Newsletter300321: Dietro il blocco di Suez la bolla dello shipping

ECONOMIA Il blocco del canale di Suez da parte di una portacontainer lunga 400 metri ci mostra quanto sia vulnerabile il sistema mondiale dei traffici via mare, responsabile del trasporto del 90% e con un volume di affari pari al 12% del PIL mondiale. E irrompe nel pieno di una pandemia che stava già gettando una luce inquietante sulla razionalità dell’economia di mercato (quella che il pensiero dominante ci dipinge come un sistema privo di alternative), facendo affiorare l’ennesima bolla speculativa. Come spiega da oltre 10 anni Sergio Bologna il fenomeno del gigantismo navale non è legato solo alle economie di scale che esso permette, bensì al fatto che le navi sono diventate un “prodotto finanziario”, con caratteristiche che ricordano dinamiche del settore immobiliare, destinate a diventare sempre più grandi e più tecnologiche ma al contempo a viaggiare sempre più vuote. SEGNALAZIONI Un’intervista di Giampietro Castano, per oltre un decennio l’uomo delle crisi aziendali al MISE, affronta il tema delle “aziende zombie”, a cui Draghi ha dedicato un passaggio nel suo primo discorso al Senato, un’affermazione con cui, prima o poi, bisognerò fare i conti.

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Newsletter260321: Draghi e il populismo delle classi dirigenti

ITALIA Un mese fa tutti lo celebravano come il salvatore della patria, oggi è accusato di essere subalterno a Germania e Francia e, per qualcuno, persino a Salvini, ma Mario Draghi sta facendo semplicemente quello per cui è stato chiamato da chi ora storce il naso. Quando c’è da coprire le proprie magagne i salotti riesumano il populismo delle classi dirigenti, salvo lamentarsi se poi arriva qualcuno che il populista lo sa fare meglio di loro. MYANMAR La narrazione edificante della coraggiosa Aung San Suu Kyi in lotta contro la dittatura militare ritorna ad affacciarsi dopo il colpo di Stato, ma già 10 anni fa quella narrazione si era scontrata con una realtà diversa: una leader che ha messo la propria immagine presentabile al servizio di un paese apertosi ai mercati, ma senza rinunciare a una sostanziale continuità col passato. Coi militari dietro le quinte pronti a tornare, come infatti è successo.

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Newsletter230321: Lavoro e conflitto sindacale in Amazon

Ieri per la prima volta i lavoratori dell’intera filiera di Amazon – dipendenti di Amazon Italia Logistica e Amazon Italia Transport e dei corrieri che effettuano le consegne per conto del gruppo americano –  hanno scioperato e questa, aldilà dei controversi risultati dello sciopero, è già di per sé una notizia. Hanno scioperato per chiedere l’apertura di una trattativa su temi dirimenti come orari e ritmi di lavoro, ma la vera posta in gioco per i lavoratori è la possibilità di organizzarsi sindacalmente sul posto di lavoro. PuntoCritico è da sempre particolarmente attento agli sviluppi del conflitto sindacale in quest’azienda, in Italia e nel mondo. Abbiamo intervistato lavoratori e attivisti sindacali italiani e stranieri, tradotto articoli di cronaca sindacale e analisi sulla logistica e il lavoro digitalizzato. Lo abbiamo fatto perché pensiamo che qui si trovi una delle nuove frontiere del lavoro e del conflitto di classe nel mondo. In questa newsletter pubblichiamo tre lavori che documentano aspetti differenti del lavoro in Amazon: il conflitto sindacale in Germania e in Italia; una mappa di Amazon in Italia e il fenomeno del lavoro nomade.

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Newsletter190321: Geopolitica dei vaccini

COVID&GEOPOLITICA Un lungo articolo pubblicato la scorsa settimana da Foreign Affairs analizza la “diplomazia dei vaccini” con cui Pechino sta cercando di ampliare la propria influenza nel mondo, a partire dai paesi coinvolti nel grande piano infrastrutturale della Via della Seta, e così facendo rischia anche di entrare in rotta di collisione con l’India, primo produttore di vaccini al mondo e protagonista ignorata della gara vaccinale. E’ significativo che una chiave di lettura (geo)politica sia stata adottata anche da alcune autorevoli voci del capitalismo italiano (ad esempio sul Corriere) per spiegare lo scontro in atto sul vaccino AstraZeneca. La conferma che sia effettivamente così richiede delle prove, che al momento nessuno sembra essere in grado di fornire, ma questi interventi rivelano un aspetto della questione assai sottovalutato: la competizione sui vaccini può diventare un fattore centrale negli assetti di potere globali e per gli USA costituisce una potenziale occasione di far pesare la sua residua supremazia in alcuni settori ad alta tecnologia.

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Newsletter160321: Che effetti avrà il Green New Deal italiano?

