Newsletter120719: Spagna, anche i socialisti contro le ONG

IMMIGRAZIONE A giudicare dal dibattito politico italiano e dalla ricostruzione che ne fa la nostra informazione sembra che lo scontro tra il governo e le ONG in materia di immigrazione sia un’esclusiva italiana, legata alla presenza dei ‘populisti’ a Palazzo Chigi. Ma è proprio così? Una ricostruzione delle recenti vicende politiche spagnole testimonia il contrario. In Spagna il premier socialista Sanchez minaccia di multe fino a 900.000 euro la ONG Open Arms se non fermerà le proprie missioni di soccorso nel Mediterraneo. SINISTRE Nonostante la vittoria della destra alle elezioni di domenica in Grecia il crollo di Syriza non c’è stato, mentre precipita Alba Dorata, che rimane addirittura fuori dal Parlamento. Non significa che la stella di Tsipras brilli ancora, nonostante 5 anni di massacro sociale del suo governo, ma solo che in assenza di un’opposizione credibile una parte dell’elettorato di sinistra si è astenuto, il resto ha votato turandosi il naso. Aldilà dei risultati elettorali altalenanti, insomma, Syriza è, oggi come ieri, un partito debole, con uno scarso insediamento nella società greca. LAVORO Il sindacato dei ferrovieri SUD Rail rivela che in media ogni settimana un dipendente della SNCF, le ferrovie di Stato francesi, si suicida. E’ la stessa situazione verificatasi dieci anni fa tra i dipendenti di France Telécom a seguito della ristrutturazione che tagliò migliaia di posti e cambiò completamente le condizioni di lavoro.

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Newsletter300419: Spagna, verso governo di centrosinistra

POLITICA In Spagna le urne incoronano vincitore un partito dell’Internazionale Socialista, risultato ormai abbastanza inusuale, e allo stesso tempo vedono l’estrema destra entrare in parlamento, come invece è ormai molto usuale. Sanchez pare avviato verso la formazione di un governo di centrosinistra insieme a Podemos, che si troverà a governare la Spagna mentre si annuncia una nuova ondata di recessione. In Catalogna la vittoria dell’ala nazionalista moderata sugli indipendentisti radicali suona come un bilancio del braccio di ferro che ha opposto Barcellona a Madrid qualche tempo fa. GEOPOLITICA Tra i vari dissidi interni al governo giallo-verde (e forse a parziale spiegazione di alcuni dei più aspri scontri di queste settimane) c’è anche la situazione libica, con Conte ed Elisabetta Trenta orientati verso una timida apertura ad Haftar, mentre Salvini appare più legato a una difesa del governo di Tripoli in funzione anti-francese. La confusione che caratterizza la politica estera del Governo tuttavia non è solo l’espressione della sua inesperienza, ma rispecchia l’assenza di strategia di una borghesia italiana che oscilla tra il codismo verso le grandi potenze e le velleità di protagonismo. In questo quadro i diritti del popolo libico e gli interessi dei lavoratori e dei comuni cittadini italiani finiscono per contare come il tre di picche.

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