Sanità, scuola, media: come Taiwan combatte il virus

Taiwan, lezioni del virus

Come abbiamo scritto nell’ultima newsletter di PuntoCritico l’umanità possiede teoria, tecnologie e dati sufficienti a risolvere i grandi problemi dell’umanità, epidemie incluse, ma non lo fa se non è autorizzata dal mercato. Molti liberali e molti ultras del ‘comunismo cinese’ in questi giorni elogiano la reazione di Pechino al COVID-19, dimenticando con nonchalance sia i costi umani dell’iniziale occultamento della verità sia il sacrificio di lavoratori mandati allo sbaraglio senza protezioni adeguate a combattere il virus. Quasi nessuno ha fatto caso invece al modello Taiwan, una democrazia liberale che dopo l’epidemia della SARS nel 2003 ha giudicato utile investire su un piano di emergenza sanitaria in grado di attivarsi rapidamente e bloccare la diffusione di una nuova epidemia sul nascere. Nel 2003 Taiwan fu investita dalla SARS in modo relativamente leggero (circa 350 contagi e una settantina di vittime), ma dovette mettere circa 150.000 persone in quarantena (su una popolazione di 2,5 milioni) e stabilì un record negativo di turisti in visita in un paese, in cui il settore del turismo vale circa il 5% del PIL. Del resto si tratta di un investimento fatto anche da altri paesi colpiti dalla SARS nel 2003, come Singapore.La scelta di investire in prevenzione e capacità di reazione immediata però, nel caso di Taiwan, oltre che per ragioni economiche, è presumibilmente da attribuirsi anche alla competizione con Pechino sul piano politico e propagandistico.

L’articolo tratto dal Journal of American Medical Association potrebbe ovviamente contenere una dose di propaganda, ma è indubbio che l’approccio descrittovi è degno di riflessione e che i risultati sono confermati dai dati dell’OMS e della stampa internazionale. Si tratta di risultati degni di nota soprattutto se li osserviamo da un paese, seconda potenza industriale dell’UE, che sta gestendo l’emergenza in modo a dir poco artigianale. Il confronto tra i visti d’ingresso via SMS e i codici QR  dei taiwanesi e gli italiani costretti a girare con in tasca la loro autocertificazione scritta a biro su un pezzo di carta è una sintesi impietosa della distanza non solo geografica che separa due classi dirigenti.


La risposta al COVID-19 a Taiwan

Analisi dei Big Data, nuova tecnologia e diagnosi proattiva

JASON WANGCHUN Y. NGJournal of American Medical Association, 3 marzo 2020

Taiwan si trova a 81 miglia dalle coste della Cina continentale e ci si attendeva che registrasse il secondo maggior numero di casi di coronavirus (COVID-19) a causa della vicinanza e del numero di voli tra le due Cine. (1) IL paese ha 23 milioni di cittadini, di cui 850.000 risiedono nella Cina continentale e 404.000 vi lavorano. (2) (3) Nel 2019 2,71 milioni di persone provenienti dalla Cina continentale hanno visitato l’isola. (4) Per questo Taiwan dallo scoppio della SARS nel 2003 è in costante allerta ed è pronta a reagire a eventuali epidemie provenienti dal continente. Dato il costante espandersi del COVID-19 nel mondo, comprendere le procedure messe in atto rapidamente in questo paese e valutare l’efficacia di queste azioni nel prevenire un’epidemia su larga scala può essere istruttivo per gli altri paesi.

