IRAN Per Alì Ghaderi (Fedayn del Popolo Iraniano) per sostenere studenti e proletari iraniani contro Khamenei non servono interventi esterni: basterebbe che Stati Uniti e paesi europei smettessero di sostenere sotto banco il regime e di puntare su un “avvicendamento interno”. Il resto è compito degli iraniani, dei loro sindacati e delle organizzazioni della Resistenza. INTERNAZIONALISMO Da Caracas a Tehran al Minnesota proletari tra due fuochi: il fuoco vero e proprio dei regimi che li opprimono e la carità pelosa di chi per sfruttare le loro lotte impugna la bandiera della “democrazia”. L’analisi di Marco Veruggio sul sito Good Morning Genova.
Newsletter270126: Dagli USA, contro Trump serve una strategia
LOTTE Negli USA la mobilitazione innescata dall’esecuzione di Renee Good e culminata nello sciopero di venerdì in Minnesota, seguito dal secondo assassinio per mano degli agenti federali, potrebbe segnare una svolta nella lotta contro la brutale campagna anti-immigrati dell’ICE. Per fermare Trump, però, serve una strategia, tanto più vista l’assenza di un’opposizione politica e le ambiguità del sindacato. In questa newsletter alcune riflessioni nostre e dagli USA un intervento che indica una strategia centrata sui lavoratori e sull’arma dello sciopero generale e un testo di Tempest, piccolo gruppo della sinistra socialista USA, scritto alla vigilia dello sciopero, su come intervenire nelle contraddizioni della burocrazia sindacale americana.
Newsletter230126: Ucraina e Israele, ondata di disertori e obiettori
POLITICA&GUERRA Mentre i paesi europei parlano di reintroduzione della leva, a Kiev il nuovo ministro della Difesa ammette che in Ucraina ci sono due milioni di disertori e 200mila ‘assenti ingiustificati’, in totale circa un quarto della popolazione maschile in età di obbligo militare. Una pesante smentita della retorica degli ucraini che ‘vogliono combattere l’invasore russo’, di cui si alimenta anche il dibattito politico italiano. Un dato che già lo scorso aprile, prima del cessate il fuoco a Gaza, trovava conferma anche in Israele, con un’ondata senza eguali da decenni di refusenik e di riservisti che non si presentano alla chiamata (per qualcuno addirittura il 40%-50%). E che conferma un trend storico: all’inizio di ogni guerra il sostegno per la soluzione armata può essere elevato anche tra i proletari, ma quando si sperimentano le conseguenze esso è destinato ad abbattersi drasticamente.
Newsletter200126: A Roma e Milano internazionalisti contro la guerra
PUNTOCRITICO Una newsletter dedicata a due iniziative a cui abbiamo partecipato nel periodo di sospensione natalizia delle pubblicazioni e che pensiamo i nostri lettori possano trovare interessanti: una a Roma, organizzata da PuntoCritico insieme al Centro di Documentazione P. Martignetti e alla rivista “Il cantiere” sulla Tregua di Natale 1914 nei quartieri di San Lorenzo e del Pigneto e una a Milano, organizzata dal Centro di Documentazione contro la Guerra presso il Centro sociale Cox 18, sul conflitto israelo-palestinese, con la partecipazione di Piero Acquilino (PuntoCritico) e Sandro Moiso (Carmillaonline). Di seguito un articolo sulle iniziative romane, la trascrizione dell’intervento di Piero Acquilino a Milano e i link a video e podcast delle due iniziative.
Newsletter160126: IRAN Un capitalismo che crolla su se stesso
IRAN Per spiegare la rivolta in Iran non servono trame da spy story: basta la crisi di un capitalismo iraniano che non riesce più a soddisfare neppure chi fino a poco tempo fa ne beneficiava e le cui contraddizioni erano destinate a esplodere: l’analisi di Alessandro Siglioccolo e un comunicato dello storico sindacato dei tranvieri di Tehran. USA In questo convulso inizio d’anno l’assassinio di Renee Good da parte dell’ICE per certi versi pesa persino più di Venezuela e Iran, perché porta alla ribalta e alimenta una resistenza interna a Trump organizzata, che ora potrebbe estendersi, radicalizzare le posizioni del sindacato e inasprire il conflitto nelle classi dominanti statunitensi e nel complesso apparato statale americano. Il sito di Jacobin sottolinea che anche nei settori sociali più trumpiani la maggioranza non ha digerito l’azione dell’ICE. Mentre Labor Notes ricorda chi era Renee Nicole Good e spiega come agiscono i gruppi di intervento rapido anti-ICE di cui faceva parte.
