CARNE DA CANNONE I dati diffusi dalla polizia ucraina ad aprile ci dicono che gli attacchi alle squadre di reclutatori che battono le strade del paese a caccia di disertori in un anno un anno sono triplicati. Bloomberg documenta come la ‘resistenza ucraina’ sia sempre più una ‘resistenza coatta’ di soldati inviati al fronte con la forza. Ma anche sul versante russo, come racconta un reportage di Deutsche Welle, i lauti compensi pagati ai soldati per andare a morire in Ucraina sono sempre meno efficaci e per evitare una nuova ondata di arruolamenti coatti la Russia ricorre addirittura ad agenzie che reclutano lavoratori in Africa, perlopiù come guardie private, ma, una volta a destinazione, li costringono a firmare contratti militari, li inviano al fronte e li usano nelle missioni più disperate. Del resto anche gli ucraini per Bloomberg prevedono di ricorrere a combattenti stranieri e prima o poi anche i paesi europei potrebbero farci un pensierino.

UCRAINA Cresce la stanchezza per la guerra: record di attacchi agli arruolatori
V. VERBIANYI-O. SAFRONOVA, Bloomberg, 21 aprile 2026
Quando alcuni ufficiali dell’esercito ucraino addetti all’arruolamento hanno fermato due uomini per controllare i loro documenti d’identità, un gruppo di giovani di passaggio li ha improvvisamente aggrediti, consentendo a uno dei due di fuggire. Lo scontro, avvenuto la scorsa settimana nella città di Lutsk, in Ucraina occidentale, rientra nell’elenco sempre più lungo di casi che vedono protagonisti gli ufficiali impegnati nella cattura dei renitenti alla leva, mentre l’azione di reclutamento, sempre più impopolare, finisce per acuire le tensioni tra gli ucraini, stanchi della guerra con la Russia.
Le aggressioni ai reclutatori militari sono quasi triplicate: dal 2024 al 2025 sono salite a 341 e quest’anno, come ha riferito all’inizio del mese l’agenzia stampa Interfax basandosi sui dati della polizia, ne sono già state registrate oltre 100. I media riferiscono che in alcuni casi si è trattato di attacchi con coltelli, che hanno causato ferite gravi e almeno un decesso.
«Il fatto che in alcuni settori della società emergano atteggiamenti aggressivi, che possono creare conflitti, è un problema grave», dice Volodymyr Fesenko, direttore dell’Istituto di ricerca Penta di Kiev. «Ci sono segnali indiretti che il risentimento sia alimentato dalla Russia e che serva una risposta decisa. In tal modo, infatti, nella nostra società si sta creando una linea di divisione — una faglia di conflitto».
L’arruolamento è questione di sopravvivenza per l’Ucraina, che deve affrontare la minaccia della Russia, cioè di un paese la cui popolazione è quasi quattro volte superiore. Il presidente russo Vladimir Putin ha fatto ricorso al pagamento di ingenti bonus in denaro e stipendi elevati per convincere da 30.000 a 40.000 uomini al mese a firmare contratti con l’esercito e sostituire chi è stato ucciso o ferito in battaglia, senza ripetere l’impopolare leva obbligatoria del 2022, che aveva spinto centinaia di migliaia di persone a fuggire dal Paese.
L’Ucraina per rafforzare i propri organici, circa 900.000 uomini, e reagire all’invasione della Russia deve fare affidamento alla coscrizione obbligatoria e agli appelli al patriottismo. In regime di legge marziale tutti gli uomini tra i 25 e i 60 anni che ricevono una cartolina di precetto sono soggetti al servizio militare, a meno che non godano di un’esenzione. Ma i dati ufficiali indicano che circa 2 milioni di persone sono ricercate dalla polizia per violazione delle norme sulla coscrizione. Tra i soldati e le famiglie delle dei militari che hanno preso le armi per difendere l’Ucraina il massiccio rifiuto di arruolarsi alimenta la rabbia.