Il COVID-19 si è manifestato poco prima del capodanno, durante il quale era previsto che milioni di cinesi e taiwanesi si mettessero in viaggio in occasione delle feste. Taiwan si è rapidamente mobilitata e ha introdotto procedure specifiche per l’identificazione degli infetti, il contenimento e l’allocazione di risorse necessari a proteggere la salute pubblica. Lo Stato ha sfruttato il database nazionale dell’assicurazione sanitaria e lo ha integrato con gli archivi dell’immigrazione e della dogana, così da creare una mole di big data da analizzare successivamente. Inoltre ha attivato un sistema di segnalazione in tempo reale inteso a favorire l’identificazione dei casi, basandosi sui viaggi effettuati dai taiwanesi e i sintomi clinici registrati nel corso delle visite mediche a cui si sono sottoposti. Infine ha utilizzato nuove tecnologie come la scansione tramite codici QR e le tracce digitali degli spostamenti e dei sintomi di malattia per classificare il rischio-contagio di ciascun viaggiatore in base alla provenienza del suo volo e ai suoi itinerari negli ultimi 14 giorni. Alle persone con un basso rischio di contagiosità (nessun viaggio nelle zone classificate a rischio 3) è stato inviata via SMS un’autorizzazione sanitaria a passare il confine così da accelerare le pratiche per l’ingresso nel paese. Quelli con un rischio più alto (viaggio recente nelle zone a rischio 3) sono stati messi in quarantena a casa propria e controllati attraverso la traccia del loro cellulare per assicurarsi che rimanessero a casa nel periodo di incubazione.

Taiwan ha anche potenziato il monitoraggio del contagio ricercando attivamente i pazienti affetti da gravi sintomi respiratori (ricavandoli dal database dell’assicurazione sanitaria nazionale) e risultati negativi ai test per l’influenza e li ha sottoposti al test per il COVID-19: uno su 113 è risultato positivo. Il numero verde 1922 è stato messo a disposizione dei cittadini per segnalare sintomi e casi sospetti riferiti a se stessi o ad altri. Man mano che la malattia si espandeva questa linea ha saturato la propria capacità, per cui è stato chiesto a ogni città di creare la propria. Non sappiamo quanto sia stata utilizzata questa linea. Il governo poi ha affrontato il problema del pregiudizio nei confronti delle persone infette fornendo cibo, frequenti controlli medici e incoraggiamento alle persone in quarantena. Il piano di risposta rapida include centinaia di modalità di azione (vedi la tabella in inglese nell’Appendice).

Riconoscere la crisi

Nel 2004, l’anno successivo all’esplosione della SARS , il governo di Taiwan creò il Centro di Comando Sanitario Nazionale . Il CCSN è parte di un Sistema di gestione delle emergenze, il cui ambito è la reazione a vaste epidemie e agisce come centro di coordinamento operativo e canale di comunicazione diretta tra le autorità centrale, regionali e locali.  L’organismo ha dato vita a un sistema di direzione centrale che comprende il Centro di Coordinamento Epidemiologico, il Centro di Coordinamento Biologico per le Calamità Sanitarie, quello contro il bioterrorismo e il Centro Operativo per le Emergenze Sanitarie. (5)

Il 31 dicembre 2019, quando all’OMS è stata notificata la comparsa di una forma di polmonite di origine ignota a Wuhan, i funzionari di Taiwan hanno cominciato a far atterrare gli aerei ed esaminare i passeggeri provenienti da Wuhan, misurando loro la febbre e accertando eventuali sintomi di polmonite prima di farli scendere a terra. Già il 5 gennaio la segnalazione è stata estesa a chiunque fossa andato a Wuhan nei 14 giorni precedenti e avesse febbre o sintomi di infezione al tratto superiore dell’apparato respiratorio al rientro. I casi sospetti hanno subito accertamenti relativi a 26 virus, tra cui la SARS e la sindrome respiratoria medio-orientale (MERS). I passeggeri con febbre e tosse sono stati messi in quarantena a casa ed esaminati per capire se era necessario ricoverarli. Il 20 gennaio, quando ancora i casi di cui si aveva notizia in Cina erano rari, il Centro di Coordinamento per le Malattie di Taiwan ha attivato ufficialmente il Centro di Coordinamento Epidemiologico per il contenimento di una forma di grave polmonite infettiva sotto il coordinamento del CCSN e sotto la direzione del Ministero della Salute e del Welfare. Il Centro di Coordinamento Epidemiologico ha coordinato l’azione di diversi ministeri, tra cui Trasporti, Economia, Lavoro e Istruzione e l’amministrazione per la Protezione Ambientale, in un’ampia azione congiunta di contrasto alla crisi sanitaria incipiente.

