Newsletter200718: Macron batte sindacati 1 a 0?

FRANCIA Che esito hanno avuto gli scioperi dei ferrovieri iniziati ai primi di aprile e più in generale il bracco di ferro tra Macron e i sindacati francesi? A giudicare dalla cronaca a vincere almeno il primo tempo è il presidente francese. CGT e SUD Rail proseguono la mobilitazione, abbandonati dagli altri sindacati, ma soprattutto dai lavoratori, la cui adesione si è ridotta drasticamente col passare dei mesi. Un qualche effetto sembra averlo anche l’alleanza che il sindacato ha siglato col MEDEF (la confindustria francese) per trattare col Governo alcune partite più generali, dalle pensioni al sussidio di disoccupazione, che Macron vuole ‘riformare’ a fondo. MONDO La crescita del fondamentalismo salafita e più in generale di quello che comunemente si definisce ‘estremismo politico’ è dovuto a un’adesione ideologica di massa, magari semplicemente ‘di pancia’? Oppure come, suggerisce Barbara F. Walter su Foreign Policy, si tratta di una scelta pragmatica e dunque reversibile? La Walter analizza il fenomeno come un gioco strategico, cercando di chiarire le motivazioni razionali per cui settori ‘moderati’ si schierano a favore di posizioni radicali. ITALIA Secondo alcune stime sono circa un milione i lavoratori (prevalentemente pubblici) che da mesi si vedono respingere i ticket di Qui!Group forniti loro dalle aziende per cui lavorano. Ma solo oggi viene fuori che già dal 2016 BankItalia aveva bloccato l’emissione di carte di credito prepagate a beneficio dell’azienda genovese. Una vicenda che va oltre la singola azienda, implica responsabilità più ampie e suona come un campanello d’allarme rispetto all’espandersi di un fenomeno, quello del cosiddetto welfare aziendale, da cui già ad aprile avevamo messo in guardia.

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DAZI Cosa fa il sindacato?

SINDACATO La guerra commerciale che ormai tutti danno per dichiarata tra USA e resto del mondo è oggetto di interventi da parte di tutti tranne uno dei soggetti che dovrebbe essere maggiormente interessato: il sindacato. A rischio infatti ci sono decine di migliaia di posti di lavoro. Il sindacato ha un orientamento, certo, ma non si vede. Andando a scavare emerge che la posizione di IndustriALL, la confederazione globale dei sindacati, più che un ‘no ai dazi’ è un ‘no ai dazi di Trump’. Per i maggiori sindacati di settore del mondo la crisi dell’acciaio si risolve con una pressione congiunta sindacati-imprese sulla politica al fine di ottenere misure antidumping, di fatto anch’esse dei dazi, contro la Cina, mentre a Trump si rimprovera che le misure americane più che Pechino colpiscono gli altri produttori, dal Canada alla Russia, dall’Europa alla Turchia. ECONOMIA Il 2018 dovrebbe essere l’anno del sorpasso dell’economia indiana sulla Cina, mentre un tweet del Ministro per l’Elettronica e l’IT indiano annuncia che la produzione di cellulari in India è aumentata di 60 volte negli ultimi 4 anni. Dietro questi dati però si nasconde un paese in cui i giovani, maggioranza della popolazione, affrontano un mercato del lavoro dove il 47% degli occupati lavora nella cosiddetta ‘economia informale’. Lo denuncia un movimento giovanile contro la disoccupazione sviluppatosi nel Karnataka, lo Stato dove sorge la ‘Silicon Valley indiana’ di Bangalore. Una situazione che andrebbe indagata con maggiore attenzione per capirne i possibili sviluppi futuri. SPORT In Italia arriva Cristiano Ronaldo, un evento sportivo con conseguenze importanti anche sul piano economico. Il giocatore infatti per il capitalismo italiano è un nuovo importante asset, che, secondo uno studio di Forbes del 2017, vale quasi un miliardo di dollari solo in termini di entrate pubblicitarie tramite i social.

