Non esiste un elenco ufficiale delle sedi Amazon in Italia. La mappa che segue rappresenta il primo tentativo di fornire una descrizione esauriente della presenza del colosso americano in Italia, incluse sedi dismesse e magazzini da inaugurare o semplicemente annunciati. È un lavoro che, vista la frammentarietà delle fonti a cui abbiamo attinto conterrà imprecisioni, inesattezze e lacune ed è quindi destinato a una revisione permanente (correzioni e integrazioni sono benvenute), ma raccoglie, utilizzando lo strumento della mappa, una mole di informazioni altrimenti destinate a restare sparse disordinatamente sul web.

La Mappa

Nelle schede relative a ciascuna sede abbiamo inserito la data di apertura (avvenuta o prevista), il nome del comune ed eventualmente della località in cui sorge (ad es. Fara Sabina, Passo Corese); il tipo di impianto (fulfillment center, sortation center, delivery station, i magazzini Prime Now/Amazon Fresh, infine, le sedi – uffici, centri di sviluppo, customer service – che non fanno parte della rete logistica in senso stretto); la sigla identificativa dei magazzini (D+sigla regione+numero progressivo per le delivery station; sigla dell’aeroporto internazionale più vicino+numero progressivo per fulfillment e sortation center); la distanza dai più vicini snodi logistici: principali arterie stradali e autostradali e, per i grandi hub, anche aeroporti, porti e terminal merci ferroviari e intermodali; inoltre due indicatori socio-economici: reddito imponibile medio 2017 (in euro, ) e tasso di occupazione 2018 () del comune; il numero di addetti a tempo indeterminato più quello dei driver (salvo i rari casi in cui siamo riusciti a trovare dati più attendibili e aggiornati da altre fonti ci siamo basati sui comunicati aziendali, che di norma indicano, sovrastimandolo, il numero previsto di assunti a tempo indeterminato entro tre anni, mentre è praticamente impossibile avere dati certi sul numero di contratti a tempo per il continuo turnover e le oscillazioni legate ai picchi di lavoro); infine la metratura dei magazzini. Dove manca qualche dato è perché non siamo riusciti a reperirlo. In alcuni casi abbiamo inserito link ad articoli che contengono informazioni supplementari. Se le ragioni per cui abbiamo indicato le distanze tra Amazon e i principali snodi logistici sono evidenti, gli indicatori socioeconomici confermano la tesi che “Amazon localizza i suoi centri di distribuzione in regioni strutturalmente deboli, con tassi di disoccupazione elevati” (Cattero-D’Onofrio, , Quaderni di Rassegna Sindacale, 2018).

Aggiornato a: maggio 2024

La collocazione dei magazzini appare legata soprattutto a considerazioni di carattere logistico: un’analoga mappatura realizzata negli USA () indica che i criteri prioritari di Amazon nella scelta delle location per i propri magazzini, soprattutto i più grandi, sono la vicinanza alle zone con una maggiore concentrazione di clienti Prime (di solito le grandi aree urbane e le contee più ricche), alle grandi infrastrutture stradali e ai terminal merci aeroportuali: aree periferiche, spesso le zone industriali, di città e metropoli.

D’altra parte questa strategia fa sì che i centri di distribuzione e di smistamento di Amazon finiscano per essere dislocati in aree abitate dalle fasce sociali a basso reddito e quindi più “affamate” di lavoro, fattore di cui Amazon sembra essere ben consapevole. Spesso inoltre l’apertura di un nuovo hub attira forza-lavoro da comuni e regioni circostanti.

Prendiamo il centro di distribuzione di Passo Corese, uno dei più grandi in Italia. Passo Corese si trova ai margini occidentali del comune di Fara Sabina, ai confini tra la provincia di Rieti e quella di Roma, a meno di 10 chilometri dal casello autostradale di Roma nord. In termini di reddito, col suo imponibile medio di 17.177 euro annui, pari a 1.321 euro al mese per 13 mensilità lordi (per la precisione l’imponibile è il lordo meno gli oneri deducibili), Fara Sabina si colloca fuori dalla fascia di comuni della cintura romana, caratterizzati da un imponibile pro capite relativamente elevato tra i 18.000 e i 21.000 euro (nella Capitale il reddito medio è di 24.830 euro). Inoltre a pochi chilometri, nella provincia di Rieti, si trovano almeno una decina di comuni dove l’imponibile medio è compreso tra i 14.000 e i 15.000 euro e, procedendo in direzione dell’Abruzzo, si scende sotto i 13.000 e si incontrano anche comuni come Accumoli e Amatrice, le cui economie sono state devastate dai sismi del 2016 e del 2017 (e dove il reddito rispetto ai nostri dati, che risalgono al 2017, probabilmente è ulteriormente sceso). Analogamente, per quanto riguarda il tasso di occupazione, esplorando i dintorni passiamo dal quasi 60% di Fara Sabina a comuni laziali in cui si scende sotto il 45%. Stesso discorso per quanto riguarda i comuni dell’Abruzzo settentrionale, tra l’Aquila e il teramano.

 

I magazzini

Per comprendere il funzionamento della rete Amazon è utile conoscere le diverse tipologie dei magazzini, classificati in base alla loro funzione e con caratteristiche diverse (collocazione, numero di dipendenti, superficie). L’elenco che segue riprende la classificazione che la stessa Amazon fa dei propri impianti. Nella nostra mappa per ragioni di semplicità al momento non abbiamo fatto distinzione tra centri di distribuzione “sortable” e “non sortable”. Alcune delle tipologie di magazzino che compaiono nell’elenco successivo, ad es. gli specialties, in Italia al momento non sono presenti.

