana, impegnati in un braccio di ferro con Elon Musk per difendere un diritto loro e di tutti i lavoratori del mondo: costituirsi in sindacato. E un articolo di Labor Notes dagli Usa conferma che una lotta vinta può essere contagiosa: dopo la vertenza con le Big Three nell’impianto di assemblaggio di Chattanooga mille lavoratori Volkswagen aderiscono all’UAW e avviano l’iter per la creazione del sindacato interno.

Newsletter151223: l’On. De Biase, il loggionista e lo Stato borghese

OPINIONE L’episodio del loggionista della Scala e l’inchiesta di Report sugli affari di Michela De Biase, vicepresidente schleiniana del Pd e moglie dell’ex ministro Franceschini, nel mercato della certificazione della parità di genere, ci suggeriscono alcuni pensierini di fine anno, un po’ novecenteschi, lo ammettiamo, sulla natura dello Stato. SINDACATO A qualche mese di distanza, con più informazioni a disposizione e alle spalle il tempo necessario a trarre qualche conclusione meno legata al momento, Gianni Alioti prova a fare un bilancio della lotta dei lavoratori dell’auto Usa, della strategia seguita dall’Uaw e soprattutto a ragionare sul suo significato più complessivo e sulla reviviscenza del movimento sindacale americano.

Newsletter290322: Armare Zelenski dopo aver armato Putin

GUERRA&ARMAMENTI Diversamente dall’idea che ci viene veicolata in questi giorni il riarmo italiano non inizierà a causa dell’invasione russa dell’Ucraina, ma è già iniziato da tempo, così come le scelte dell’industria militare nazionale e dei governi (a cui spetta autorizzare le esportazioni) non sembrano essere mai state influenzate da considerazioni circa il tasso di democrazia degli Stati acquirenti. L’Italia ha venduto mezzi militari alla Russia di Putin persino dopo l’entrata in vigore dell’embargo del 2014, alcuni dei quali sono finiti a milizie sciite in Siria, altro oggi sono sui campi di battaglia dell’Ucraina. Quanto all’embargo europeo, anch’esso si ispira alla vecchia massima latina “pecunia non olet”. Eppure oggi in Italia vi sarebbero le forze per una contestazione di massa della politica del governo e alcuni casi internazionali, nel pieno della pandemia, mostrano che la riconversione dal militare al civile è possibile. Ne parliamo con un ricercatore del SIPRI di Stoccolma e con Gianni Alioti, ex responsabile dell’ufficio internazionale della FIM CISL.  

Se vuoi leggere la newsletter integrale clicca QUI.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi