CITTÀ&CAPITALISMO Entro il 2030 il 30% della popolazione mondiale vivrà in città con oltre un milione di abitanti. Per il capitale finanziario, che ormai controlla il settore immobiliare, i grandi centri urbani sono sempre più occasione di affari, spesso propiziati dalle amministrazioni pubbliche. A Roma il colosso americano Hines investirà 380 milioni di dollari nel progetto di rigenerazione degli ex mercati generali. Si stima che per 60 anni ne ricaverà 32 milioni di euro l’anno (21 da uno studentato di lusso), pagando al Comune un canone di 165 mila. Ma il capitale privato punta anche alle piattaforme digitali che controlleranno infrastrutture e servizi delle nostre città facendone delle ‘smart cities’, mentre fallisce The Line, la città ipertecnologica per ricchi in Arabia Saudita. Le grandi aree urbane, insomma, saranno più che in passato il teatro naturale del conflitto di classe nei prossimi decenni.
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Newsletter030720: urbanistica e classi sociali dopo il Covid
POLITICA&SOCIETA’ Dopo decenni di urbanizzazione e gentrificazione la pandemia potrebbe indurre una parte della popolazione mondiale ad allontanarsi dalle aree urbane e dai centri cittadini? Oppure i processi di concentrazione demografica andranno avanti, ma coniugati con un nuovo modello di sviluppo urbanistico? Sono le domande a cui 12 esperti interrogati da Foreign Policy a maggio hanno risposto fornendo previsioni e suggerimenti. Una discussione strategica, perché riorganizzare le grandi aree urbane che ospitano la maggioranza della popolazione, del lavoro e degli affari significa riorganizzare la società nel suo complesso intervenendo anche sugli equilibri di potere tra le classi sociali.
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