Sortable fulfillment center: centri di distribuzione per articoli di piccole dimensioni come libri, giocattoli e articoli per la casa. La superficie si aggira sui 70.000-80.000 mq, possono impiegare più di 1.500 lavoratori a tempo pieno (in larga misura a tempo determinato, di solito assunti tramite agenzie interinali, utilizzati per coprire i picchi di lavoro), il cui compito è ricevere la merce dai fornitori e sistemarla sugli scaffali (inbound); evadere gli ordini andando a recuperare gli articoli stoccati guidati da uno scanner digitale in cui è memorizzata la posizione di ogni articolo (picking); confezionare i pacchi (packing) e posizionarli sui nastri dove una macchina vi applica l’etichetta coi dati dei clienti e da lì raggiungono la zona dove verranno imbarcati sui camion (shipping). Sono indicati da una sigla formata dal codice IATA dell’aeroporto internazionale più vicino seguito da un numero (ad es. FCO1, MXP3).
Non-sortable fulfillment center: centri di distribuzione per prodotti più grandi come articoli da giardino o per esterni e tappeti. La superficie va dai 50.000 ai 100.000 mq e di solito impiegano oltre 1.000 lavoratori. Organizzazione del lavoro e sigle sono le stesse dei centri di distribuzione “sortable”.
Sortation center: centri di smistamento. Sono stati introdotti da Amazon nel 2014. Più piccoli dei centri di distribuzione (non oltre i 30.000 mq) e con poche centinaia di addetti, vengono utilizzati per smistare i pacchi dividendoli in base alla destinazione finale. A differenza dei centri di distribuzione quindi non prevedono la presenza di merci sciolte ma soltanto di pacchi già confezionati. La sigla è composta come per i centri di distribuzione.
Delivery station: stazioni di consegna. Sono centri più piccoli che rappresentano l’appendice finale del sistema di distribuzione di Amazon, l’ “ultimo miglio”. Qui i pacchi ricevuti dai magazzini più grandi vengono affidati ai driver, di norma dipendenti di ditte esterne, per la consegna. Sono più piccoli e con poche decine di addetti e la sigla è “D” seguita da un codice identificativo della regione e da un numero progressivo (ad es. DER3 è il centro di smistamento di Parma, mentre DLO7 è quello di Mezzate).
Receive center: sono i magazzini in cui Amazon stocca gli articoli più richiesti, per disporre di scorte ed evitare ritardi nell’evasione degli ordini. In Italia per ora non ne esistono.
Specialty: qui sono stoccati articoli con caratteristiche stagionali (ad es. articoli da giardino) e lavorano in particolare nei momenti di picco. Il personale perlopiù è assunto part-time. Anche questa tipologia di sedi al momento non ci risulta essere presente nel nostro paese.
Prime Now: in Italia sono due centri (Milano Affori e Roma Portonaccio), che si occupano della consegna a domicilio entro poche ore della spesa effettuata ordinando la merce ai negozi e supermercati Amazon, UNES e Pam Panorama. Col tempo dovrebbe confluire nel servizio Amazon Fresh.
Le sedi non ricomprese nelle tipologie citate sono l’head office LIN11 di Milano, il servizio clienti di Cagliari, due centri di sviluppo (uno a Torino, dedicato al riconoscimento vocale per Alexa, e uno ad Asti, dedicato ad Amazon Web Services). Inoltre sono presenti alcuni Data Center, archivi digitali di AWS, che non abbiamo indicato nella mappa, così come abbiamo omesso il primo head office nel vecchio Palazzo delle Poste di Via Ferrante Aporti a Milano. In quattro città – Milano, Torino, Roma e, da fine ottobre 2021, Bologna e comuni limitrofi – Amazon è presente anche col servizio Fresh, che consente ai clienti Prime di ordinare e ricevere in giornata una selezione di prodotti freschi come carne, pesce, frutta e verdura.
Per approfondire il funzionamento dei magazzini e l’organizzazione del lavoro oltre a guardare il video qui sotto, tratto dal sito web del Corriere, consigliamo soprattutto di partecipare a uno dei tour virtuali in diretta negli stabilimenti Amazon: basta andare sulla pagina https://it.amazonfctours.com/virtualtours e prenotarsi.