GESTIRE LA CRISI

Nelle ultime cinque settimane (20 gennaio-24 febbraio) il CCE ha individuato e messo in campo una lista di almeno 124 azioni (vedi l’Appendice), tra cui controlli di confine aerei e marittimi, identificazione degli infetti (usando nuovi tipi di dati e nuove tecnologie), quarantena per i casi sospetti, ricerca attiva degli infetti, allocazione delle risorse (valutazione e gestione delle risorse), rassicurazione ed educazione dell’opinione pubblica e contemporaneamente lotta alla disinformazione, negoziati con altri paesi e regioni, elaborazione di misure per le scuole e gli asili, sostegno all’economia.

Controllo dei confini, individuazione dei casi e contenimento

Il 27 gennaio l’Amministrazione Nazionale dell’Assicurazione Sanitaria e l’Agenzia Nazionale per l’Immigrazione hanno incrociato i dati relativi agli spostamenti dei contagiati negli ultimi 14 giorni, ciascuno con il suo numero di assicurazione sanitaria rilasciato dalla prima, operazione portata a termine in un giorno. Il sistema di anagrafe familiare dei cittadini taiwanesi e i visti d’ingresso per gli stranieri hanno permesso al governo di tracciare gli individui ad alto rischio a causa di un recente viaggio nelle aree affette dal COVID-19. Le persone identificate come soggetti ad alto rischio (messe in quarantena domiciliare) sono state controllate elettronicamente tramite i loro cellulari. Il 30 gennaio, il database dell’Amministrazione Nazionale dell’Assicurazione Sanitaria è stato ampliato così da coprire la storia degli spostamenti negli ultimi 14 giorni dei pazienti provenienti dalla Cina, da Hong Kong e da Macao. Il 14 febbraio è stato lanciato il Sistema di Quarantena in Ingresso: i viaggiatori possono riempire, prima di partire dall’aeroporto di Taiwan o di arrivarvi, un modulo di certificazione sanitaria scansionando un codice QR, che conduce a un form su internet. Dopo la compilazione ai telefoni degli interessati viene mandata via SMS tramite un operatore telefonico locale una certificazione sanitaria valida come nulla osta, che consente a chi presenta rischi minimi di accelerare le pratiche di ingresso. Questo sistema è stato creato in 72 ore. Il 18 febbraio il governo ha annunciato che tutti gli ospedali e le farmacie di Taiwan avrebbero avuto accesso alla cronologia degli spostamenti dei pazienti.

Allocazione delle risorse: logistica e operazioni

Il Centro di Coordinamento Epidemiologico ha svolto un ruolo attivo nell’allocazione delle risorse, inclusa la fissazione dei prezzi delle mascherine e l’utilizzo di fondi pubblici e personale militare per aumentare la produzione di mascherine. Il 20 gennaio il Centro di Coordinamento per le Malattie ha annunciato che il governo aveva a disposizione una scorta di 44 milioni di mascherine, 1,9 milioni di maschere N95 e 1.100 stanze di isolamento a pressione negativa.

COMUNICAZIONE E POLITICA

Rassicurare ed educare l’opinione pubblica, combattere la disinformazione

Oltre alle conferenze stampa quotidiane del Ministero della Salute e del Welfare, il Centro di Coordinamento Epidemiologico, il vicepresidente di Taiwan e uno dei maggiori epidemiologi del paese hanno messo in onda con regolarità avvisi di pubblico interesse diramati dall’ufficio del Presidente e disponibili anche su internet. Queste comunicazioni indicavano anche quando e dove indossare la mascherina e sottolineavano l’importanza di lavarsi le mani, il rischio che facendo incetta di mascherine si impedisse agli operatori sanitari di avere adeguati rifornimenti. Il Centro di Coordinamento Epidemiologico ha anche pianificato l’assistenza alle scuole, alle imprese e messo in congedo i lavoratori (vedi Appendice).

I RISULTATI A OGGI (24 FEBBRAIO)

Dati provvisori

Il Centro di Coordinamento Epidemiologico ha comunicato col pubblico in modo chiaro e con tatto. Secondo un sondaggio della Fondazione Taiwanese per la Pubblica Opinione fatto il 17-18 febbraio intervistando un campione casuale di 1079 persone, per quanto riguarda la gestione della crisi il Ministero della Salute e del Welfare ha ottenuto un tasso di gradimento complessivo superiore all’80%, mentre il presidente e il primo ministro si sono posizionati vicino al 70%. Al 24 febbraio Taiwan ha circa 30 casi di COVID-19. Significa che è il decimo paese per numero di casi tra quelli colpiti dal virus, ma è comunque molto meno di quello che prevedevano i primi modelli, cioè che l’isola avrebbe avuto il secondo rischio più alto di importare la malatia.