Mentre l’esercito ucraino respinge una logorante offensiva russa nell’est e nel sud del Paese e nel quinto anno di guerra riesce persino a riconquistare alcuni territori, molti soldati esausti lamentano la mancanza di un avvicendamento con nuove reclute che permetta loro di recuperare le forze dopo il servizio in prima linea.
Governo e Parlamento sono riluttanti a inasprire le norme sulla coscrizione, perché temono la reazione negativa dell’opinione pubblica. Il piano reso noto dal neoministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, prevede il reclutamento di più combattenti stranieri e una verifica dei gradi dei militari in organico per individuare il personale impiegato in posizioni di retroguardia che potrebbe essere riassegnato in prima linea.
Gli ufficiali addetti alla coscrizione hanno il potere di fermare gli uomini per controllare i loro documenti e di trattenerli con l’aiuto della polizia qualora scoprano che la persona è soggetta all’obbligo di servizio militare o ha violato le leggi sulla coscrizione.
Mentre all’inizio della guerra la coscrizione procedeva in modo relativamente agevole, con un elevato numero di arruolamenti volontari, oggi gli ufficiali addetti al reclutamento sono sempre più alla ricerca di renitenti alla leva nelle abitazioni, nei luoghi di lavoro e per le strade. Questo ha provocato numerosi scontri, che sono finiti sui social media e hanno spaccato l’opinione pubblica: c’è chi sostiene gli arruolatori e chi invece difende i coscritti riluttanti.
All’inizio di aprile nella città di Leopoli, nell’Ucraina occidentale, un ufficiale arruolatore è deceduto dopo essere stato colpito al collo con un coltello. L’aggressore è stato identificato: si tratta di un impiegato delle dogane, che ha colpito l’ufficiale mentre stava controllando i documenti di un’altra persona.
Il Ministero della Difesa di Kiev ha dichiarato in un comunicato che chiunque attacchi il personale addetto al reclutamento, comunemente noto come TCC, sta «agendo contro l’Ucraina». «Dobbiamo rispettare i nostri militari, sia in prima linea che nei TCC, e non sminuire il contributo di chiunque difenda il Paese», ha affermato. Allo stesso tempo il ministero ha riconosciuto che il sistema di mobilitazione necessita di modifiche, che saranno attuate a breve.
Gli ucraini riluttanti ad arruolarsi per giustificare il rifiuto di rispondere alla chiamata alle armi spesso dicono che i reclutatori ricorrono a comportamenti brutali e violano i loro diritti.
In un clima di tensione popolare nei confronti di chi elude il servizio militare e degli attacchi contro i funzionari addetti alla leva il presidente Volodymyr Zelensky finora non ha rilasciato dichiarazioni sui casi più recenti. Una scelta che non è ben accolta dai veterani, spesso assegnati alle unità addette al reclutamento.
«Quando si viola la legge e nessuno è chiamato a risponderne, verrà violata sempre più spesso», osserva Mykola Melnyk, veterano che ha perso una gamba in combattimento. «È prima di tutto un attacco alla vita di un soldato ucraino e poi un attacco al futuro della nazione».

In che modo gli africani vengono attirati nella guerra russa in Ucraina
Sempre più famiglie raccontano di parenti che cercavano lavoro in Russia costretti a prestare servizio militare.
SIMONE SCHLINDWEIN, Deutsche Welle, 27 febbraio 2026
In tutto il continente emergono sempre più segnalazioni di africani che combattono nelle truppe russe in Ucraina. Questa settimana il ministro degli Esteri sudafricano, Ronald Lamola, ha incontrato le famiglie di 11 uomini rimpatriati di recente, dopo essere stati trascinati nel conflitto. Il ministero ha detto di essere molto preoccupato per le «circostanze sospette» e le tattiche di arruolamento predatorie utilizzate. Lamola ha aggiunto che due cittadini sudafricani sono morti combattendo per la Russia.