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Newsletter100718: ILVA, si riapre la partita?

ILVA Questa settimana è successo qualcosa che potrebbe far tornare alla casella di partenza, proprio come nel gioco dell’oca, la complessa procedura per la vendita del gruppo siderurgico al primo produttore di acciaio nel mondo, l’indiana ArcelorMittal. Il governatore pugliese Emiliano martedì ha inviato al Ministro dello Sviluppo Economico Di Maio una lettera in cui lo invita a fare luce sulle ‘zone d’ombra’ presenti nella procedura di aggiudicazione, eventualmente rivolgendosi all’ANAC, cosa che Di Maio ha fatto il giorno dopo. Ma tutto sembra partire da un’intervista rilasciata meno di un mese da Lucia Morselli, ex numero uno di AcciaItalia, la cordata italiana sconfitta da Mittal, ad Affari e Finanza, che un anno dopo evidenziava le incongruenze dell’iter seguito dal governo precedente. Un’intervista che è sembrata un assists sia a Emiliano sia a Di Maio. PUGLIA ENERGETICA C’è un altro punto di vista da cui è possibile analizzare la vicenda ILVA, che riguardala politica energetica nazionale, le sue implicazioni geopolitiche nel Mediterraneo e la posizione che la Puglia si trova a occupare in questo risiko politico-economico. Una posizione che aiuta anche a capire perché Emiliano sia in grado da Bari di giocare un ruolo politico nazionale. Dietro storie come queste, attorno a cui ruotano investimenti e disegni geopolitici da capogiro, dietro ai protagonisti politici (o presunti tali) di queste vicende si muovano interessi che i media di solito non raccontano. PuntoCritico prova a raccontarli e a comprenderli, ponendosi nei panni di lavoratori e comuni cittadini che, senza un proprio punto di vista autonomo, di quegli interessi rischiano di diventare massa di manovra inconsapevole.

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Newsletter100718: Tailandia, il salvataggio un test per i militari

CRONACA Al caso dei giovani calciatori tailandesi rimasti imprigionati in una grotta insieme al loro allenatore si intreccia una partita tutta politica. Per la giunta militare che dal 2014 governa il paese e che da un anno continua a rimandare le elezioni promesse per ristabilire la normalità, le operazioni di soccorso sono un’occasione per cercare di salvare un’immagine compromessa da quella questione e dagli scandali. E allo stesso tempo una cartina di tornasole dello scontro tra èlites urbane e masse rurali che caratterizza il paese. POLITICA Dagli Stati Uniti arriva la proposta politica shock di Dambisa Moyo con cui un settore della borghesia liberale pensa di mettersi al riparo dal ripetersi di eventi come l’elezione di Trump e la Brexit: subordinare il diritto di voto al superamento di un esame da parte degli elettori. Un’idea che svela allo stesso tempo paure profonde della classe dirigente per la crisi della democrazia rappresentativa nel mondo, ma anche la sua incapacità di rispondere a tale crisi in termini politici. L’introduzione di nuove restrizioni al diritto di voto, dopo la generalizzazione del sistema maggioritario con sbarramento a partire dai primi anni ’90,  può far paura al mondo del lavoro se si pensa che le elezioni siano il terreno principe su cui contrastare le politiche di compressione salariale e riduzione dei diritti sindacali in atto a partire da quegli stessi anni. Ma davvero è cosi? ECONOMIA In realtà il terreno dello scontro nella società e in particolare nel mondo del lavoro appare sempre più l’unica arma efficace. Tanto più che, come argomenta un saggio che ci arriva dal sindacalismo americano più combattivo, nonostante l’avanzata delle imprese e lo smantellamento progressivo delle garanzie a tutela del lavoro, l’economia del just-in-time globale, pur di risparmiare sui costi di produzione, ha aperto una serie di falle in cui l’iniziativa sindacale può incunearsi ottenendo risultati importanti. Una riflessione strategica sul sindacalismo del terzo millennio.

