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SCUOLA&GEOPOLITICA Il rapporto PISA 2025 sull’apprendimento delle materie scientifiche e della capacità di lettura nei paesi OCSE ci offre un altro punto di vista da cui osservare l’evoluzione dei rapporti di forza tra i maggiori paesi imperialisti. La borghesia europea, ci spiega l’articolo di Alessandro Siglioccolo, non investe più neppure sulla riproduzione della forza-lavoro che produrrà i suoi futuri profitti. Cina, Singapore e i paesi dell’Asia orientale, sottolinea VN Express International, principale quotidiano singaporiano, monopolizzano i vertici della classifica per quanto riguarda matematica e scienze. C’è anche un risvolto di classe: ad aver più difficoltà nelle materie scientifiche sono soprattutto gli studenti di estrazione sociale benestante.


 

Scuola e crisi della borghesia europea

I recenti dati del rapporto sullo stato della scuola nei paesi OCSE hanno suscitato scarsa attenzione e nessun dibattito, ma mettono impietosamente a nudo la crisi di un borghesia europea che non investe più neanche sulla formazione di coloro che produrranno i suoi futuri profitti.

ALESSANDRO SIGLIOCCOLO, 9 settembre 2026

I dati del rapporto internazionale OCSE PISA 2025 documentano una de-scolarizzazione materiale delle giovani generazioni nei paesi industrializzati, quantificabile attraverso il parametro di riferimento per cui 20 punti della scala PISA equivalgono mediamente a un intero anno scolastico di apprendimento effettivo.

Nel decennio compreso tra il 2015 e il 2025, la media dei paesi OCSE ha registrato una perdita secca di 28 punti nella comprensione del testo scritto (pari a quasi un anno e mezzo di scuola andato in fumo) e di 22 punti in matematica (più di un anno di scolarizzazione). In vaste aree dell’Europa settentrionale e continentale, il crollo assume dimensioni sconcertanti: i Paesi Bassi hanno perso 62 punti in lettura, che equivalgono a oltre tre anni di scuola cancellati, uniti a una flessione di 34 punti in matematica (circa un anno e sette mesi di apprendimento). L’Islanda segna un arretramento di 64 punti in lettura (più di tre anni) e di 46 in matematica (oltre due anni e tre mesi). La Slovenia e la Norvegia registrano una perdita netta di tre anni scolastici in lettura (rispettivamente -61 e -60 punti) e di oltre due anni e mezzo in matematica (-52 e -54 punti). La Finlandia, a lungo considerata il modello ideale di istruzione, ha visto evaporare oltre due anni e mezzo di apprendimento in lettura (-55 punti) e più di due anni in matematica (-45 punti). Perfino sistemi storicamente solidi come Germania e Francia hanno lasciato sul terreno tra i 38 e i 45 punti in entrambe le discipline, una perdita corrispondente a circa due interi anni di istruzione formale. In buona sostanza, un quindicenne europeo oggi possiede, nella padronanza linguistica e nel calcolo, le competenze che dieci anni fa appartenevano a ragazzi di dodici o tredici anni.

Questa caduta non è un incidente di percorso né una conseguenza della sola emergenza pandemica, la quale ha agito come detonatore su una traiettoria di declino già pienamente avviata fin dal 2012 per la lettura e dal 2009 per le scienze. Il deterioramento è la conseguenza diretta di un paradigma di riforme neoliberiste e di austerità di bilancio applicate a partire dalla crisi finanziaria del 2008. Sotto l’egida del New Public Management, i governi occidentali hanno trattato la scuola pubblica come un costo da comprimere anziché come un investimento strategico.

Si sono bloccate le assunzioni, congelati gli stipendi rispetto al settore privato e precarizzati i contratti, innescando una drammatica crisi di reclutamento che oggi porta oltre il 71% degli studenti OCSE a studiare in scuole segnate da gravi carenze di docenti qualificati. Parallelamente, le riforme curricolari hanno rimpiazzato l’istruzione rigorosa e la lettura profonda dei testi con la dispersione didattica delle “competenze trasversali”, dei progetti a breve termine e delle nozioni superficiali. Come ammette lo stesso rapporto PISA, privilegiare l’ampiezza enciclopedica a scapito della profondità concettuale ha privato gli allievi della capacità di sostenere la fatica cognitiva necessaria a comprendere problemi complessi. La simultanea introduzione acritica di smartphone e tablet nelle aule ha fatto il resto, frammentando la concentrazione e trasformando il tempo della lezione in una continua rincorsa all’ordine disciplinare.

