Newsletter200418: FMI, altro che ripresa economica…

ECONOMIA La pubblicazione dell’ultimo World Economic Outlook a cura degli economisti del Fondo Monetario Internazionale in Italia è stata occasione semplicemente per osservare che la nostra economia non è poi messa così male, ma che rimaniamo comunque il fanalino di coda tra i paesi dell’Unione Europea. In realtà un documento così importante meriterebbe una lettura più attenta. Se ne ricaverebbero alcune informazioni interessanti e soprattutto una argomentata smentita dell’ottimismo dei nostri politici in materia economica. L’idea che siamo quasi fuori dal tunnel e che nei prossimi anni raccoglieremo i frutti dei sacrifici fatti ultimamente è smentita dagli analisti del FMI, che prevedono, al contrario, un rallentamento della crescita globale, la possibilità di nuovi shock finanziari e una nuova ondata di misure di deregulation e compressione dei redditi da lavoro. PRECARI Secondo il FMI l’economia dei ‘lavoretti’ è destinata a crescere, anche a causa delle progressiva deindustrializzazione delle economie avanzate. Proprio su questo fronte nei giorni scorsi in Italia si sono registrate alcune novità. La settimana scorsa il Tribunale di Torino ha respinto il ricorso di sei lavoratori di Foodora contro il licenziamento; domenica a Bologna più di cento lavoratori del settore si sono riuniti e il giorno dopo una trentina ha occupato la sede milanese di Deliveroo. Per fare il punto della situazione abbiamo intervistato Ricardo Lajolo, fattorino di Foodora e tra i primi organizzatori dei riders italiani. SINDACATO L’intervista con Lajolo solleva alcuni problemi di strategia fisiologici per un settore in cui è da pochissimo che i lavoratori hanno iniziato a organizzarsi. Ma le necessità di fare un bilancio delle lotte per affinare la propria strategia tocca anche settori con una lunga tradizione alle spalle. E’ il caso dei lavoratori della scuola americana, che da mesi stanno dando vita a una straordinaria mobilitazione. Il sito Jacobin questa settimana ospita un interessante confronto tra due esponenti del movimento sindacale americano, che provano a fare un bilancio e a trarre alcune lezioni dagli scioperi dei mesi scorsi. Un tipo di dibattito di cui qui d noi si sente la mancanza.

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Newsletter260318 Scuole USA contro i tagli e le armi

DAGLI USA Provate a fare questo semplice test. Cercate su Google ‘sciopero insegnanti West Virginia’ oppure ‘Trump pornostar’ e verificate quali sono i criteri di selezione delle notizie della stampa italiana: le vicende intime del presidente pesano più di 20mila insegnanti che scioperano 13 giorni consecutivi e ottengono aumenti salariali del 5%. O forse per qualcuno Trump va condannato quando propone il muro al confine col Messico, quando mette i dazi, quando, appunto, va con una pornostar, ma non se smantella la scuola americana tagliandole i viveri? Chiusa parentesi. PuntoCritico di oggi è interamente dedicato a March for our lives, il movimento che ha portato in piazza centinaia di migliaia di studenti americani che chiedono sicurezza nelle proprie scuole e controlli sulla vendita delle armi e agli scioperi dei lavoratori della scuola che la stampa italiana snobba e che dal West Virginia si sono diffusi in Arizona, Oklahoma, Kentucky. Nell’intervista che le abbiamo fatto Rebecca Garelli, insegnante e animatrice di Arizona Teachers United ci spiega che il fuoco covava da tempo sotto la cenere, perché è scoppiato proprio ora e quali relazioni ci sono tra la lotta degli insegnanti e il movimento degli studenti. Le notizie che arrivano dall’America dimostrano che anche nella culla del capitalismo più sfrenato e sotto il ‘peggiore dei presidenti’ è possibile che scocchi la scintilla della lotta per una società più equa

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