FRANCIA Lo scandalo dei tranvieri schedati

Il quarto caso di schedatura illegale dei dipendenti aggrava la posizione di RATP, la società che gestisce bus e metro parigini e che in Italia controlla la tramvia a Firenze e, dopo un’interminabile battaglia legale, nei prossimi mesi dovrebbe assumere la gestione dell’intero trasporto pubblico toscano. 

Dopo le immagini dell’infermiera 50enne malmenata dalla polizia francese la settimana scorsa durante una manifestazione sindacale organizzata dalla CGT, un’altra vicenda, per certi versi ben più grave, contribuisce a illustrare l’atteggiamento dello Stato francese nei confronti dei propri dipendenti. Il quarto caso di schedatura illegale dei dipendenti in un deposito RATP, la società controllata dal Governo che gestisce il trasporto nella regione di Parigi, indebolisce la tesi su cui si basa la difesa dell’azienda e cioè che il fenomeno sarebbe il frutto di iniziative locali di alcuni dirigenti. Del resto era dal 2010 che ogni tanto spuntavano segnali inquietanti che questa fosse una prassi diffusa. Solo ora però vengono a galla prove oggettive che hanno costretto RATP ad ammettere, almeno in parte, la realtà.

Circa un mese fa il sito francese Mediapart rivelava che i dipendenti del deposito RATP di Bords-de-Marne, nel piccolo comune di Neuilly-Plaisance, dipartimento di Seine-Saint-Denis, erano stati schedati illegalmente a loro insaputa. I file Excel, creati nel 2020 e di cui Mediapart ha pubblicato alcune schermate, registrano tutti gli aspetti della vita lavorativa dei circa 900 autisti in servizio presso la rimessa. Quei file contengono informazioni che per la legge francese potrebbero essere archiviati e usati per ragioni diverse dalla compilazione delle buste paga solo sotto la vigilanza di un apposito organismo, la Commission nationale informatique et libertés, applicando regole severe e in ogni caso informando i dipendenti, che hanno diritto ad accedere ai dati personali archiviati.

In particolare nei file sono registrati i dipendenti in ordine di livello contrattuale, con l’indicazione delle giornate lavorative e delle ore di straordinario prestate volontariamente, dei giorni di malattia e di congedo per maternità, delle assenze ingiustificate, degli incidenti in servizio, dei giorni di sciopero e di eventuali misure disciplinari, nonché del lavoro supplementare, cioè i minuti di servizio, registrati in una contabilità a parte, in cui gli autisti  devono rimanere alla guida oltre l’orario di lavoro per cause impreviste, ad esempio un ingorgo.

Ad aggravare la situazione c’è il fatto che tali dati siano stati raccolti dalla direzione del deposito per istruire il lavoro della commissione che ogni anno, in primavera, decide gli avanzamenti di carriera dei dipendenti, a partire da ‘una valutazione oggettiva della loro professionalità’. Una mail inviata dal responsabile del deposito ai propri collaboratori il 9 aprile, venuta in possesso della CGT e di Medapart, sembra confermarlo. Scrive il dirigente: ‘Siamo riusciti a far passare questa rimessa da una strategia basata al 100% sui giorni di malattia a una basata al 100% sulla produttività. Stilando una graduatoria dei dipendenti in base alla produttività azzeriamo le congetture soggettive dei responsabili del personale, per cui questo o quell’autista possono essere il top. Qui contano solamente i numeri’.

Il dirigente di RATP – riferisce Mediapart – osserva anche che la sua iniziativa inizialmente ha suscitato delle resistenze, soprattutto per quanto riguarda la contabilità delle giornate di sciopero, un diritto costituzionale protetto dalla Costituzione francese, tanto che egli raccomanda ai collaboratori più stretti di fare attenzione a tenere riservata la schedatura, a non trasmettere i file ai quadri intermedi e a non parlare di scioperi al di fuori della cerchia dei collaboratori di fiducia.

