POLITICA&LAVORO Il tema del salario minimo orario per legge a 9 euro l’ora, agitato dalla politica per una breve stagione grazie al dibattito che ha portato all’approvazione della Direttiva europea e finito rapidamente nel cassetto, di recente è ritornato agli onori della cronaca grazie ad alcune delibere approvate da amministrazioni comunali (Firenze, Napoli) e regionali (Puglia, Toscana), all’impugnazione di due da parte del governo e all’utilizzo che ne è stato fatto dai partiti d’opposizione in campagna elettorale (Genova, Calabria). Ma davvero regioni ed enti locali possono fissare un salario minimo locale, almeno per chi lavora nel perimetro su cui esercitano una qualche giurisdizione? E dove è stato fatto quali sono stati i risultati concreti? Lo abbiamo chiesto a sindacalisti, esperti, politici e militanti in alcuni dei territori citati. Da Genova un intervento di Laura Guidetti, femminista e attivista LGBT+ sull’argomento.
Napoli
Newsletter100924: VENEZUELA Un voto a 25 anni di esperienza bolivariana
INTERNAZIONALE Tra gli avvenimenti dell’estate di cui non ci siamo potuti occupare c’è lo scontro tra Maduro e l’opposizione sul risultato delle elezioni presidenziali in Venezuela, che ha innescato analoghe polemiche tra i paesi del blocco occidentale e quelli dei BRICS e, di riflesso, tra le varie anime della sinistra. A 25 anni dall’ascesa di Chavez al potere è l’occasione per fare un bilancio dell’esperienza bolivariana. LAVORO Il “campo largo” allargato a Italia Viva che amministra Napoli ha approvato l’introduzione del salario minimo di 9 euro lordi tra le clausole dei capitolati d’appalto del sistema comunale. Perché le stesse forze politiche allora non fanno altrettanto a Roma e a Milano? E perché non inseriscono il salario minimo nel programma delle prossime regionali? Non sarebbe un modo quanto meno per dare forza alla proposta di una legge nazionale?