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Newsletter060718: Messico, LO nuovo profeta della sinistra?

MESSICO Ogni volta che da qualche parte nel mondo la sinistra vince un’elezione qualcuno pensa che da lì parta una riscossa da cui anche la disastrata sinistra italiana trarrà beneficio. E puntualmente prende una facciata – da Lula a Tsipras i casi ormai non si contano –, ma ricomincia alla volta successiva. Questa volta il potenziale modello è Lòpez Obrador, eletto nuovo presidente del Messico domenica scorsa. Un terremoto che è figlio del collasso politico del paese, legato a sua volta alle contradizioni economiche. Per capire meglio di che cosa si tratti abbiamo ripercorso la carriera politica di Lòpez Obrador e ne abbiamo analizzato programmi, parole d’ordine e giudizi degli avversari. POLITICA L’avvento dei cosiddetti populisti al governo dell’Italia e la singolare (ma non troppo) alleanza tra Salvini e Di Maio sono la causa di una forte polarizzazione del dibattito politico, ma anche l’occasione per chiedersi se, aldilà del tifo da stadio, non vi siano criteri oggettivi per stabilire almeno la natura sociale di un governo come base per un giudizio politico più generale. Un compito diventato più difficile, visto il presunto superamento delle tradizionali categorie con cui eravamo abituati a classificare i governi e le forze politiche che li compongono. AUSTRIA Un altro governo tacciato di ‘populismo’, quello di Vienna, qualche giorno fa è riuscito a risvegliare la sonnolenta confederazione sindacale austriaca e a far scendere in piazza più di 100mila persone contro la legge che porterebbe l’orario di lavoro da 10 a 12 ore al giorno e da 50 a 60 ore a settimana. Il ‘Partito della Libertà’, portato alla ribalta qualche anno fa da Jorg Haider e arrivato al governo di recente grazie a un cospicuo voto operaio, ora si trova ad affrontare le proprie contraddizioni.

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Newsletter030718: Difesa, il governo del continuamento

GOVERNO Nella sua prima intervista, rilasciata a un sito di affari militari americano, la neoministra della Difesa Elisabetta Trenta conferma punto per punto gli impegni internazionali dell’Italia, compreso l’acquisto degli otto nuovi F-35 ordinati da Gentiloni prima di lasciare palazzo Chigi. Le invettive di Alessandro Di Battista, che un anno fa invitava a ‘prendere a calci in culo chi aveva portato l’Italia in questo programma’ sembrano lontane anni luce. RUSSIA Un libro appena pubblicato da Manifestolibri, La sfida di Putin, ci aiuta ad analizzare la società russa, con la sua contraddittoria eredità storica, che ha fatto da sfondo all’ascesa dell’ex agente del KGB al potere, e la parabola di quest’ultimo. Ne parliamo con Yurij Colombo, l’autore del saggio. AFRICA Una nuova guerra insanguina l’Africa, ma per ora in Italia non ne parla nessuno. Eppure si tratta di un conflitto che potrebbe innescare nuovi flussi di profughi e l’Italia non è del tutto estranea a ciò che sta avvenendo. Abbiamo ricostruito lo scontro di interessi economici e geopolitici che sta dietro alla crisi anglofona in Camerun, un conflitto che vede da una parte l’autoproclamata repubblica Indipendente di Ambazonia e dall’altra il governo centrale di Paul Biya. Negli ultimi due anni il governo Gentiloni ha cercato di inserire l’Italia nella frattura apertasi tra la Francia di Macron e il padre padrone del Camerun, senza indulgere a eccessive riflessioni su democrazia e diritti umani. Un capitolo della geopolitica africana coltivata nell’ombra dal nostro paese che potrebbe venire a galla se la situazione nel paese africano continuerà a precipitare.

