PARIGI Metro in sciopero contro Macron

Ancora una volta sono i lavoratori dei trasporti a opporsi alle riforme di Macron, che, rispetto a un anno fa, quando a scioperare furono i ferrovieri, è molto più debole. Il tema stavolta sono le pensioni.

In Francia i lavoratori dei trasporti si confermano la linea più avanzata di resistenza alle politiche del presidente Emmanuel Macron. Venerdì scorso 10 linee su 16 della metropolitana parigina e due linee ferroviarie regionali sono rimaste chiuse per lo sciopero che i lavoratori del settore hanno proclamato per difendere le proprie regole pensionistiche. Le organizzazioni sindacali hanno indetto lo sciopero – probabilmente il più partecipato da quello del 2007 – per mandare un segnale al governo, proprio nel momento in cui Macron sta lanciando una delle riforme più radicali da quando è stato eletto. Il progetto del presidente francese è quello di unificare i 42 differenti regimi pensionistici attualmente in vigore in un unico sistema a punti. Il primo ministro Édouard Philippe giovedì scorso ha promesso di ascoltare i sindacati e ‘l’opinione pubblica’, cercando di rispondere alle critiche ricevute nei mesi scorsi di aver fatto orecchie da mercante rispetto all’opinione pubblica.

L’anno scorso il governo aveva resistito all’ondata di scioperi suscitata dalla riforma della SNCF, le ferrovie dello Stato francesi, ma da allora molta acqua è passata sotto i ponti, Macron si è indebolito parecchio politicamente, in parte anche a causa delle proteste scoppiate alla fine del 2018 da parte del movimento dei gilets jaunes. Per quanto quella mobilitazione si sia a poco a poco esaurita, essa ha portata a galla la rabbia diffusa nella società francese per il peggioramento degli standard di vita e per l’agenda liberista del governo. Una rabbia che il governo è consapevole di dover gestire con tutti i rischi del caso. ‘Se cominciamo a mettere mano alle pensioni è meglio muoversi con cautela’, ha ammesso il ministro delle finanze Gérald Darmanin in un’intervista a radio Europe 1. Ma nonostante le aperture al dialogo Philippe ha dichiarato di voler andare fino in fondo.

Il regime previdenziale dei dipendenti di RATP, la società di trasporti che gestisce il trasporto pubblico nella regione di Parigi, circa 60.000 addetti, permette ai conducenti dei treni e ad altre categorie di dipendenti che lavorano nella metro di andare in pensione a 52 anni, una soglia più bassa di 10 anni rispetto all’età di pensionamento che dà diritto a una pensione pubblica senza penalizzazioni. Il viceministro delle finanze Olivier Dussopt ha detto che i contributi pensionistici dei dipendenti di RATP coprono solo il 40% dell’assegno e dunque per il restante 60% pesa sulle casse dello Stato. ‘Se lo Stato smettesse di pagare l’intero sistema esploderebbe’, ha osservato. Già precedenti riforme avevano ridotto le prerogative dei lavoratori di RATP e aumentato le trattenute e previdenziali, ma oggi il timore di dover sopportare nuovi sacrifici crea tensioni tra i lavoratori. Un sondaggio Odoxa-Dentsu rivela che quasi tre francesi su 4 pensano che il governo non farà una buona riforma.

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