L’Italia rappresenta uno degli esempi più radicali di questo smantellamento materiale. Il paese aveva anticipato il mondo occidentale abolendo le classi differenziali nel 1977, ma a partire dal 2008 ha progressivamente reciso le condizioni economiche e umane che rendevano sostenibile l’inclusione universale. Con la manovra finanziaria Tremonti-Gelmini (D.L. 112/2008 e Legge 133/2008), la scuola è stata trasformata nella cassa di compensazione del debito pubblico: sono stati tagliati circa 8 miliardi di euro e cancellate oltre 87.000 cattedre. Con il D.P.R. 81/2009 sono stati innalzati i parametri minimi per classe creando le “classi pollaio” fino a 30 studenti, mentre alla primaria veniva smontato l’efficace modello pedagogico del “modulo” a tre insegnanti su due classi. Negli anni successivi, l’approvazione delle norme sui DSA (2010) e sui BES (2012) ha moltiplicato la platea di alunni con percorsi personalizzati, senza però stanziare un solo docente di potenziamento in più. L’insegnante ordinario si è trovato a dover gestire aule sovraffollate e fortemente disomogenee, schiacciato tra adempimenti burocratici formali e una disciplina d’aula sempre più difficile da mantenere. La contemporanea chiusura nel 2008 delle scuole di specializzazione post-laurea per l’insegnamento (le SSIS), sostituite da sanatorie e crediti telematici a pagamento privi di reale tirocinio pratico, ha immesso in cattedra un esercito di oltre 200.000 supplenti annuali precari. Questa continua rotazione ha spezzato la continuità didattica pluriennale, privando la scuola delle figure stabili e preparate che servono per consolidare la lettura e la matematica di base.

Questo collasso strutturale svela una contraddizione storica più profonda. La borghesia dei paesi avanzati, immersa in un declino economico e geopolitico relativo rispetto ai mercati emergenti, si dimostra ormai incapace perfino di garantire la formazione e la riproduzione qualificata della propria forza lavoro. Prigioniera del vincolo del profitto a breve termine, dei parametri di bilancio trimestrali e dell’ossessione per i tagli lineari alla spesa sociale, la classe dirigente occidentale ha rinunciato a qualsiasi progetto industriale e pedagogico di lungo respiro. Non potendo più pianificare il proprio futuro, ha degradato l’infrastruttura dell’istruzione pubblica a mero ammortizzatore sociale a basso costo, accettando la regressione cognitiva di intere generazioni pur di non intaccare i vincoli della compatibilità finanziaria immediata.


Studenti cinesi e singaporiani al top in matematica e scienze

MINH NGA, VN Express International, 8 settembre 2026

Secondo una ricerca internazionale sull’efficacia con cui i sistemi educativi preparano i quindicenni alle sfide del futuro, gli studenti cinesi sono i migliori al mondo in matematica e scienze. Singapore si è classificata al secondo posto in entrambe le materie.

Il Programma per la valutazione internazionale degli studenti (PISA) 2025, elaborato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e pubblicato ieri, indica che gli studenti del gruppo di città cinesi Pechino-Shanghai-Jiangsu-Zhejiang (B-S-J-Z) e di Singapore a livello globale hanno ottenuto risultati superiori rispetto ai loro coetanei.

La classifica relativa al 2025 è frutto della più ampia valutazione mai svolta fino ad oggi. Ha preso in esame la preparazione di 760 mila studenti 15enni di 91 paesi in scienze, lettura, matematica e problemi computazionali.

I risultati mostrano che in matematica gli studenti del gruppo B-S-J-Z hanno totalizzato una media di 612 punti, il punteggio più alto tra tutti i sistemi scolastici esaminati.

Singapore segue con 563 punti, mentre la media OCSE si attesta a soli 463. Macao, Taiwan, Giappone, Corea del Sud e Hong Kong seguono a breve distanza i primi due.

FIGURA 1: 10 top performers in matematica (Fonte: PISA/OCSE)

Gli studenti del gruppo B-S-J-Z si piazzano al primo posto nella classifica mondiale di scienze con un punteggio medio di 597 punti, mentre Singapore anche qui è al secondo posto con 560 punti, seguita da Macao, Taiwan, Giappone, Estonia e Corea del Sud. Questi risultati sottolineano le prestazioni sempre elevate dei sistemi scolastici dell’Asia orientale in materie fondamentali.

L’OCSE sottolinea che la maggior parte dei distretti scolastici cinesi che hanno partecipato al Programma si è classificata tra i primi 10 sistemi educativi in tutti e tre i settori PISA – scienze, matematica e lettura – insieme a Estonia, Giappone, Corea del Sud, Singapore e Regno Unito. Nella lettura Singapore ha conquistato il primo posto.

