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LONDRA ‘Linee all’asta, incidenti, autisti in fuga: è la deregulation’

Intervista a Joanne Harris (UNITE the Union)

Nell’intervista che segue Joanne Harris, lavoratrice e sindacalista dei trasporti a Londra, ci descrive la situazione del trasporto pubblico a Londra. Un quadro su cui riflettere visto che la Gran Bretagna è stata per molti versi ‘all’avanguardia’ nella liberalizzazione dei trasporti, sia su gomma che su ferro, e quindi ci offre elementi di riscontro concreti sugli effetti delle liberalizzazioni, di contro agli scenari puramente teorici (e regolarmente smentiti dai fatti) evocati da chi le liberalizzazioni le promuove. Gli scenari descritti dalla nostra intervistata sono inquietanti, sia per le condizioni di lavoro sia per il servizio e la sicurezza degli utenti.

Secondo un’analisi pubblicata qualche giorno fa sul quotidiano britannico Mirror la deregulation ha fatto crescere tariffe e profitti, mentre le compagnie di trasporto tagliano le linee e le corse effettuate dai passeggeri sono al minimo storico. Ma a Londra – aggiunge l’autore dell’articolo – la deregulation non c’è stata, per cui le corse sono raddoppiate e le aziende lucrano meno che nel resto del Regno Unito. E’ così?

Come sai la deregulation consiste nel trasferire il servizio di trasporto pubblico nelle mani di aziende private, un processo che a Londra è iniziato nel 1985 con l’emanazione della legge nota come Transport Act. Come accade nella maggior parte dei casi, quando privatizzi un servizio questo smette di funzionare nell’interesse della collettività e diventa un servizio finalizzato a far fare soldi ai soci delle compagnie che lo gestiscono. Nel caso del trasporto pubblico locale gli introiti derivanti dalla vendita dei biglietti vanno direttamente nelle casse di Transport for London (TfL), l’agenzia regolatrice pubblica, mentre le compagnie che gestiscono i bus competono tra loro per aggiudicarsi le linee mediante un sistema di gare. A Londra il problema è che proprio la competizione tra aziende private per assicurarsi uno spazio nelle strade e il traffico hanno costretto la gente a cercare altri mezzi per spostarsi. I taxi di Uber e altri concorrenti come Chariot, l’operatore americano di minibus, stanno cercando di inserirsi nel vuoto che si è creato e purtroppo ciò ha aumentato il traffico, che a sua volta spinge la gente a usare la metro o la propria auto. Da qualche anno il numero dei passeggeri e gli introiti dei bus sono in caduta libera. Ma invece di fare qualcosa per ridurre il traffico nelle strade il nostro sindaco sta tagliando i bus.

Puoi spiegare ai nostri lettori come funziona il trasporto pubblico londinese?

I bus londinesi sono gestiti in modo molto diverso dalle linee al di fuori della capitale. Le singole linee vengono mese a gara e le ditte private presentano delle offerte per aggiudicarsele. TfL sostiene che gli appalti vengono distribuiti sulla base di una lista di parametri, ma ultimamente a vincere le gare è chi presenta offerte al ribasso. Al momento sono 16 gli operatori privati e vengono controllati in modo molto rigido da TfL. Perciò il miglior mezzo per ottenere dei bonus per queste società è garantire intervalli di tempo omogenei tra i bus, in modo da rendere il servizio efficiente e la frequenza regolare, ma il problema, naturalmente, è il traffico. I mezzi utilizzano un sistema chiamato ibus che indica a ogni autista la distanza dal mezzo che lo precede ed è compito dell’autista mantenere questa distanza a prescindere dalle condizioni del traffico. Ma anche questa strategia ha le sue controindicazioni, perché in questo modo la linea viene percorsa alla velocità impressa dal mezzo più lento, spingendo molti utenti a chiedersi se arriveranno mai a destinazione. Insomma si tratta di un sistema poco funzionale e fa sì che gli autisti diventino bersaglio della rabbia dei passeggeri.

Cosa mi dici dell’occupazione, dei salari e delle condizioni di lavoro?

Attualmente sono circa 25mila gli i lavoratori dei bus a Londra. Molti di loro potrebbero raccontarti dei vecchi tempi, quando il nostro era un bel lavoro, a differenza di oggi. Una volta arrivati i privati, la ricerca del profitto ha preso il sopravvento sulla possibilità di svolgere le nostre mansioni in modo gratificante. Le retribuzioni vengono tenute basse, mentre le ore di lavoro crescono e il problema per il sindacato è come fai a batterti per le condizioni di lavoro quando hai 16 aziende, 160 differenti livelli salariali (è l’ultimo conteggio effettuato), centinaia di regolamenti e una forza-lavoro divisa. Le aziende hanno lavorato attivamente contro i sindacati utilizzando il Trade Union Bill, la legge introdotta due anni fa per limitare il potere delle organizzazioni dei lavoratori. A Londra attualmente servirebbero mille autisti in più e ogni giorno altri abbandonano il lavoro, ma le aziende non fanno nulla per rendere il lavoro accettabile e continuano ad addebitare la fuga a influenze esterne piuttosto che al modo in cui trattano i propri dipendenti. Quasi ogni giorno si ricorre allo straordinario forzato e le pause brevi per mangiare sono la regola. I controllori spesso fanno guidare i nuovi autisti più a lungo di quanto sono autorizzati a fare e minacciano chi si rifiuta di fargli rapporto se non obbedisce. Quando a gestire era London Transport i bus venivano usati non per fare profitti, ma per fornire un servizio ai passeggeri e gli autisti godevano di un buon trattamento, avevano a disposizione impianti sportivi, mense e attività regolari che servivano a tener su il morale dei dipendenti. Oggi invece le aziende badano solo a ciò che incassano.

