Newsletter110918: Su ILVA Di Maio meglio di Calenda, ma…

POLITICA Quando si promette la rivoluzione e si finisce per fare semplicemente meglio di chi c’era prima non bastano le citazioni di Hitchcock (‘delitto perfetto’) a nascondere le difficoltà. Con l’accordo su ILVA firmato la settimana scorsa, indubbiamente positivo, vista la situazione, dal punto di vista dei lavoratori, Di Maio però da una parte delude una folta quota del suo elettorato che voleva chiudere Taranto, dall’altra rimane intrappolato nella contraddizione di chi difende la sovranità economica ma consegna la siderurgia italiana a una multinazionale indiana. Trincerandosi come i politici old style dietro il ‘non potevo fare altro, è colpa di quelli prima’. DESTRE In Svezia il previsto sfondamento del 20% da parte dei Democratici Svedesi non c’è stato e tuttavia il partito di estrema destra aumenta i propri consensi quasi del 50%. Come è possibile che anche in un paese ricco e con un solido welfare l’immigrazione abbia effetto analoghi a quelli osservati negli altri paesi europei? ECONOMIA La nuova svalutazione del peso argentino, come quella della lira turca, affonda le proprie radici nella dipendenza di Buenos Aires dai mercati esteri, ma è soprattutto il frutto della nuova politica di innalzamento dei tassi della FED americana, che avrà conseguenze sull’intera economia mondiale, Italia inclusa. LIBIA In Libia non è scoppiata la pace. Piuttosto le forze in campo stanno approfittando di una fragile tregua per riorganizzarsi. Ma già ieri si è registrato un nuovo assalto armato alla sede della National Oil Company a Tripoli. La tregua dunque sembra essere destinata a non durare, mentre il governo italiano riabilita il generale Haftar e la Francia comincia a mostrare qualche dubbio su di lui. CINA Il Dataroom dedicato da Milena Gabanelli (Corriere, TG7) alla Nuova Via della Seta cinese ieri ha mostrato toni di inedita durezza nei confronti di Pechino. Sovranismo del grande capitale?

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Newsletter230218: Embraco, cronaca di una chiusura annunciata

POLITICA/ECONOMIA Da qualche giorno non si fa che parlare della vertenza Embraco. Ne parla chi è in piena campagna elettorale e chi, come il ministro Calenda, veste i panni del ministro che difende gli operai italiani e si prepara a giocare il ruolo di riserva della Repubblica dopo il 4 marzo. Ma questa vicenda rispecchia l’impotenza di uno Stato che in 20 anni si è privato di qualunque strumento di intervento pubblico nell’economia in nome del mercato e della superiorità del privato. Ora, quando un’impresa minaccia di chiudere, non resta che mettere mano al portafoglio, sperando che, come in questo caso, non ci sia qualche paese disposto a offrire di più per attirare investimenti e ottenere qualche posto di lavoro. LAVORO L’inchiesta di un giovane ricercatore dell’Università di Londra, che è anche un lavoratore di Deliveroo e rappresentante sindacale, registra una crescita delle mobilitazioni dei lavoratori impiegati dalle piattaforme di consegna di cibo a domicilio e individua nuove direzioni in cui sviluppare la ricerca su questo fenomeno. ESTERI Chi ha una certa età ricorda Cyril Ramaphosa, nuovo presidente del Sud Africa dopo le dimissioni di Zuma, come uno dei leader più radicali del sindacato dei minatori e del movimento contro l’apartheid, ma anche protagonista di una svolta che lo ha portato a diventare imprenditore minerario, convolto nel massacro di 34 minatori in sciopero a Marikana nel 2012. Una parabola che in qualche modo illustra e ricapitola la storia dell’ANC, il partito fondato da Nelson Mandela, diventato espressione di corruzione endemica e complice di un’esplosione delle disuguaglianze sociali nella secondo economia africana. La scelta di Ramaphosa potrebbe non essere casuale.

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