 

Sortable fulfillment center: centri di distribuzione per articoli di piccole dimensioni come libri, giocattoli e articoli per la casa. La superficie si aggira sui 70.000-80.000 mq, possono impiegare più di 1.500 lavoratori a tempo pieno (in larga misura a tempo determinato, di solito assunti tramite agenzie interinali, utilizzati per coprire i picchi di lavoro), il cui compito è ricevere la merce dai fornitori e sistemarla sugli scaffali (inbound); evadere gli ordini andando a recuperare gli articoli stoccati guidati da uno scanner digitale in cui è memorizzata la posizione di ogni articolo (picking); confezionare i pacchi (packing) e posizionarli sui nastri dove una macchina vi applica l’etichetta coi dati dei clienti e da lì raggiungono la zona dove verranno imbarcati sui camion (shipping). Sono indicati da una sigla formata dal codice IATA dell’aeroporto internazionale più vicino seguito da un numero (ad es. FCO1, MXP3).

Non-sortable fulfillment center: centri di distribuzione per prodotti più grandi come articoli da giardino o per esterni e tappeti. La superficie va dai 50.000 ai 100.000 mq e di solito impiegano oltre 1.000 lavoratori. Organizzazione del lavoro e sigle sono le stesse dei centri di distribuzione “sortable”.

Sortation center: centri di smistamento. Sono stati introdotti da Amazon nel 2014. Più piccoli dei centri di distribuzione (non oltre i 30.000 mq) e con poche centinaia di addetti, vengono utilizzati per smistare i pacchi dividendoli in base alla destinazione finale. A differenza dei centri di distribuzione quindi non prevedono la presenza di merci sciolte ma soltanto di pacchi già confezionati. La sigla è composta come per i centri di distribuzione.

Delivery station: stazioni di consegna. Sono centri più piccoli che rappresentano l’appendice finale del sistema di distribuzione di Amazon, l’ “ultimo miglio”. Qui i pacchi ricevuti dai magazzini più grandi vengono affidati ai driver, di norma dipendenti di ditte esterne, per la consegna. Sono più piccoli e con poche decine di addetti e la sigla è “D” seguita da un codice identificativo della regione e da un numero progressivo (ad es. DER3 è il centro di smistamento di Parma, mentre DLO7 è quello di Mezzate).

Receive center: sono i magazzini in cui Amazon stocca gli articoli più richiesti, per disporre di scorte ed evitare ritardi nell’evasione degli ordini. In Italia per ora non ne esistono.

Specialty: qui sono stoccati articoli con caratteristiche stagionali (ad es. articoli da giardino) e lavorano in particolare nei momenti di picco. Il personale perlopiù è assunto part-time. Anche questa tipologia di sedi al momento non ci risulta essere presente nel nostro paese.

Prime Now: in Italia sono due centri (Milano Affori e Roma Portonaccio), che si occupano della consegna a domicilio entro poche ore della spesa effettuata ordinando la merce ai negozi e supermercati Amazon, UNES e Pam Panorama. Col tempo dovrebbe confluire nel servizio Amazon Fresh.

Le sedi non ricomprese nelle tipologie citate sono l’head office LIN11 di Milano, il servizio clienti di Cagliari, due centri di sviluppo (uno a Torino, dedicato al riconoscimento vocale per Alexa, e uno ad Asti, dedicato ad Amazon Web Services). Inoltre sono presenti alcuni Data Center, archivi digitali di AWS, che non abbiamo indicato nella mappa, così come abbiamo omesso il primo head office nel vecchio Palazzo delle Poste di Via Ferrante Aporti a Milano. In quattro città – Milano, Torino, Roma e, da fine ottobre 2021, Bologna e comuni limitrofi – Amazon è presente anche col servizio Fresh, che consente ai clienti Prime di ordinare e ricevere in giornata una selezione di prodotti freschi come carne, pesce, frutta e verdura.

Per approfondire il funzionamento dei magazzini e l’organizzazione del lavoro oltre a guardare il video qui sotto, tratto dal sito web del Corriere, consigliamo soprattutto di partecipare a uno dei tour virtuali in diretta negli stabilimenti Amazon: basta andare sulla pagina e prenotarsi.

Questo video del Corriere dà un’immagine abbastanza esauriente dell’organizzazione del lavoro nei magazzini Amazon. Le immagini arrivano da Castel San Giovanni (PC), dove operano un centro di distribuzione (MXP5) e uno di smistamento (MXP8) integrati. Prima e seconda parte del video esemplificano il ciclo completo.

 

Perché mappare Amazon?

Perché compilare una mappa dell’insediamento di Amazon in Italia? Perché studiare la rete di Amazon ci consente di comprenderne la strategia di espansione e i punti di forza – efficienza e rapidità di consegna – ma, allo stesso tempo, vulnerabilità e resilienza a eventuali “perturbazioni” e “attacchi” al suo network di distribuzione.

 

La logistica nasce all’interno della sfera militare come disciplina intesa ad assicurare i collegamenti tra le diverse unità e località nel teatro di operazioni di guerra e i rifornimenti di truppe, munizioni, equipaggiamento e vettovaglie. “Il trasferimento e il rifornimento delle truppe sono un complemento fondamentale all’elaborazione della tattica e della strategia. L’esito di una battaglia dipende spesso da un loro preciso coordinamento”. Questa osservazione di Ernest Mandel (Il significato della Seconda guerra mondiale, PuntoCritico, 2021, p. 98) potrebbe essere riproposta pari pari mettendo la parola “merci” al posto di “truppe” e aggiungendo a tattica e strategia l’aggettivo “commerciale”.

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