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Newsletter290618: Turchia, opposizione più forte, economia più debole

POLITICA Recep Tayyp Erdogan pone un suggello definitivo alla sua autorità di uomo forte per una Turchia che aspira a giocare un ruolo in Medio Oriente e nell’Islam sunnita distanziandosi dalla tradizionale militanza filo-occidentale nella NATO. Così la stampa italiana ha interpretato il voto di domenica, che effettivamente consegna al raìss e ai suoi alleati ultranazionalisti la maggioranza del Parlamento e fa di Erdogan il presidente della Turchia in un regime stavolta presidenzialista, a seguito del referendum dell’anno scorso. Ma leggendo tra le righe si scopre una situazione meno rosea di quanto potrebbe sembrare e in cui covano i germi di una possibile instabilità futura.  ECONOMIA I risultati di un recente rapporto pubblicato da una delle più note società di consulenza aziendale americane getta una nuova luce sul futuro del capitalismo globale. Secondo Korn Ferry nel 2030 l’economia mondiale, con la sola eccezione dell’India, dovrà scontare un deficit di forza-lavoro qualificata che potrebbe bruciare 8500 miliardi di dollari di produzione potenziale, ma anche, influire sui rapporto di forza economici nel mondo e all’interno delle nostre società. CULTURA 115 anni fa nasceva George Orwell, un autore ricordato per alcuni suoi romanzi ‘politici’, tra tutti 1984 e La fattoria degli animali, ma di cui rimane ai più sconosciuta la militanza politica vera e propria, in particolare contro il fascismo e la repressione staliniana, di cui quelle opere rappresentano un riflesso letterario.

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Newsletter260618: MIGRANTI La politica italiana in Libia

POLITICA Mentre Salvini ritorna dalla Libia con un secco no del Governo di Accordo Nazionale alla realizzazione di hotspot per l’accoglienza e l’identificazione dei migranti sul territorio libico, la polemica sulle ONG continua a imperversare. Per capire meglio l’oggi cerchiamo di comprendere meglio quello che è stato fatto ieri, cioè la strategia portata avanti sul campo da Gentiloni e Minniti nel 2017.ECONOMIA Il 2017 è stato l’anno delle criptovalute, ora apparentemente in declino. I prossimi anni saranno gli anni delle monete complementari? Difficile dirlo. Si tratta di un fenomeno per molti versi con una filosofia opposta a quella del bitcoin e destinato ad attecchire in particolare in tessuti produttivi molto frammentati e con una forte presenza di piccole  e medie imprese. Per questo si sta diffondendo soprattutto in Italia, tanto che autorevoli organi come il Financial Times e la London School of Economics hanno deciso di studiare il Sardex, la moneta complementare introdotta una decina di anni fa in Sardegna. Ma è un fenomeno che rappresenta anche la risposta della piccole e media impresa alla crisi economica e riflette le ansie e le contraddizioni di una classe media spremuta dalla globalizzazione. ATAC Mentre il Tribunale di Roma dà il via libera al piano di concordato preventivo dopo le modifiche approntate da Comune e azienda, la Regione Lazio apre a un possibile scorporo delle linee ferroviarie in concessione attualmente gestite da ATAC. Un passo che potrebbe rappresentare uno snodo nella complessa vicenda e un assist in vista di una possibile privatizzazione, con ricadute non solo locali ma anche nazionali.

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Newsletter220618: Yemen, verso la crisi umanitaria