POLITICA L’Europa vara il Recovery Fund, di cui il 57% vincolato alla transizione energetica e alla digitalizzazione, mentre negli USA Biden conferma un pacchetto di misure da 2 miliardi di dollari per il Green New Deal. Greta e i giovani di Fridays for Future hanno convinto governi e organismi sovranazionali che bisogna cambiare strada o è semplicemente la ricetta per rilanciare la redditività degli investimenti e ristrutturare i rapporti di forza nei mercati globali? E in Italia che conseguenze avrà sull’economia e sulla struttura sociale, a partire dal mondo del lavoro? E’ una domanda che sinistra e sindacato dovrebbero porsi, perché è la risposta a questa domanda che delimiterà il campo e le regole del gioco politico di qui ai prossimi 15-20 anni. E perché i dati mostrano quanto siano intrecciate questione ambientale e sociale: secondo un recente studio pubblicato negli USA un miliardario produce circa 1.300 volte la quantità di CO2 di un americano medio.

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Newsletter210321: Biden accantona il salario minimo

AMERICA Tra le promesse elettorali di Joe Biden quella di aumentare il salario minimo federale a 15 dollari l’ora sembra la prima a essere ormai sacrificata alla Realpolitik e alla “conciliazione nazionale”. A gennaio intanto il fondatore del Center for Economic and Policy Research di Washington Dean Baker ha pubblicato un articolo in cui afferma che se il salario minimo avesse tenuto il passo con la produttività dell’economia USA oggi sarebbe 25 dollari l’ora invece di 15. Una tesi che smentisce anche una delle principali argomentazioni utilizzate dai detrattori del salario minimo in Italia. AFRICA Il conflitto permanente che divide la Repubblica Democratica del Congo e fa da sfondo all’agguato all’ambasciatore Attanasio ha varie chiavi di lettura: una è lo scontro tra le grandi compagnie minerarie straniere e l’arretrato capitalismo semiartigianale congolese per l’estrazione di valore dalle risorse del ricco sottosuolo congolese e la spartizione e l’utilizzo dei profitti che ne derivano.

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Newsletter090321: 8 Marzo: il gender gap in azienda

DONNE Il nostro modo di celebrare la Giornata Internazionale della Donna dell’8 marzo è occuparci della discriminazione di genere così come essa si manifesta nel mondo del lavoro, assumendo la forma del divario salariale, il cosiddetto gender pay gap, ma anche come difficoltà di accesso al lavoro e alle opportunità di carriera. I dati tratti da alcuni rapporti che affrontano il tema a livello internazionale e nazionale mostrano come l’Italia sia uno dei paesi in cui il differenziale a scapito delle donne che lavorano sia tra i più alti e riguardi in particolare il livello inferiore delle gerarchie aziendali. Il salario minimo è uno degli strumenti indicati dall’OIL come possibile antidoto al problema. Problema che ha, naturalmente, un carattere globale. Le fabbriche del sud del mondo che lavorano in appalto per i grandi brand internazionali della moda sono tra i luoghi dove lo sfruttamento del lavoro femminile, accompagnato da abusi di ogni tipo, si manifesta in modo più brutale. E’ il caso delle fabbriche nate come funghi nell’India meridionale a partire dai primi anni di questo secolo.

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Newsletter050321: Congo, la violenza fa bene agli affari

GEOPOLITICA Una panoramica sulla storia e l’economia della Repubblica Democratica del Congo per capire meglio il contesto in cui è avvenuto l’agguato all’ambasciatore italiano e alla sua scorta. Scopriremo che il clima di violenza e la guerra per bande forniscono le migliori condizioni per la massima redditività degli investimenti esteri in un paese dalle immense risorse e dall’altrettanto immensa miseria. LAVORO Se la Commissione di Garanzia che dovrebbe evitare gli scioperi difende il diritto di sciopero e bacchetta aziende pubbliche ed enti locali sull’uso degli appalti per abbassare i salari viene il sospetto che chi dovrebbe sollevare quei problemi, cioè il sindacato, non faccia bene il proprio mestiere. E’ quanto è successo nell’ambito di una vertenza scoppiata a Modena, episodio che si aggiunge alle sentenze sui rider e a quelle sul dumping contrattuale.

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Newsletter030321: Declino USA e “ottimismo tecnologico”

POLITICA&STRATEGIA Oltre alla pandemia e a episodi come quello dell’assalto al Campidoglio c’è un altro terreno su cui è possibile cogliere i sintomi del declino americano, uno di quelli su cui in particolare gli USA hanno costruito la propria potenza: la guerra. Da ormai alcuni decenni l’esercito americano non riesce più a “vincerne” una, nel senso non semplicemente di neutralizzare l’esercito nemico, ma di riuscire poi a imporre il proprio controllo sul suo territorio. Una delle ragioni dello stallo sembra affondare le proprie radici nella dottrina strategica elaborata negli USA dopo la fine della Guerra fredda e fondata su quello che potremmo definire “ottimismo tecnologico”, cioè l’illusione che la superiorità dei sistemi d’arma, di comunicazione, logistici sia di per sé sufficiente a garantire alle forze armate americane la supremazia su qualunque avversario in qualunque condizione e in tal modo a conservare la propria egemonia globale. La consapevolezza che le cose sono più complesse comincia a filtrare e rappresenterà un bel problema per l’amministrazione Biden, tanto più che il confronto con la Cina (e la Russia) sembra non conoscere tregue e che il “ritorno al multipolarismo” implica quasi inevitabilmente una parrallela crescita della proiezione militare americana nel mondo.

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