BERLINO Perché scioperano i tranvieri

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Dopo lo scontro sul rinnovo contrattuale dei metalmeccanici, centrato soprattutto sull’orario di lavoro, anche in Germania la lotta per il salario ritorna centrale con lo sciopero dei tranvieri della capitale il primo aprile.

Il primo aprile lo scherzo che il Senato rosso-rosso-verde di Berlino, la coalizione tra SPD, Linke e Verdi che governa il Land della capitale tedesca, ha dovuto subire è stato uno sciopero del trasporto pubblico locale. Lo sciopero, convocato lunedì dal sindacato Ver.di, ha riguardato i 14.900 dipendente della BVG (Berliner Verkehrsbetriebe), la più grande impresa di trasporto pubblico locale comunale in Germania, 2,9 milioni di passeggeri trasportati ogni giorno. Si è trattato di un Warnstreik ovvero, nella macchinosa procedura sindacale tedesca, uno ‘sciopero di avvertimento’, il terzo dopo l’inizio della trattativa per il rinnovo contrattuale e stavolta della durata di 24 ore, il più duro insomma.

La proposta dell’amministrazione di Berlino, circa 90 milioni di euro di aumento complessivo del monte salari, in media 450 euro lordi in più al mese in busta paga, giovedì ha ricevuto un secco no dalla delegazione sindacale. Per quanto la cifra, vista dall’Italia, possa sembrare un miraggio, i dipendenti della BVG lamentano di guadagnare molto meno di altri colleghi. Se ad esempio un tranviere berlinese con 10 anni di servizio guadagna in media 2.270 euro al mese, i suoi colleghi nel Land del Nordrhein-Westfalen ne guadagnano 2.700, che salgono a 2.830 in Baviera, mentre un macchinista della S-Bahn, la ferrovia sopraelevata della capitale, che non è gestita dalla BVG, a fine mese si trova 930 euro in più in busta paga, una differenza del 40%. Si tenga presente che, sempre nella capitale tedesca, un dipendente di un birrificio guadagna in media 3.500 euro al mese, mentre un operai specializzato nella copertura di tetti quasi 3.000. Sul tavolo di trattativa oltre al salari ci sono anche i tempi. Il sindacato infatti chiede una riduzione dell’orario di lavoro a 36,5 ore settimanali (a parità di stipendio). Attualmente circa metà dei dipendenti ne lavorano 39, per cui l’azienda, per accogliere la richiesta dovrebbe assumere circa 500 nuovi addetti.

Ovviamente gli stipendi vanno confrontati col costo della vita, che in Germania è decisamente più alto che in Italia. ‘Abbiamo colleghi che hanno bisogno di un aumento, sennò lo stipendi non basta loro per vivere’, spiega Jeremy Arndt di Ver.di. Del resto la politica di taglio dei costi portata avanti dalla coalizione di governo non risparmia neanche i passeggeri e la qualità del servizio: gli organici sono sotto di alcune centinaia di autisti, il tasso di dipendenti in malattia è altissimo (ebbene sì, non è un’esclusiva dell’ATAC…) e l’azienda è ricorsa addirittura ad alcuni ex dipendenti in pensione, che arrotondano l’assegno prestando servizio come autisti ausiliari per garantire la copertura dei turni. I problemi naturalmente riguardano anche i mezzi. Lo scorso inverno ad esempio i tram che mancavano per garantire il servizio sono stati cinque volte più di quelli dell’inverno precedente. Dopo l’abbandono del tavolo, giovedì scorso, e le 24 ore di sciopero, ora ci si aspetta che la trattativa riprenda entro breve, nonostante la tensione sia alta. Lo sciopero infatti era stato giudicato da parte aziendale una scelta ‘assolutamente inopportuna’.

Nelle vertenza contrattuale alla BVG a colpire sono soprattutto due aspetti, uno più politico e uno strettamente sindacale. L’aspetto politico è che mentre a livello europeo e anche in Italia prende corpo l’idea di un nuovo polo rosso-verde europeista in grado di arginare l’avanzata del ‘sovranismo’, dalla Germania ci arriva un esempio delle conseguenze concrete della vittoria di una coalizione con quelle caratteristiche sui lavoratori e sui cittadini. La seconda riflessione è che dopo gli scioperi degli insegnanti americani e quelli delle infermiere irlandesi, anche dalla Germania arriva la conferma che il salario oggi rappresenta il terreno di scontro più facilmente praticabile per il sindacato e quello su cui in particolare si concentra l’attenzione dei lavoratori. L’anno scorso la vertenza per il rinnovo contrattuale dei metalmeccanici aveva visto l’IG Metall concentrarsi piuttosto sulla questione dell’orario e sembrava suggerire che per i lavoratori della ‘locomotiva d’Europa’ al centro dell’interesse ci fossero temi diversi dalle retribuzioni. Lo sciopero alla BVG dimostra che non è così. Anche nella ricca Germania si pone il problema del salario.

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