GEOPOLITICA Ci sono guerre da prima pagina e guerre da trafiletto. Il conflitto nello Yemen, in corso dal 2015, sembra essere stato relegato in questa seconda categoria. In questi giorni lo scontro intorno al porto di Hudaida tra gli huthi sostenuti dall’Iran e la coalizione a guida saudita, appoggiata dagli USA (e da alcuni paesi europei tra cui la Francia) rischia di far precipitare una crisi umanitaria di proporzioni colossali. Sono 8 milioni gli yemeniti che rischiano la fame se uno dei maggiori terminali degli aiuti umanitari provenienti dall’estero viene chiuso. LAVORO Il superministro dell’Economia e del Lavoro Di Maio ha deciso di dare il primo segnale di cambiamento cominciando dalla questione dei riders, i fattorini a due ruote che consegnano cibo alle dipendenze di gruppi internazionali come Foodora e Deliveroo. Ma la questione appare più complicata di quanto il capo politico dei CinqueStelle probabilmente pensava. Le aziende minacciano di andarsene dall’Italia e di lasciare i riders… a piedi, mentre si percepisce un certo disagio tra i lavoratori di fronte prima all’iniziativa estemporanea del ministro, poi al rapido dietro front seguito all’intervista dell’AD di Foodora Cocco: ora il MISE accantonerebbe il Decreto Dignità di Di Maio per lasciare spazio a una trattativa tra imprese e lavoratori. Nell’intervista che gli abbiamo fatto Riccardo Lajolo, rider di Foodora, spiega la posizione dei lavoratori torinesi e pone un problema di rappresentanza sindacale. In un settore con un tasso di dì sindacalizzazione ridicolo chi andrebbe al tavolo di trattativa? SCIENZE Nei giorni scorsi la IBM ha presentato Project Debater, il primo robot in grado di dibattere con un essere umano. L’incrociarsi tra questa tendenza a far sì che le macchine imitino l’uomo e quella dell’uomo ad adottare procedimenti decisionali tipici delle macchine potrebbe avere conseguenze su cui vale la pena di riflettere.

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Newsletter190618: Migranti, per la politica un mercato da regolare

ITALIA Il neoministro degli Interni Salvini non fa che portare avanti strombazzando una politica che i governi almeno degli ultimi dieci anni hanno disegnato e applicato alla chetichella, una politica basata su uno scambio tanto chiaro quanto cinico: noi paghiamo chi governa la Libia per bloccare le partenze e non indaghiamo sul come. Un atteggiamento che ha alle spalle una realtà di cui bisognerebbe prendere atto: il traffico di esseri umani è un’attività economica redditizia, pienamente integrata nel mercato mondiale (e non solo in quello illegale, a dirlo è l’OCSE) e che qualcuno si illude (o fa finta per opportunità politica) di poter regolare. Ce lo conferma anche l’intervista con Giulia Crescini, dell’ASGI, Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, che sottolinea come per l’Europa il controllo dei flussi sia diventato la chiave per andare in Africa e portare avanti interessi puramente economici. EUROPA Il tema dell’immigrazione è sempre più anche la cartina di tornasole delle contraddizioni del processo di unificazione del capitalismo europeo. In questo senso Salvini viene rafforzato dalla crisi attraversata dalle leadership francese e tedesca. Macron interviene in modo scomposto, pressato dalle critiche al suo iniziale silenzio, criticando l’Italia sulla vicenda Aquarius, ma alla fine è costretto a ritrattare, finendo per apparire debole persino a confronto di un premier come Conte. Merkel viene inghiottita in uno scontro sui migranti col suo Ministro degli Interni e capo della CSU bavarese, Horst Seehofer, da cui dovrebbe uscire attraverso una ‘soluzione europea’ al problema migratorio a cui non crede neanche lei. MONDO L’accordo raggiunto una settimana fa da Trump e Kim a Singapore lascia le cose come stanno ma accontenta tutti, perché entrambe possono dire di avere vinto sapendo in cuor loro almeno di non avere perso. Pubblichiamo il succinto testo della ‘Dichiarazione congiunta’ e un commento. GENOVA L’edizione 2018 del Pride nel capoluogo ligure assume un significato particolare per la partecipazione particolarmente alta, che appare anche frutto della polarizzazione politica in atto. Come ci confermano anche gli organizzatori, nel vuoto lasciato dalla sinistra in molti, anche giovanissimi, usano le occasioni a disposizione per manifestare contro la destra, che governa l’Italia da qualche settimana ma la Liguria e Genova ormai da qualche anno.

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