Newsletter140918 Perché Macron traballa

EUROPA Mentre siamo ormai già immersi nella campagna elettorale per le europee 2019 colui che si candida a capo del fronte europeista contro il ‘populismo’ dilagante, il presidente francese Macron, ha avuto un rientro dalle vacanze estive quanto meno problematico. Scandali, manovre di corridoio, ma soprattutto un’economia che rallenta lo trascinano su una rotta di collisione coi lavoratori e i sindacati francesi e forse le prospettive per lui non sono così rosee se, anche nel suo campo, arrivano le prime defezioni. Dall’altra parte della barricata cresce l’egemonia delle forze ‘populiste’, come abbiamo visto di recente in Germania a Chemnitz e con le elezioni in Svezia. Uno studio della Friedrich Ebert Stiftung tedesca osserva come uno dei tratti di questa egemonia sia la crescita dell’influenza dell’estrema destra anche tra le donne. AFRICA Se ne parla sempre più di frequente, ma in modo sempre più frammentario, confuso, spesso senza alcuna conoscenza del contesto e della storia di un continente il cui sfruttamento ha contribuito allo sviluppo del capitalismo europeo occidentale e che oggi, per una sorta di ‘nemesi storica’, all’Occidente presenta un conto da molti giudicato eccessivo o addirittura immotivato. PuntoCritico ne parla con Raffaele Masto, giornalista, saggista e collaboratore della rivista Africa e di Radio Popolare. SIRIA Si è tornati a parlare di Siria a proposito dell’incombente attacco delle forze governative di Assad, appoggiate da Russia e Iran, alla roccaforte sunnita di Idlib. Milioni di sfollati in questa provincia della Siria nordoccidentale rischiano di trovarsi preda delle contraddizioni tra Ankara, Mosca e Teheran, accantonate solo temporaneamente dopo che Erdogan ha rotto la tradizionale collaborazione tra Turchia e NATO. Ora quelle contraddizioni tornano a galla con conseguenze potenzialmente esplosive.

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Newsletter110918: Su ILVA Di Maio meglio di Calenda, ma…

POLITICA Quando si promette la rivoluzione e si finisce per fare semplicemente meglio di chi c’era prima non bastano le citazioni di Hitchcock (‘delitto perfetto’) a nascondere le difficoltà. Con l’accordo su ILVA firmato la settimana scorsa, indubbiamente positivo, vista la situazione, dal punto di vista dei lavoratori, Di Maio però da una parte delude una folta quota del suo elettorato che voleva chiudere Taranto, dall’altra rimane intrappolato nella contraddizione di chi difende la sovranità economica ma consegna la siderurgia italiana a una multinazionale indiana. Trincerandosi come i politici old style dietro il ‘non potevo fare altro, è colpa di quelli prima’. DESTRE In Svezia il previsto sfondamento del 20% da parte dei Democratici Svedesi non c’è stato e tuttavia il partito di estrema destra aumenta i propri consensi quasi del 50%. Come è possibile che anche in un paese ricco e con un solido welfare l’immigrazione abbia effetto analoghi a quelli osservati negli altri paesi europei? ECONOMIA La nuova svalutazione del peso argentino, come quella della lira turca, affonda le proprie radici nella dipendenza di Buenos Aires dai mercati esteri, ma è soprattutto il frutto della nuova politica di innalzamento dei tassi della FED americana, che avrà conseguenze sull’intera economia mondiale, Italia inclusa. LIBIA In Libia non è scoppiata la pace. Piuttosto le forze in campo stanno approfittando di una fragile tregua per riorganizzarsi. Ma già ieri si è registrato un nuovo assalto armato alla sede della National Oil Company a Tripoli. La tregua dunque sembra essere destinata a non durare, mentre il governo italiano riabilita il generale Haftar e la Francia comincia a mostrare qualche dubbio su di lui. CINA Il Dataroom dedicato da Milena Gabanelli (Corriere, TG7) alla Nuova Via della Seta cinese ieri ha mostrato toni di inedita durezza nei confronti di Pechino. Sovranismo del grande capitale?