Newsletter130126: Venezuela, il ‘non regime change’ di Trump
POLITICA Il 2026 inizia con una rapida accelerazione degli eventi che accresce il caos delle relazioni internazionali. In questa newsletter ci concentriamo sul Venezuela con alcune osservazioni emerse nella riunione di redazione di PuntoCritico, una dettagliata analisi tecnico-militare del raid del 3 gennaio proveniente da ambienti militari cubani e un articolo di Romeo Orlandi, sinologo e vicepresidente di Osservatorio Asia, che esce oggi su Officina Primo Maggio e PuntoCritico. SOCIETÀ Massimiliano Cacciotti sull’altro episodio che ha fatto discutere in questo primo scorcio dell’anno, la strage di Crans-Montana, ed evoca tragedie passate.
Newsletter191225: Fallimento Pinnacle, primo test per Mamdani
CASA&FINANZA Da New York a Genova: una newsletter dedicata a come immobiliari e fondi d’investimento stanno trasformando il tessuto urbano delle città a spese delle classi subalterne: un reportage di The New Republic racconta il fallimento di Pinnacle Group, tra i maggiori proprietari di immobili a New York, l’impatto sugli inquilini e la reazione dei loro sindacati, l’intreccio con la finanza israeliana (col neoeletto sindaco “socialista”, che per ora Mamdani evita di prendere posizione). Il Fatto Quotidiano riprende il caso di cui ci siamo occupati qualche settimana fa: la singolare cessione di un convento ottocentesco in uno dei quartieri più rinomati di Genova a un immobiliarista in cambio di una ventina di proprietà di dubbio valore in aree degradate. Indagano Procura, carabinieri e persino il Vaticano.
Newsletter161225: Gen Z, il battesimo della lotta
LOTTE In questi mesi si è parlato abbastanza delle rivolte della Gen Z nel mondo. Lo abbiamo fatto anche su questa newsletter pubblicando cronache e testimonianze. Ci pare invece che non ci si sia interrogati a sufficienza sulla loro natura, i loro potenziali sbocchi, la possibilità che si estendano anche ai paesi dell’Europa occidentale come l’Italia, magari come reazione alla minaccia sempre più incombente di una guerra e al militarismo che torna ad avanzare. Proviamo a colmare questa lacuna con alcune riflessioni emerse nel dibattito all’interno della nostra redazione allargata e una rassegna delle ultime novità provenienti da Nepal, Madagascar, Marocco e Perù tratta dall’ultimo numero di Révolutionnaires, settimanale dell’NPA-Rev.
Newsletter121225: Hannes Kramer: “Perché diciamo NO al servizio militare”
EUROPALL’ARMI 55mila studenti tedeschi scioperano contro la reintroduzione del servizio militare (teoricamente) volontario. PuntoCritico intervista Hannes Kramer, uno degli organizzatori dello Schulstreik: la mobilitazione, ci spiega, non si conclude con l’approvazione della legge. Prossima manifestazione il 5 marzo. Mentre gli studenti tedeschi riempiono le piazze gli europeisti con l’elmetto riempiono i social di bandiere a 12 stelle e mobilitano vecchie cariatidi e aspiranti influencer come Cohn-Bendit e Calenda per rinfocolare il patriottismo europeista.
Newsletter051225: BELGIO Sciopero riuscito, ma i socialisti scaricano il sindacato
SINDACATO In Belgio lo sciopero unitario contro le misure di austerità annunciate dal governo di centrodestra è riuscito, ma il gruppo dirigente del sindacato non sembra avere una strategia per proseguire la lotta e non trova sponda nell’opposizione, che ha già dato il via libera agli interventi del governo per limitare l’indicizzazione dei salari. ACCIAIO&GUERRA Mentre a Genova e a Taranto gli operai dell’ILVA lottano a oltranza per il ritiro del ‘piano di chiusura’ di Urso è di particolare interesse leggere una nota del 2024 di Metinvest, il gruppo siderurgico dell’oligarca ucraino Achmetov, che evidenzia l’intreccio tra mercato dell’acciaio, guerra in Ucraina e politica internazionale, fornendo alcuni spunti di riflessione sulle possibili strategie del governo Meloni, che – spiega la nota – ha messo a disposizione di Metinvest SACE e Cassa Depositi e Prestiti e garantirà “accesso al credito, alle tecnologie e a tutte le risorse necessarie” per costruire un impianto da 3 milioni di tonnellate l’anno a Piombino. Pensando già alle opportunità del dopoguerra?