Secondo la Reuters, che cita l’Ufficio del Procuratore Generale, in Kenya un tribunale ha incriminato il direttore di un’agenzia di lavoro per traffico di persone verso la «Russia a scopo di sfruttamento mediante inganno». Costui, 33 anni, è accusato di essere una figura chiave all’interno di una rete che ha inviato oltre mille kenioti a combattere per l’esercito russo. Il procuratore ha confermato che l’accusa è traffico di esseri umani.
Nel frattempo anche funzionari del Ghana affermano di aver negoziato il rilascio di due prigionieri di guerra ghanesi da parte dell’Ucraina a seguito di un incontro tra il ministro degli Affari esteri Samuel Okudzeto e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Costretto con l’inganno a combattere in Ucraina
Purtroppo alcune vite sono già andate perse. In una chiesa alla periferia di Kampala, capitale dell’Uganda, Caroline Mukiza, 42 anni, si asciuga le lacrime che sta versando per la morte del marito. Dopo la preghiera passeggia nel tranquillo giardino della chiesa. Ci racconta che il suo compagno, Edson Kamwesigye, 46 anni, è stato ucciso in Ucraina mentre combatteva in prima linea. Mukiza dice che suo marito aveva già lavorato come guardia di sicurezza in Iraq e in Afghanistan. Sa che a dicembre era salito su un volo per Mosca per un altro incarico come guardia di sicurezza. Ma per molto tempo non ha più avuto sue notizie. Poi, il 15 gennaio, ha ricevuto un messaggio: «Mi ha scritto: ‘Ragazzi, ho bisogno delle vostre preghiere. Ci hanno fatto firmare un contratto di tipo militare’». Dopo un breve programma di addestramento, è stato inviato al fronte. «Ha scritto: ‘Pregate per noi. Non sappiamo se ce la faremo’». Le lacrime rigano ancora le guance di Mukiza mentre racconta come, verso la fine di gennaio, abbiano cominciato a circolare su Internet delle foto che ritraevano un uomo deceduto. Per alcuni conoscenti poteva trattarsi di fosse Kamwesigye, perciò volevano inviare le foto a Mukiza per avere conferma, ma lei ha risposto: «Per favore, non mandatele a me».
In tutta l’Africa è successo che uomini reclutati per lavorare in Russia siano stati costretti a prestare servizio militare. Nel novembre 2025 il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha scritto su X: «Al momento almeno 1.436 cittadini provenienti da 36 paesi africani combattono in Ucraina nelle file dell’esercito russo d’invasione». Sybiha ha avvertito i governi africani che i loro cittadini venivano attirati in Russia e morivano al fronte, aggiungendo che firmare un contratto militare con la Russia «equivale a una condanna a morte» e che «la maggior parte dei mercenari non sopravvive più di un mese».
Ugandese reclutato dalla Russia: «Non cadete nella stessa trappola»
Era un segreto di Pulcinella che la Russia stesse puntando ai giovani africani per farli combattere in Ucraina. Nel maggio 2024 il Servizio di Sicurezza Ucraino (SBU) ha dichiarato che la Russia paga i mercenari africani 2.200 dollari (1.860 euro) al mese per combattere al fronte. Finora i metodi di reclutamento e persino la sorte di questi uomini erano in larga misura Ignoti. Ma l’annuncio ucraino a novembre ha innescato una reazione a catena. Le famiglie si sono fatte avanti, alla ricerca di figli e mariti scomparsi dopo essere partiti per la Russia. Da allora sui social media sono circolati video e foto di africani arruolati dai russi. A gennaio in Uganda un video girato con uno smartphone sul fronte ucraino è diventato virale. Mostra una dozzina circa di mercenari africani seduti sulla neve, che cantano o ballano al ritmo di una canzone della guerra civile ugandese degli anni ’80.