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Newsletter070918: Se la cyberguerra la fa l’impresa…

ECONOMIA/TECNOLOGIA Nell’ultimo numero della sua rivista Foreign Policy, autorevole organo del capitalismo americano, solleva alcune preoccupazioni rispetto all’ondata di privatizzazioni che sta portando nelle mani di aziende private e tramite questo canale anche di dittature e gruppi criminali, persino le più sofisticate tecnologie per la guerra elettronica, mettendo a rischio infrastrutture nodali quali centrali elettriche e impianti industriali e minacciando anche il singolo cittadino. Nel momento in cui in Italia si torna a discutere di nazionalizzazioni si tratta di una situazione interessante. LAVORO Mentre in Italia Arcelor MIttal, gigante indiano della siderurgia, con l’intesa firmata ieri, consolida la propria acquisizione dell’ILVA, in India 100mila lavoratori e contadini manifestano nella capitale Delhi contro la politica economica del governo di Narendra Modi che rischia di strangolarli. L’accordo sull’ILVA, se giudicato da un punto di vista strettamente sindacale rappresenta un netto miglioramento rispetto al modo in cui la trattativa era iniziata, per un altro verso riflette l’estrema debolezza dei lavoratori italiani ed europei. Gruppi come AM hanno accumulato capitali da investire all’estero approfittando delle condizioni di favore di cui godono in patria per imporre ai propri dipendenti indiani ritmi di lavoro e paghe che nessun paese europeo avrebbe loro consentito. E ora usano la forza accumulata per imporre il proprio modello anche nelle fabbriche occidentali. Per questo ogni mobilitazione dei lavoratori indiani per ottenere condizioni di lavoro e salari migliori rappresenta una notizia più interessante della media delle notizie che ci vengono propinate quotidianamente da giornali e tv.

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Newsletter040918: Governo, il banco di prova è il DEF

ITALIA Ci siamo. Con la discussione sulla legge di bilancio, dopo tante chiacchiere per il ‘governo del cambiamento’ è giunto il momento di dare dei fatti concreti a chi il 4 marzo ha scommesso sul ‘populismo’ per cercare di ottenere risposte ai problemi che riguardano la propria sopravvivenza quotidiana. Nonostante il successo mediatico delle sparate di Salvini contro presunte ‘invasioni’ da parte di qualche centinaio di disgraziati a bordo di gommoni scalcagnati, la questione sociale si rivelerà, ancora una volta, decisiva. Anche la vicenda ILVA, che in questi giorni è ancora al centro delle discussioni e riguarda il futuro di 20mila operai, rientra in questo ambito. D’altra parte le contraddizioni di questo governo non fanno che rispecchiare la debolezza di un capitalismo italiano in stato confusionale. ESTERI Il ritorno a una guerra dispiegata in Libia e la crisi valutaria in Turchia non sono avvenimenti slegati, ciascuno confinato nel proprio ambito, la geopolitica nel primo caso e la finanza nel secondo. Perché su una cosa ha ragione Erdogan e cioè che la tempesta che si sta abbattendo sul suo paese è anche (ma non solo) espressione di una guerra economica con cui l’Occidente e i mercati cercano di punire un (ex) alleato passato dalla parte del nemico. E tuttavia in Libia i ‘nemici dell’Occidente’ come appunto Erdogan e Putin hanno buon gioco a inserirsi in uno scontro fratricida interno alla NATO e all’UE. Uno scontro in cui l’Italia si avvia manzonianamente a fare la fine del vaso di coccio tra i vasi di ferro.

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Newsletter310818: Cosa c’è dietro Chemnitz?

DESTRE Le manifestazioni organizzate dall’estrema destra in una città della Sassonia, sul confine orientale della Germania, dopo l’uccisione di un cittadino tedesco (ma di origine cubana), per cui sarebbe indagato un iracheno, non sono un fulmine a ciel sereno, ma l’effetto di contraddizioni sociali crescenti e di un fallimento del welfare tedesco, sommati a una presenza storica dell’estrema destra, che su quelle contraddizioni è stata capace di fare leva per consolidare il proprio insediamento sociale. Ne parla un interessante reportage del quotidiano spagnolo El Paìs chiarendo le ragioni di un movimento che non nasce dal nulla. Questa irruzione di una destra estrema, sociale, diffusa ma capace di colpire in modo unitario quando se ne presenta l’occasione e di presentarsi sul palcoscenico politico nazionale di un paese importante come la Germania dovrebbe far riflettere una sinistra che, al contrario, in questi anni si è caratterizzata per la propria ininfluenza sociale, concentrandosi esclusivamente sulle scadenze elettorali. GEOPOLITICA La visita del Ministro dell’Economia italiano Giovanni Tria in Cina in questi giorni è oscurata mediaticamente dalle polemiche su Salvini, Orban e l’UE, ma meriterebbe invece maggiore attenzione. Leggendo i documenti ufficiali infatti emerge che Tria è a Pechino per portare avanti un progetto che non sembra nascere con questo governo né si limita al solito incontro di carattere esclusivamente commerciale. In ballo c’è ad esempio una collaborazione tra Italia e Cina sul suolo africano che assume una connotazione geopolitica e accentua lo scontro con gli interessi francesi in quel continente. Visioni diverse sul ruolo internazionale dell’Italia all’interno dell’establishment si scontrano tra loro e coinvolgono anche il governo, che dell’establishment si presenta come fiero avversario.