Il tuo sindacato, UNITE, ha lanciato un allarme: I lavoratori sono preoccupati per il piano annunciato da TfL un mese fa. Perché?

Perché i tagli ai bus londinesi sono abbastanza consistentie stiamo perdendo linee e turni. Con la nuova ondata di tagli sembra che potremmo perdere 800 autobus. Come ho detto prima a Londra abbiamo carenza di autisti, per cui non ci saranno subito esuberi, ma sono già iniziati i trasferimenti, con gli autisti che quando una compagnia perde una tratta vengono spostati in altri depositi. In questo modo il tempo trascorso al volante dagli autisti si allunga. Molti di loro hanno un orario spezzato su un nastro lavorativo di 10-12 ore e questo certo non contribuisce a creare buone condizioni di lavoro pe gli autisti. Le retribuzioni sono rimaste ferme per quasi 9 anni e sembra che non miglioreranno a breve, perché i tagli stanno colpendo anche i profitti aziendali. L’unico modo che hanno le imprese per fare extra profitti insomma è colpire gli stipendi dei propri dipendenti e le loro condizioni di lavoro. L’organo di vigilanza del nostro sindaco, la London Assembly, di recente ha pubblicato un rapporto intitolato Driven to distraction (Guidato a distrarsi), che attribuisce allo stress e alla stanchezza degli autisti molti incidenti avvenuti nella Capitale. Negli ultimi due anni 12 persone sono morte in autobus o a causa di un autobus e 12mila sono rimaste ferite, ma TfL ha risposto al rapporto affermando che sono gli autisti i responsabili del proprio stress e ha completamente ignorato il problema. Poi però ha annunciato che avrebbe installato sui mezzi degli apparecchi laser in grado di scansionare gli occhi degli autisti e di far vibrare il sedile di guida nel caso si addormentino. La prossima innovazione poi sarà l’installazione di un sistema autofrenante in modo da fermare l’autobus prima che investa qualcuno o qualcosa. Da non crederci!

Inoltre ora le aziende stanno introducendo un sistema di ‘timbratura remota’ che una volta a regime permetterà agli autisti di ‘timbrare il cartellino’ ovunque, prendendo servizio dove gli viene indicato dalla sua azienda. Ciò significa che il personale amministrativo finirà in un ufficio centrale, mentre i depositi col servizio mensa interna lo perderanno e l’autista starà in giro al freddo, in attesa dell’autobus su cui effettuare il turno e non avrà un posto dove andare durante la pausa pranzo. Una situazione che vediamo avvicinarsi rapidamente.

Come è il morale tra i lavoratori? Ci dobbiamo aspettare grandi lotte?

Il morale degli autisti a Londra è molto basso, ma l’altro aspetto che conta è che sono anche molto divisi. Le aziende che incontrano difficoltà nell’assumere personale vanno all’estero a reclutare gli autisti, molti dei quali arrivano con l’obiettivo primario di lavorare e risparmiare soldi da mandare a casa, per cui del sindacato non vogliono saperne. Molti sono spaventati e non vogliono scioperare, per cui il numero degli iscritti al sindacato sta scendendo. Consapevoli di questa situazione le aziende continuano a peggiorare le condizioni di lavoro e offrono aumenti salariali molto contenuti. Spero che presto succeda qualcosa che catalizzi la reazione degli autisti, ma solo il tempo dirà se ciò può accadere.

La deregulation e la privatizzazione del trasporto pubblico locale rappresentano una tendenza globale. Come pensi che i lavoratori del settore possano condividere le proprie esperienze e unire le proprie forze?

Il solo modo in cui vedo che oggi i lavoratori del settore condividono le proprie esperienze sono i social media. Penso che abbiamo lasciato che la privatizzazione dei nostri bus avvenisse con troppa facilità. Non credo che i sindacati si rendessero realmente conto di quanto ciò avrebbe massacrato il nostro settore come poi è successo e perciò non hanno combattuto realmente contro questo processo. L’avidità che è tipica del capitalismo ha portato allo smantellamento di molti servizi in questo paese, non solo il nostro, ma anche ferrovie, acqua, energia hanno perso qualità e sono diventati più costosi. I governi che si sono succeduti hanno svenduto la maggior parte delle nostre industrie, stanno cercando di privatizzare anche la sanità e tutto questo per il profitto. Il futuro appare davvero cupo.

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