Un altro video, diffuso dall’esercito ucraino, mostra l’ugandese Richard Akantorana mentre spiega di essere andato in Russia pensando di lavorare in un supermercato. Racconta che, una volta arrivato a Mosca, gli hanno detto: «Entrerai nell’esercito russo». Quando si è rifiutato di firmare, racconta Akantorana: «Puntando la pistola contro di noi ci hanno detto: ‘Firmate questi documenti. Dovete firmarli’». Durante la prima missione Akantorana si è arreso alle forze ucraine e oggi lancia un appello: «Ai miei connazionali africani, ovunque voi siate, vi avverto: non cadete in questa trappola».
Tuttavia per almeno 316 africani l’avvertimento è arrivato tardi. I nomi degli africani caduti, i cui corpi sono stati recuperati dagli ucraini lungo la linea del fronte, figurano in un elenco di 15 pagine contenuto in un rapporto pubblicato dal gruppo di ricerca INPACT. La maggior parte di loro – quasi 100 – proviene dal Camerun. L’elenco include anche due nomi ugandesi, ma il nome del marito di Mukiza, Kamwesigye, non c’è.
Africani maltrattati sul fronte russo in Ucraina
I video che circolano online alimentano il sospetto che i cittadini africani siano usati come carne da cannone. Un video particolarmente inquietante, girato in un bunker sotterraneo, mostra un mercenario africano con una grossa mina legata sulla pancia. Si vede una canna di fucile puntata contro di lui e si sente una voce in sottofondo in russo: «Corri, oggi creerai un varco». Si direbbe che l’uomo stia per essere mandato in missione suicida per cogliere di sorpresa gli ucraini. Non siamo riusciti a confermare l’autenticità del video.
Anche il rapporto di INPACT suggerisce che la maggior parte degli africani sia utilizzata come «carne da cannone» e sottolinea che il servizio militare delle reclute africane «uccise in azione dura in media solo sei mesi».
Aziende russe sospette prive di licenza
Il governo dell’Uganda ha avviato un’indagine. Nell’agosto 2025 nove uomini diretti a Mosca sono stati fermati all’aeroporto internazionale di Entebbe. Hanno confermato di essere stati assunti come guardie. Due giorni dopo a Kampala è stato arrestato un cittadino russo che ha dichiarato di lavorare per un’agenzia di reclutamento chiamata Magnit. Gli investigatori hanno scoperto che, anche se nel Paese operano numerose agenzie di lavoro, quell’azienda in Uganda non era registrata. La maggior parte di queste agenzie propone lavori negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita o in Qatar, paesi con cui il governo ugandese ha stipulato degli accordi ad hoc.
Con la Russia, invece, l’Uganda invece non ha alcun accordo di questo tipo , spiega Joshua Kyalimpa, portavoce del Ministero ugandese per le Pari Opportunità, il Lavoro e lo Sviluppo Sociale. «Abbiamo sentito parlare di casi di ugandesi coinvolti nella [guerra in Ucraina], ma di solito vengono reclutati online tramite TikTok o piattaforme simili», ci spiega. «Perciò il ruolo del ministero è stato scoraggiare e mettere in guardia gli ugandesi affinché non si lasciassero attirare da chiunque dichiari di assumere personale nelle zone di conflitto della Russia o dell’Ucraina».
Mukiza ha contattato l’ambasciata russa a Kampala. Mostra una lettera in cui chiede assistenza per recuperare la salma del marito, perché la famiglia possa «seppellirlo secondo la nostra cultura e la tradizione familiare». Aggiunge di non aver ancora ricevuto risposte e dubita di ottenere aiuto dal proprio governo. Il ministro degli Esteri dell’Uganda, Oryem Henry Okello, di recente ha dichiarato all’emittente televisiva locale NTV: «L’Uganda non è in grado di rimpatriare le salme di coloro che muoiono all’estero». «Credo di aver perso ogni speranza», dice Mukiza. Non ha ancora detto ai suoi due figli della morte del padre. Teme le loro domande, perché i bambini sanno che se qualcuno muore, deve essere sepolto. «Mi chiederanno dove si trova», dice la donna a bassa voce, singhiozzando nel fazzoletto.