Difficoltà

Il primo problema è che le comunicazioni al pubblico in tempo reale sono state diramate perlopiù in cinese mandarino e linguaggio dei segni. Aldilà del sito del Centro di Coordinamento per le Malattie non c’è stata una sufficiente comunicazione per i cittadini non taiwanesi residenti o in viaggio nell’isola. In secondo luogo mentre l’attenzione era concentrata sulle linee aeree Taiwan ha permesso di attraccare alla nave da crociera Diamond Princess e ha consentito ai suoi passeggeri di sbarcare a Keelung, vicino a Nuova Taipei, il 31 gennaio, prima che la nave ripartisse per il Giappone. In seguito si è appurato che la nave aveva a bordo numerosi passeggeri positivi. Ciò ha creato una momentanea crisi di panico e la paura si è diffusa nella comunità. Il governo allora ha pubblicato una lista di 50 luoghi che i passeggeri della nave potevano aver visitato e ha chiesto ai cittadini che potevano essere stati in contatto col gruppo in visita alla città di fare attenzione all’eventuale manifestarsi di sintomi e, se necessario, mettersi in quarantena volontaria. Tuttavia passati i 14 giorni nessuno di loro è risultato contagiato. Terzo punto: al momento non è chiaro se misure di natura così severa potranno essere mantenute fino alla fine dell’epidemia e continueranno a ricevere una così positiva accoglienza da parte dell’opinione pubblica.

Conclusioni

Il governo di Taiwan ha tratto una lezione dall’esperienza della SARS nel 2003 e istituito un meccanismo di risposta della sanità pubblica in grado di avviarsi rapidamente alla crisi successiva. Squadre di funzionari esperti e ben addestrati hanno riconosciuto in tempi brevi la crisi e attivato strutture di gestione dell’emergenza in grado di affrontare l’imminente epidemia.

Nelle situazioni di crisi o governi spesso sono costretti a prendere decisioni difficili in condizioni di incertezza e con vincoli di tempo. Tali decisioni devono essere appropriate in termini culturali e tenere conto della sensibilità della popolazione. Grazie a una diagnosi precoce della crisi in atto, alle conferenze stampa quotidiane e a semplici comunicazioni sanitarie il governo è riuscito a rassicurare la popolazione fornendo con tempismo informazioni accurate e trasparenti sull’evolvere dell’epidemia. Taiwan è un esempio di come una società possa reagire rapidamente a una crisi e proteggere gli interessi dei suoi cittadini.

Note

(1) Gardner  L. Update January 31: modeling the spreading risk of 2019-nCoV. Johns Hopkins University Center for Systems Science and Engineering. Pubblicato nel 2020; ultimo accesso 20 febbraio 2020. https://systems.jhu.edu/research/public-health/ncov-model-2

(2) Pan  T, Yeh  J. Number of Taiwanese working in China hits 10-year low. Focus Taiwan. Pubblicato il 17 dicembre 2019; ultimi accesso 21 febbraio 2020. https://focustaiwan.tw/business/201912170022

(3) Dati statistici sui cinesi impiegati all’estero nel 2018 [in cinese]. Nuove edizione. Direttorato Generale al Bilancio, 17 dicembre 2019. Ultimo accesso 21 febbraio 2020. https://www.dgbas.gov.tw/public/Attachment/91217104242H1AK10HM.pdf

(4) Wang  S, Lin  K. Foreign visitors to Taiwan up 7% in 2019. Focus Taiwan. Pubblicato il 6 gennaio 2020; ultio accesso 20 febbraio 2020. https://focustaiwan.tw/society/202001060014.

(5) NHCC [National Health Command Center]. Taiwan Centers for Disease Control. Aggiornato l’1 febbraio 2018; ultimo accesso 22 febbraio 2020. https://www.cdc.gov.tw/En/Category/MPage/gL7-bARtHyNdrDq882pJ9Q

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