Di fronte all’evidenza dei fatti RATP ha cercato di prendere le distanze ammettendo che si tratta di un’iniziativa ‘in contraddizione formale con le regole aziendali’ e annunciando un’indagine interna e la rimozione del dirigente dal suo incarico nel deposito. D’altra parte la schedatura viola non soltanto la legge francese ma anche il GDPR, il Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati Personali. Tuttavia il 4 maggio nell’incontro coi sindacati convocato dopo che la CGT aveva denunciato la vicenda, la direzione aziendale, pur ammettendo che i dati sulle assenze per sciopero e per malattia non avrebbero dovuto essere raccolti e impegnandosi a cancellare i file incriminati, ha rivendicato la legittimità di utilizzare dati di archivio come sostegno alla decisione quando si istruiscono la procedure per gli avanzamenti. Bertrand Hammache, segretario generale della CGT nell’azienda di trasporto, ha osservato che in quell’occasione RATP era interessata soprattutto a capire come il sindacato aveva ottenuto la documentazione che ha dato la stura allo scandalo.

CGT e SUD, rispettivamente secondo e terzo sindacato in azienda, denunciano la volontà di RATP di penalizzare chi fa sciopero e stanno riflettendo seriamente sulla possibilità di portare la vicenda in tribunale. Della pratica delle schedature dentro RATP si era parlato già nel 2010, quando alcuni sindacalisti avevano messo le mani su alcuni file contenenti dati sui dipendenti. Nel 2016 una qualche conferma del problema era arrivata da una mail interna in cui si lasciava intendere la volontà di schedare le ‘teste calde’ presenti tra i dipendenti, ma solo oggi vengono alla luce prove oggettive spendibili in un tribunale.

Alla durezza di CGT e SUD fa riscontro un atteggiamento più conciliante di UNSA, l’organizzazione sindacale che vanta più iscritti all’interno di RATP, a cui si aggiunge l’imbarazzo per i contenuti della mail del 9 aprile. Nel testo infatti il responsabile del deposito di Bords-de-Marne invita il suo responsabile del personale a vigilare affinché un delegato di quel sindacato ottenga l’avanzamento di carriera ‘nel quadro delle relazioni con l’UNSA’. Il rappresentante sindacale, sentito dai suoi superiori, ha spiegato la frase ipotizzando che il direttore del deposito avesse fatto una semplice battuta, mal interpretata, per sfoggiare propria autorità. L’UNSA fa notare che il delegato da 4 anni non aveva avuto avanzamenti e che fa parte di quel 70%-80% di dipendenti per cui il passaggio quest’anno era un atto dovuto. Ma se era un atto dovuto perché quella raccomandazione?

Infine a smentire la tesi di RATP, secondo cui a Bords-de-Marne si sarebbe trattato di una ’iniziativa locale’, dopo la prima denuncia sono venuti fuori altri file analoghi, prima al deposito di Ivry-Leburn, poi in quello di Croix-Nivert-Point du Jour, nel XV-XVI arrondissement di Parigi,  l’ultimo nel deposito di Asniéres-Pleyel. Del resto che l’azienda del trasporto pubblico parigino non gradisca le iniziative del sindacato non è una novità. A maggio la direzione, proprio a Croix-Nivert, aveva avviato una procedura disciplinare contro Cemil Kaygisiz e Michael Libouton, delegati CGT accusati di aver instaurato ‘un clima di intimidazione morale nei confronti della direzione’. Nel deposito Flandre a Pantin, dove era avvenuto l’episodio citato del 2010, un altro esponente della CGT, Ahmed Berrahal, è stato sospeso per due mesi, accusato di aver bloccato la rimessa lo scorso dicembre, durante gli scioperi contro la riforma delle pensioni di Macron. Un altro iscritto alla CGT, Alexandre el Gamal, è stato convocato per la prima volta da quando è in azienda davanti al consiglio di disciplina. La stessa CGT, in un volantino diffuso qualche settimana fa, accusa l’azienda ‘condannata in cinque occasioni per episodi di abuso, di violazione delle prerogative dei rappresentanti dei lavoratori e dello statuto e delle norme che regolano l’attività di RATP’ di farsi passare per vittima e di aver fatto caricare dalla polizia i partecipanti a un presidio di solidarietà nei confronti di Kaygisiz e Libouton.

A macchiare l’immagine aziendale di recente si è aggiunta la diffida dell’ispettorato del lavoro a RATP per aver messo in pericolo i propri dipendenti durante l’epidemia di coronavirus. Se questo è l’atteggiamento di RATP nei confronti dei dipendenti e del sindacato dai prossimi mesi a farne le spese potrebbero essere anche i circa 5.000  lavoratori del trasporto pubblico toscano.

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