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Newsletter280818: Diciotti, Salvini ha vinto?

Chiusa la vicenda della nave Diciotti ci si interroga sul suo significato politico: chi ha vinto e chi ha perso? Ufficialmente Salvini e il Governo si sono intestati la vittoria, ma il caso Diciotti ha evidenziato una difficoltà crescente: da una parte la tenuta dell’UE rispetto al ricatto del Ministro degli Interni, dall’altra il crescente imbarazzo dei CinqueStelle e infine l’attivismo di istituzioni e apparati come la magistratura, i vertici della Guardia Costiera e la Chiesa, che pure ha adottato una strategia indiretta, prendendo atto dell’egemonia che i ‘populisti’ esercitano anche tra i cattolici, come confermano anche in recenti sondaggi realizzati in Italia e negli USA. D’altro canto la questione immigrazione appare sempre più un diversivo in attesa del vero banco di prova, che sarà la politica sociale del Governo, ivi comprese le soluzioni per i difficili problemi ILVA, Alitalia, Genova. Anche a livello internazionale del resto autorevoli centri studi dimostrano che l’ascesa del ‘populismo’ usa l’immigrazione come leva per portare a galla e incanalare una rabbia sociale dovuta a politiche economiche che premiano le classi dominanti e penalizzano lavoratori e ceto medio. Una realtà che il dibattito sull’immigrazione tende a offuscare, così come il vocabolario con cui il fenomeno migratorio ci viene raccontato crea un doppio binario tra profughi e ‘migranti economici’ e un diverso grado di ‘legittimità’ giuridica tra chi fugge dalla guerra e dalla dittatura e chi invece dall’oppressione economica. Un aspetto quest’ultimo su cui negli anni passati si è aperto un dibattito sulla stampa internazionale da cui l’Italia si è tenuta lontana.

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Newsletter240818: USA, lavoratori contro leggi antimigranti

IMMIGRAZIONE Mentre in Italia divampa la polemica intorno all’ennesimo carico di migranti bloccato a bordo di una nave (questa volta non di una ONG ma della Guardia Costiera italiana) e delle sprezzanti dichiarazioni di Salvini, dagli Stati Uniti arrivano notizie interessanti. Lavoratori di Amazon, Microsoft e Salesforce e assistenti di volo delle maggiori compagnie dichiarano la loro indisponibilità a collaborare con la politica di separazione familiare adottata dall’amministrazione Trump nei confronti degli immigrati non in regola, con risultati sorprendenti. Le maggiori compagnie aeree infatti hanno chiesto al Governo di non utilizzare i loro voli per trasferire i bambini sottratti alle famiglie nei centri di detenzione, dopo che gli assistenti di volo avevano minacciato di bloccare gli aerei a terra. DONNE E’ di questi giorni la notizia che un tribunale speciale saudita avrebbe condannato a morte cinque attivisti dell’opposizione, tra cui una donna, Israa al-Ghomgham, la prima a essere condannata alla pena capitale in Arabia Saudita. Una decisione che rivela l’ambiguità delle riforme ‘democratiche’ intraprese da un anno a questa parte dal principe ereditario bin Salman. Un articolo di Bloomberg spiega le ragioni economiche di queste riforme ridimensionandone il significato, che qualche media occidentale tende a sovrainterpretare. POLITICA I toni roboanti con cui il premier greco Tsipras ha annunciato l’uscita dall’austerity mal si conciliano coi dati macroeconomici, che fotografano un paese tutt’altro che salvo. In Italia i seguaci di Tsipras difendono l’azione di Atene e annunciano la presentazione alle europee del 2019.