In scienze il divario tra i paesi leader della classifica e la media OCSE è stato particolarmente evidente.

Gli studenti del gruppo B-S-J-Z hanno totalizzato 115 punti in più rispetto alla media OCSE, quelli di Singapore 78. Secondo i ricercatori OCSE gli studenti del gruppo B-S-J-Z e di Singapore hanno dimostrato una maggiore capacità di confrontarsi con concetti scientifici più generali e impegnativi, ricerche complesse e fonti diversificate.

FIGURA 2: 10 top performers in scienze (fonte: PISA/OCSE)

A questi livelli più avanzati ci si aspetta che gli studenti non solo interpretino o selezionino i dati, ma anche che valutino un’affermazione, individuino eventuali errori e descrivano eventuali lacune. I risultati hanno anche evidenziato che nei paesi leader della classifica il numero di studenti con lacune nelle competenze scientifiche di base è relativamente esiguo.

Nel gruppo B-S-J-Z, a Macao, Singapore, Estonia, Giappone, Taiwan e Corea del Sud in scienze meno del 15% degli studenti ha ottenuto risultati inferiori al Livello 2. Il livello 2 rappresenta la soglia minima a partire dalla quale gli studenti iniziano a utilizzare le competenze scientifiche maturate per affrontare i problemi che incontrano nel loro ambiente e, in generale, nel mondo reale.

Nella risoluzione di problemi computazionali gli studenti di Macao (Cina), Singapore, B-S-J-Z e Giappone hanno ottenuto i punteggi più alti (rispettivamente 572, 563, 560 e 557 punti).

Gli studenti di Hong Kong (Cina), Malesia, Brunei, Filippine, Macao e Islanda nel medesimo ambito hanno ottenuto risultati superiori di oltre 30 punti rispetto alle aspettative basate sulle loro prestazioni in scienze.

Il calo globale e il futuro dell’apprendimento

I risultati eccellenti dei sistemi educativi asiatici si registrano in un contesto di peggioramento generale dei risultati in molte parti del mondo. Il punteggio medio dell’OCSE in matematica è sceso da 485 punti nel 2015 a 463 punti nel 2025, un calo significativo di 22 punti. I risultati in scienze nello stesso periodo hanno subito un calo più modesto: da 489 a 482 punti.

Tra il 2018 e il 2025 i risultati in lettura sono diminuiti in tre quarti dei sistemi educativi per i quali sono disponibili dati comparabili. A livello OCSE i punteggi sono scesi di 25 punti, il che equivale alla perdita di oltre un anno di studio.

La sorpresa maggiore è stata scoprire chi è rimasto più indietro: non sono stati gli studenti più svantaggiati, bensì quelli provenienti da famiglie benestanti. Il dato evidenzia una sfida molto più ampia rispetto al solo impatto delle disuguaglianze sociali in campo scolastico.

Particolarmente preoccupante è proprio la diminuzione delle competenze che contano di più nell’era dell’intelligenza artificiale: valutare le informazioni, stabilire collegamenti tra più fonti e pensare in modo critico a ciò che si legge. La percentuale di “lettori frettolosi” – studenti che leggono i testi in fretta e danno risposte rapide ma errate – tra il 2018 e il 2025 è quasi raddoppiata.

“In un mondo sempre più sommerso dalle informazioni i nostri studenti sono meno propensi a riflettere in modo approfondito e a distinguere il segnale dal rumore”, si osserva nel comunicato dell’OCSE.

“PISA 2025 dimostra che è urgente invertire il trend del calo dei risultati scolastici. I sistemi scolastici di maggior successo si concentrano su un minor numero di materie, le approfondiscono di più, investono sugli insegnanti, coinvolgono i genitori e forniscono un sostegno mirato agli studenti e alle scuole che ne hanno più bisogno”, ha dichiarato il segretario generale dell’OCSE Mathias Cormann.

“La tecnologia e l’intelligenza artificiale possono rafforzare l’apprendimento e aiutare a preparare i giovani al futuro, ma solo se utilizzate in modo mirato e non come surrogato dell’attenzione, dell’impegno e della comprensione”.

I risultati del 2025 dimostrano che il successo scolastico non è più strettamente legato alla ricchezza di un paese o ai livelli di spesa. Paesi con minori risorse, come la Cambogia, stanno compiendo progressi notevoli.

Politiche efficaci e misure finanziarie oculate sembrano giocare un ruolo di gran lunga superiore a quello della spesa totale per studente. Il Lussemburgo, ad esempio, spende molto di più rispetto a Irlanda, Francia e Italia, ma nelle materie scientifiche registra punteggi medi inferiori.

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