LOTTE In questi mesi si è parlato abbastanza delle rivolte della Gen Z nel mondo. Lo abbiamo fatto anche su questa newsletter pubblicando cronache e testimonianze. Ci pare invece che non ci si sia interrogati a sufficienza sulla loro natura, i loro potenziali sbocchi, la possibilità che si estendano anche ai paesi dell’Europa occidentale come l’Italia, magari come reazione alla minaccia sempre più incombente di una guerra e al militarismo che torna ad avanzare. Proviamo a colmare questa lacuna con alcune riflessioni emerse nel dibattito all’interno della nostra redazione allargata e una rassegna delle ultime novità provenienti da Nepal, Madagascar, Marocco e Perù tratta dall’ultimo numero di Révolutionnaires, settimanale dell’NPA-Rev.
Marocco
Newsletter071125: Il Marocco in rivolta
GEN Z IN RIVOLTA Dal Nepal, di cui ci siamo occupati la settimana scorsa, al Marocco: Caterina Maggi sulla rivolta dei giovani marocchini, le loro ragioni, la reazione della Corona e l’intreccio con l’annosa questione del Sahara Occidentale. STELLANTIS Agli operai italiani (ne abbiamo scritto di recente) propone di andare a lavorare nello stabilimento di Kragujevac in Serbia, ai francesi, più semplicemente, di prendere la patente per i mezzi pesanti e lavorare per la nuova filiale logistica, guadagnando oltre 5.000 euro al mese al prezzo di “qualche sacrificio”. Ma poi cambia le carte in tavola e i camionisti-ex metalmeccanici scioperano. Una corrispondenza dai luoghi di lavoro, dove la lotta è ancora in atto.
Newsletter250322: Zelenski, l’eroe che cancella i contratti di lavoro
QUALE DEMOCRAZIA? L’attuale dibattito sullo scontro tra democrazia e dittatura e sulla “legalità internazionale” visto da due diversi punti di vista, ma con risultati analoghi. Nel primo articolo raccontiamo come alla vigilia della crisi culminata con l’invasione russa il presidente ucraino Zelenski stesse cercando di cancellare i contratti collettivi, liberalizzare i licenziamenti ed emarginare il sindacato, violando accordi e standard internazionali a tutela dei lavoratori. Intanto, protetto dal clamore della guerra in Ucraina, il premier socialista spagnolo Sanchez consegna il Sahara Occidentale al Marocco, violando il mandato di decolonizzare quel territorio conferito alla Spagna dall’ONU. Una flagrante rottura della legalità internazionale ai danni di un popolo da sempre “aggredito”, ma a cui però nessuno fa caso e che oggi si intreccia col tema della competizione per il gas naturale.
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