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Newsletter210818: Genova, di ‘libero mercato’ si muore

La newsletter con cui riprendiamo le pubblicazioni dopo la pausa estiva non poteva che essere dedicata a Genova. Non ci saremmo immaginati di iniziare la stagione 2018-2019 in questo modo. Avremmo preferito farne a meno. Ma anche nella peggiore tragedia si nasconde un’opportunità. In questo caso ci auguriamo che il disastro di ferragosto sia la goccia capace di far traboccare il vaso di una reazione sociale all’idea che la vita delle persone, in particolare dei lavoratori e dei comuni cittadini, sia una variabile dipendente dei profitti aziendali. Come sempre esprimiamo dei giudizi, ma cerchiamo soprattutto di far parlare i fatti, i dati statistici, le argomentazioni scientifiche di contro alle tante parole a vanvera che abbiamo sentito in questi giorni. Negli articoli che seguono troverete la conferma che ciò che è accaduto il 14 agosto è la prevedibile conseguenza di scelte politiche senza scrupoli fatte e confermate negli anni, con impressionante cinismo, da un’intera classe dirigente, a prescindere dal colore politico. Eccezionalmente questo materiale viene pubblicato ‘in chiaro’ e può dunque essere letto da chiunque e diffuso. E’ il nostro piccolo contributo.

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Newsletter030818: CARIGE, da predatrice a preda

ECONOMIA La vicenda di CARIGE, la Cassa di Risparmio di Genova, un tempo centro di potere e polmone finanziario importante in Liguria e non solo, oggi vittima predestinata di una futura aggregazione, a seguito degli scandali che hanno investito il ‘padre padrone’ Giovani Berneschi e la sua gestione, è l’ennesimo caso di una finanza di provincia che per decenni è stata un fattore chiave nella politica locale, ma dalla crisi di quella politica è stata travolta. A farne le spese sono in primis i lavoratori, che stanno perdendo rapidamente i benefici di cui godevano fino a qualche anno fa, e i piccoli risparmiatori, che si vedono ridurre i servizi e aumentare le spese, ma soprattutto hanno perso la fiducia che era un ingrediente fondamentale nel rapporto con le banche del territorio. TRASPORTI Il ministro Toninelli ha rimosso i vertici ‘renziani’ di FS sostituendoli con due manager interni, ma con modalità che hanno poco di innovativo rispetto al passato. E ora l’interrogativo è quale strategia segnerà l’azione del Governo e del nuovo gruppo dirigente che sarà chiamato a realizzare gli obiettivi della maggioranza giallo-verde. SCIENZE Un gruppo di scienziati la settimana scorsa ha annunciato la scoperta di una nuova figura geometrica, lo scutoide, ricavato dall’analisi strutturale delle cellule epiteliali e in grado di spiegarne la flessibilità e le resistenza alle sollecitazioni a cui sono sottoposte durante la crescita dei tessuti. Una scoperta che, come altre volte in passato, nei prossimi anni potrebbe acquisire una portata molto più vasta di quanto non sia possibile intravvedere oggi.

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Newsletter310718: Trump sfratta il sindacato federale

SINDACATO Negli Stati Uniti Trump va allo scontro coi sindacati dei dipendenti delle agenzie dell’Amministrazione federale. In ballo ci sono le regole sui licenziamenti, ma anche la contrattazione collettiva e la stessa agibilità del sindacato all’interno degli uffici. Una situazione che – secondo Labor Notes – ricorda lo scontro tra Reagan e i controllori di volo negli anni ’80. La notizia da una parte infrange l’immaginetta del Presidente che firma i dazi sull’acciaio circondato dagli operai, dall’altra però pone un problema ai critici italiani di Trump: qualche mese fa tv, giornali, social traboccavano indignazione per gli incontri clandestini del leader USA con una pornostar, oggi il suo Governo sfratta i sindacati dagli uffici pubblici e tutti tacciono? POLITICA/MEDIA Che cos’è Byoblu, il videoblog di Claudio Messora, da cui provengono il candidato alla presidenza della RAI Foa, ma anche Bagnai, Rinaldi, Borghi e gran parte della nuova generazione di dirigenti proiettati ai vertici della Lega dalla ‘rivoluzione’ salviniana? Una riflessione su un’abile operazione politico-editoriale inseritasi anche nel vuoto lasciato dall’informazione di sinistra. E su cui la sinistra dovrebbe fare un pensiero per il futuro. LAVORO Dall’India una vicenda che fa luce sulla condizione dei pourakarmikas, i lavoratori che raccolgono i rifiuti urbani per conto  di ditte d’appalto che fanno capo però ad aziende municipali. Una storia in cui modernissime tecnologie biometriche si intrecciano con uno sfruttamento del lavoro e discriminazioni di casta da medioevo.

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